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Stato di necessità: giustifica l’occupazione abusiva?

24 Settembre 2020 | Autore:
Stato di necessità: giustifica l’occupazione abusiva?

Invasione di terreni e di edifici: le difficoltà economiche giustificano l’occupazione abusiva dell’abitazione altrui? Stato di necessità: quando ricorre?

Purtroppo le condizioni di indigenza economica possono indurre le persone a compiere atti illegali, come ad esempio rubare dei soldi oppure occupare la casa altrui. In ipotesi del genere, in teoria potrebbe ricorrere la causa di giustificazione rappresentata dallo stato di necessità: chiunque compie un reato costrettovi dalla necessità di salvare sé o altri da un danno grave alla propria persona non può essere condannato. È proprio così? Lo stato di necessità giustifica l’occupazione abusiva?

Con questo articolo vedremo sin dove ci si può spingere quando ci si trova in condizioni economicamente disagiate. La giurisprudenza ha affrontato la questione in diverse occasioni, risolvendo casi come ad esempio quello di chi occupa l’abitazione altrui senza averne titolo oppure di chi ruba per fame. In ipotesi del genere, è giusto punire chi commette un reato perché spinto dalle proprie precarie condizioni economiche? Vediamo cosa dicono la legge e la giurisprudenza.

Cos’è lo stato di necessità?

Lo stato di necessità è una causa di giustificazione che consente di evitare la condanna a chi ha commesso un crimine.

Per la precisione, lo stato di necessità fa venir meno l’antigiuridicità della condotta; pertanto, chi ha commesso un reato spinto dallo stato di necessità in cui si trovava non potrà essere punito per la propria condotta.

Secondo la legge, non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di salvare sé od altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona, pericolo da lui non volontariamente causato, né altrimenti evitabile, sempre che il fatto sia proporzionato al pericolo [1].

Ad esempio, chi rompe il finestrino della macchina altrui e poi scappa via a bordo di essa perché inseguito da un assassino, non risponderà del reato di furto perché egli è stato costretto ad agire in quella maniera per potersi mettere in salvo.

Lo stato di necessità non corrisponde allo stato di bisogno: colui che si trova in condizioni economiche precarie difficilmente potrà invocare questa causa di giustificazione, a meno che non si trovi in imminente pericolo di vita. Proprio questo argomento è stato affrontato dalla Corte di Cassazione in merito all’occupazione dell’abitazione altrui.

Stato di necessità: si può occupare la casa altrui?

Lo stato di necessità può spingere una persona sino all’occupazione dell’immobile altrui? In altre parole, colui che si trova in condizione di precarietà tale da aver bisogno necessariamente di un tetto sopra la testa, può invadere la proprietà di altri?

Su questo tema si è pronunciata la Corte di Cassazione [2] stabilendo il principio secondo cui le difficoltà economiche e la marginalità sociale non giustificano l’occupazione abusiva di una casa.

Secondo i giudici, la povertà economica non giustifica né può rendere meno grave la decisione di occupare abusivamente una casa.

Secondo la Suprema Corte, l’illecita occupazione di un immobile è giustificata dallo stato di necessità solo in presenza di un pericolo imminente di danno grave alla persona, non potendosi legittimare, nelle ipotesi di difficoltà economica permanente, ma non connotata dal predetto pericolo, un’arbitraria soluzione delle esigenze abitative dell’occupante e della sua famiglia.

Ciò significa che, nel momento in cui la persona viola la legge al fine di evitare un danno grave, il pericolo deve essere imminente e, quindi, individuato e circoscritto nel tempo e nello spazio, non potendosi configurare l’attualità del pericolo in tutte quelle situazioni non occasionali, caratterizzate da una sorta di cronicità, essendo destinate a protrarsi nel tempo, quale appunto l’esigenza di una soluzione abitativa.

Insomma: chi occupa la casa altrui perché non ne ha una propria commette reato, se la situazione di indigenza economica in cui si trova l’occupante è duratura e stabile nel tempo, e quindi non assolve all’esigenza eccezionale e unica di mettere in salvo la propria vita o quella dei familiari.

Occupazione abitazione: quando è giustificata?

Dal principio appena espresso dalla Cassazione possiamo desumere il caso, assolutamente eccezionale, in cui è possibile entrare nell’immobile altrui senza correre il rischio di essere puniti.

Se l’indigenza economica abituale non giustifica l’occupazione di una casa, allora possiamo dire che si può invadere un’abitazione:

  • per il tempo strettamente necessario a mettere in salvo sé stessi o altri;
  • quando lo stato di bisogno è assolutamente occasionale, imprevisto e circostanziato nel tempo;
  • se l’occupazione serve ad evitare un pericolo imminente.

Ad esempio, si pensi a colui che, a causa di un truffa o di un errore giudiziario, venga sfrattato dalla propria casa e gli venga negato l’accesso per recuperare le proprie cose. Qualora questa persona non abbia alcun luogo ove trovare riparo e, durante la notte, scoppi un temporale di portata alluvionale, allora potrebbe ricorrere lo stato di necessità se l’individuo in questione, pur di mettersi in salvo dalla pioggia torrenziale, decida di occupare temporaneamente l’androne di un edificio privato.

Furto per necessità: è reato?

Quanto appena detto circa lo stato di necessità e l’occupazione della casa altrui vale anche per il furto.

Secondo la giurisprudenza [3], l’imputato non può essere assolto solo perché indigente. In pratica, il trovarsi in ristrettezze economiche, seppur gravi, non giustifica lo stato di necessità e, pertanto, non esclude il reato.

Per la precisione, secondo i giudici, la situazione di indigenza non è di per sé idonea ad integrare la scriminante dello stato di necessità per difetto degli elementi dell’attualità e dell’inevitabilità del pericolo, atteso che alle esigenze delle persone che versano in tale stato è possibile provvedere per mezzo degli istituti di assistenza sociale.

Eccezionalmente, però, può essere giustificato il furto di generi alimentari del valore di pochi euro, se ci si trova nell’imprescindibile esigenza di alimentarsi [4].


La povertà economica non giustifica né può rendere meno grave la decisione di occupare abusivamente una casa.

note

[1] Art. 54 cod. pen.

[2] Cass., sent. n. 26225 del 18 settembre 2020.

[3] Cass., sent. n. 12860/2019.

[4] Cass., sent. n. 18248/2016.

Autore immagine: Pixabay.com


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