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Lo sai che? Catene di S. Antonio e le facili offerte di lavoro: dove sta il trucco

Lo sai che? Pubblicato il 2 dicembre 2013

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> Lo sai che? Pubblicato il 2 dicembre 2013

Attenzione a chi vi propone lavoretti extra, da fare anche da casa, con guadagni facili: se accettate, rischiate il carcere.

“Azienda S.p.A., leader nel suo settore, cerca personale per lavoro a tempo pieno e part time, da svolgere anche da casa. Guadagno assicurato, dalle 500 ai 3000 euro al mese. Per un colloquio gratuito telefonare a XXXXXXXXXX”.

Vi è mai successo di trovare, tra le offerte di lavoro o nella fessura della portiera dell’auto, un annuncio del genere? Sembra allettante ma sarà tutto vero? Che tipo di lavoro viene proposto?

Dietro ai bigliettini è possibile si celino truffe e la LLpT vuole segnalarvi quello che ha scoperto, provando a telefonare ai numeri presenti su alcuni di questi annunci.

Il responso, almeno per il campione di annunci analizzato, è unanime: si tratta di catene di S. Antonio. Dall’altra parte della cornetta c’è una persona che, con fare sicuro e accattivante, tesse le lodi di un certo prodotto: lo ha provato personalmente – dice – e funziona “alla grande”. È il prodotto che dovremmo promuovere, se accetteremo il lavoro. L’incarico consiste nel “condividere”. E qui, di solito, comincia una sequela di parole volte a intortare l’interlocutore. In parole povere, si tratta di reclutare persone che siano disposte a “condividere”, cioè a parlar bene del prodotto e trasferire il diritto di reclutare all’infinito. Solo sul finale del colloquio salta fuori che, per poter cominciare a lavorare, bisogna acquistare una certa quantità di prodotto, per un valore variabile: diciamo, per esempio, 150 euro. Ed ecco svelato il meccanismo: l’annuncio non è rivolto a trovare dipendenti, ma a trovare clienti. Per cominciare a lavorare, bisogna acquistare il prodotto. Ma quanto e come si guadagna? Non è dato sapere. Viene solo ribadito spesso che si guadagna senza fare niente, con facilità, e che basta reclutare due persone con cui “condividere” il prodotto. Il problema, in tal caso, è che l’attività di agente di commercio è lecita, mentre le “catene di S. Antonio” e i cosiddetti sistemi di vendita piramidale sono vietati dalla legge [1].

Più in particolare, sono vietate la promozione e la realizzazione di attività e di strutture di vendita nelle quali l’incentivo economico primario dei componenti la struttura si fonda sul reclutamento di nuovi soggetti, piuttosto che sulla loro capacità di vendere o promuovere la vendita di beni. È vietata, inoltre, la promozione o l’organizzazione di tutte quelle operazioni, quali giochi, piani di sviluppo, “catene di Sant’Antonio”, che configurano la possibilità di guadagno attraverso il puro e semplice reclutamento di altre persone e in cui il diritto a reclutare si trasferisce all’infinito, a seguito del pagamento di un corrispettivo [2].

Chiunque promuove o realizza le attività sopra citate, anche promuovendo iniziative di carattere collettivo o inducendo uno o più soggetti ad aderire o associarsi, è punito con l’arresto da sei mesi a un anno o con l’ammenda da 100.000 euro a 600.000 euro [3].

Quindi, è necessario fare attenzione: dietro una proposta di facili guadagni, potrebbe celarsi un’attività vietata dalla legge.

note

[1] L. n. 173/05.

[2] Art. 5, l. n. 173/05.

[3] Art. 7, l. n. 173/05.


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