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Licenziamento senza preavviso

24 Settembre 2020
Licenziamento senza preavviso

La legge prevede che il datore di lavoro possa recedere dal contratto di lavoro rispettando il periodo di preavviso previsto del contratto collettivo.

Sei un lavoratore subordinato. Hai ricevuto una lettera di licenziamento con cui il datore di lavoro ti comunica che il rapporto di lavoro cessa con effetto immediato. Vuoi sapere se hai, in realtà, diritto al preavviso. Obbedendo al principio di libertà contrattuale, anche in un rapporto di lavoro le parti possono recedere se non hanno più interesse a portare avanti la collaborazione lavorativa.

La legge, tuttavia, prevede che sia il datore di lavoro che il lavoratore debbano comunicare il recesso rispettando il periodo di preavviso previsto dalle norme, dal contratto collettivo o dagli usi.

Sono, infatti, del tutto residuali le ipotesi in cui il datore di lavoro può intimare al lavoratore il licenziamento senza preavviso. Come vedremo, infatti, questa possibilità esiste solo in caso di licenziamento per giusta causa, determinato da una condotta gravissima del lavoratore, oppure in caso di recesso dal rapporto di lavoro durante il periodo di prova.

Che cos’è il licenziamento?

Nel diritto civile, in generale, esiste l’istituto del recesso dal contratto, ossia, la possibilità delle parti che hanno sottoscritto un contratto di porre fine all’accordo stesso, facendone cessare gli effetti. Tale facoltà è riconosciuta anche alle parti del rapporto di lavoro. In questo caso si parla di dimissioni quando l’iniziativa del recesso viene presa dal lavoratore e di licenziamento quando è, invece, il datore di lavoro a porre fine al rapporto di lavoro.

Il licenziamento, nel nostro ordinamento, deve rispettare una serie di requisiti formali e sostanziali per essere considerato legittimo.

In particolare, il licenziamento deve essere comunicato per iscritto [1] con una lettera che deve illustrare i motivi che hanno reso necessaria la cessazione del rapporto di lavoro. Infatti, il datore di lavoro non può licenziare un dipendente a suo piacimento ma può farlo solo se sussiste una giusta causa o giustificato motivo [2]. Inoltre, al pari delle dimissioni, il licenziamento può essere intimato solo rispettando il periodo di preavviso previsto dalle norme, dal contratto collettivo di lavoro oppure dagli usi [3].

Che cos’è il preavviso di licenziamento?

Il preavviso di licenziamento è, dunque, il lasso di tempo che deve intercorrere tra la comunicazione del licenziamento e l’efficacia dello stesso. Per fare un esempio, se il contratto collettivo di lavoro prevede un preavviso di licenziamento di 3 mesi e il datore di lavoro vuole far cessare il rapporto a partire dal primo ottobre dovrà comunicare il licenziamento entro il primo luglio.

Se il preavviso non viene rispettato il datore di lavoro dovrà versare al lavoratore l’indennità sostitutiva del preavviso, ossia, una somma di denaro pari alla retribuzione che il lavoratore avrebbe percepito durante il periodo di preavviso contrattuale.

La funzione del preavviso è di tutela della controparte che subisce il recesso. Grazie al preavviso, infatti, il lavoratore può contare su un certo periodo di tempo, durante il quale continua ad essere retribuito, per cercare un nuovo impiego.

Quanto dura il preavviso?

La durata del preavviso non è fissa per tutti i rapporti di lavoro.

Infatti, sono i contratti collettivi di lavoro a stabilire la durata del preavviso di licenziamento sulla base di diversi fattori come:

  • l’anzianità di servizio del dipendente;
  • il suo livello di inquadramento contrattuale.

Quando si decide di licenziare un lavoratore occorre, dunque, verificare la durata del preavviso consultando le norme del contratto collettivo che devono essere applicate alla situazione specifica del singolo dipendente.

Licenziamento senza preavviso

Ci sono, tuttavia, dei casi in cui il datore di lavoro può licenziare il dipendente con effetto immediato, senza dover rispettare il periodo di preavviso contrattuale.

Nel nostro ordinamento, allo stato attuale, questa possibilità è presente in due fattispecie:

  1. licenziamento per giusta causa [4]: quando il lavoratore pone in essere una condotta molto grave, che non consente la prosecuzione nemmeno momentanea del rapporto di lavoro, il datore di lavoro può licenziarlo in tronco, senza rispettare il periodo di preavviso. In ogni caso deve essere rispettato il procedimento disciplinare;
  2. recesso durante il periodo di prova: le parti possono apporre al contratto di lavoro un patto di prova [5]. In questo caso, durante il periodo di prova, sia il datore di lavoro che il lavoratore possono recedere dal contratto senza preavviso e senza che debba sussistere una giustificazione al recesso.

In tutti gli altri casi, invece, il licenziamento deve essere intimato rispettando il periodo di preavviso o, in alternativa, attribuendo al lavoratore l’indennità sostitutiva del preavviso.


note

[1] Art. 2, L. 604/1966.

[2] Art. 3, L. 604/1966.

[3] Art. 2118 cod. civ.

[4] Art. 2119 cod. civ.

[5] Art. 2096 cod. civ.


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