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Tfr Inps

29 Novembre 2020
Tfr Inps

Il trattamento di fine rapporto dei lavoratori dipendenti di grandi aziende deve essere accantonato presso l’Istituto nazionale di previdenza sociale.

Sei un lavoratore dipendente. Stai valutando la possibilità di lasciare il posto di lavoro e vuoi sapere a quanto ammonta il trattamento di fine rapporto maturato sino ad oggi. Vuoi anche sapere se il fondo si trova presso il datore di lavoro o presso l’Inps.

Il trattamento di fine rapporto, chiamato comunemente liquidazione, è un istituto del diritto del lavoro italiano a cui i dipendenti sono particolarmente affezionati. La liquidazione, infatti, dà una sicurezza in più al lavoratore che, in caso di perdita del lavoro, può contare su una somma di denaro accantonata negli anni.

A partire dal 2007, per molti lavoratori italiani, il Tfr viene accantonato presso l’Inps.

Per il dipendente, tuttavia, cambia relativamente poco in quanto, nella gran parte dei casi, la liquidazione viene comunque erogata dal datore di lavoro anche per la parte di competenza dell’Inps.

Che cos’è il Tfr?

La legge prevede che in ogni ipotesi di cessazione del rapporto di lavoro subordinato al lavoratore debba essere versato il trattamento di fine rapporto [1]. Si tratta di una retribuzione differita nel tempo che viene maturata ogni anno ma viene pagata, in un’unica soluzione, solo quando il rapporto di lavoro termina.

Il datore di lavoro, infatti, per ogni lavoratore, deve accantonare annualmente una porzione di retribuzione che deve essere calcolata con i criteri forniti dalla legge.

Inoltre, l’azienda deve provvedere alla rivalutazione del Tfr al 31 dicembre di ogni anno al fine di preservarne il potere di acquisto.

La finalità della liquidazione è legata alla condizione di difficoltà economica in cui può trovarsi il dipendente una volta perso il posto di lavoro. La cessazione del rapporto di lavoro, infatti, può portare ad un periodo di difficoltà economiche per il dipendente il quale, grazie al Tfr, può contare su una somma di denaro che sarà tanto più ricca quanto più lungo è stato il rapporto di lavoro.

Come si calcola il Tfr?

Il trattamento di fine rapporto si calcola dividendo la retribuzione annuale del lavoratore per 13,5. Attraverso questo calcolo il datore di lavoro può determinare l’accantonamento anno del Tfr.

Per quanto riguarda la base di calcolo, devono essere conteggiate tutte le somme erogate al lavoratore in dipendenza del rapporto di lavoro, a titolo non meramente occasionale con la sola esclusione dei rimborsi spese. In ogni caso, è bene consultare le previsioni del contratto collettivo di lavoro in materia. Il Ccnl, infatti, può escludere alcune voci di reddito dal calcolo del Tfr.

Il Tfr accantonato, con esclusione della quota annuale, deve essere rivalutato al 31 dicembre di ogni anno con un tasso di rivalutazione composto:

  • l’1,5 % su base fissa;
  • il 75% dell’incremento dei prezzi registrato dall’Istat nell’anno precedente.

Tfr: Inps

Il Tfr deve essere accantonato e, se il rapporto di lavoro dura molti anni, può raggiungere anche entità rilevanti. È, dunque, importante per il lavoratore sapere dove si trovano fisicamente i soldi accumulati di anno in anno a titolo di liquidazione.

Per le aziende con meno di 50 dipendenti il Tfr si trova, nella maggioranza dei casi, in azienda.

Il datore di lavoro dovrà dare evidenza nelle scritture contabili della società delle quote accantonate in quanto il Tfr costituisce un debito verso i dipendenti.

La legge ha, invece, previsto che i datori di lavoro privati con più di 50 dipendenti debbano versare il Tfr accantonato presso il Fondo di tesoreria istituito presso l’Inps [2].

L’introduzione del fondo di tesoreria Inps ha una funzione di tutela verso il lavoratore.

L’accantonamento del Tfr presso il datore di lavoro, infatti, può ridurre in alcuni casi la tutela creditoria del dipendente.

La liquidazione del Tfr viene, in ogni caso, effettuata direttamente dal datore di lavoro quando ne ricorrono i presupposti, vale a dire, quando il rapporto di lavoro cessa per licenziamento, dimissioni o risoluzione consensuale del rapporto di lavoro.

L’azienda eroga dunque al dipendente anche la quota di competenza del fondo di tesoreria Inps e, se ricorrono determinate condizioni, il datore di lavoro può richiedere al fondo l’erogazione diretta del Tfr al lavoratore [3].

La stessa regola deve essere seguita per quanto riguarda le anticipazioni del Tfr che devono essere richieste sempre al datore di lavoro il quale potrà richiedere al fondo di tesoreria Inps di pagare direttamente l’anticipo al lavoratore al ricorrere di determinate condizioni.


note

[1] Art. 2120 cod. civ.

[2] L. 296/2006.

[3] Circolare Inps 21/2013.


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