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L’algoritmo del Fisco per stanare gli evasori

25 Settembre 2020 | Autore:
L’algoritmo del Fisco per stanare gli evasori

L’intelligenza artificiale rende possibili controlli potenziati grazie all’incrocio automatizzato di tutte le informazioni disponibili sui contribuenti.

Pensando al gigantesco e diffuso fenomeno dell’evasione fiscale in Italia probabilmente ti sarai chiesto cosa sta facendo il Fisco per colpire gli evasori e come mai non utilizza in maniera adeguata i potenti strumenti informatici del giorno d’oggi, che potrebbero offrire metodi efficaci per individuarli.

Il Fisco italiano è automatizzato da oltre 50 anni, ma nei decenni scorsi si basava su un sistema di controlli a posteriori, che significava intervenire quando l’evasione si era ormai verificata; come chiudere la stalla quando i buoi sono scappati.

Ma le cose stanno cambiando: di recente l’Amministrazione finanziaria, grazie anche ai recenti provvedimenti del Governo in chiave antievasione, come l’uso dei pagamenti telematici e la tracciabilità bancaria, si è dotata di nuove e potenti armi e ora arriva anche un apposito algoritmo del Fisco per stanare gli evasori.

Il segreto sta nell’incrociare nel modo opportuno tutte le informazioni disponibili su un contribuente: beni posseduti, operazioni svolte e rapporti intrattenuti con altri soggetti. I flussi telematici di tutte le comunicazioni al riguardo sono aggiornati e si può monitorare l’andamento quasi in tempo reale, intervenendo in modo tempestivo, appena scattano gli allarmi.

Per analizzare questa enorme mole di dati è indispensabile ricorrere alla potenza dei computer, che però vanno “istruiti” proprio con gli algoritmi che indicano cosa cercare e quali sono i fattori di rischio da evidenziare ai funzionari come indice di una probabile evasione.

Come l’intelligenza artificiale può aiutare il Fisco

Fatture e scontrini elettronici, dichiarazioni dei redditi, liquidazioni Iva, comunicazioni periodiche, atti registrati di trasferimento della proprietà di beni o di locazioni, operazioni bancarie di versamento, prelievo, deposito o investimento in strumenti finanziari e molto altro ancora: ormai la massima parte delle attività economiche che svolgiamo (anche come semplici consumatori, vista la diffusione dei pagamenti digitali) viene registrata negli archivi informatici alimentati dai continui flussi telematici.

Non basta più l’occhio umano per cercare, tra le decine di milioni di contribuenti italiani – persone fisiche e società – e le migliaia di miliardi di operazioni da essi svolte dove si annida la potenziale evasione. Serve l’uso dell’intelligenza artificiale per trovare relazioni tra comportamenti che, considerati isolatamente, sono neutri e sembrano innocui, ma incrociati con altri dati rivelano molto sulle capacità economiche di un soggetto.

Pensa, ad esempio, all’acquisto di un’autovettura costosa da parte di una persona che non dispone di redditi adeguati oppure a un volume d’affari di un’impresa troppo ridotto per il tipo di attività esercitata e la zona in cui viene svolta, oppure a una serie di movimentazioni bancarie che non trovano riscontro nella documentazione contabile dell’azienda o del professionista.

Finora, gli strumenti di controllo non si sono rivelati abbastanza efficaci per combattere un’evasione che complessivamente in Italia vale, secondo le stime, più di 100 miliardi all’anno. I “cervelloni” dell’Anagrafe Tributaria venivano utilizzati, ma in maniera sequenziale e non integrata, senza sfruttare tutte le potenzialità della base informativa; al massimo si arrivava a creare periodicamente alcune liste selettive di contribuenti a rischio, tra i quali scegliere chi verificare ed accertare.

Così l’Agenzia delle Entrate ultimamente ha cambiato metodo e sta mettendo a punto degli strumenti di network analysis, cioè software capaci di mettere in relazione determinate categorie di contribuenti con le informazioni che evidenziano una ricorrenza di comportamenti “pericolosi”, quelli che potrebbero nascondere una possibile evasione d’imposta.

I nuovi software antievasione

L’idea non è nuova ma adesso sembra arrivato il momento di realizzarla: il nuovo software antievasione era stato annunciato già un anno fa ma a livello di prototipo, poi l’emergenza Covid ha messo uno stop ma adesso l’Amministrazione finanziaria è tornata alla carica e affina le armi con nuove procedure automatizzate di incrocio dei dati, che alcune direzioni regionali dell’Agenzia delle Entrate stanno già sperimentando.

Il direttore dell’Agenzia, Ernesto Maria Ruffini, durante l’audizione parlamentare alle Commissioni riunite di Camera e Senato ha descritto il meccanismo del nuovo sistema: nel mirino finiscono innanzitutto le partite Iva di qualsiasi tipo, anche a livello di ditte individuali o lavoratori autonomi e professionisti, e il sistema informatizzato analizza tutti i dati che li riguardano presenti nei vari archivi che compongono l’Anagrafe Tributaria, comprese le relazioni e partecipazioni con altri soggetti.

Le elaborazioni tengono conto di questi contatti e rapporti – dai quali può emergere, ad esempio, la presenza di conti correnti “mascherati”, utilizzati sotto lo schermo di una società per compiere operazioni che interessano la sfera individuale di amministratori o soci anche occulti – e sono alimentati continuamente dai dati delle fatture elettroniche, delle dichiarazioni periodiche presentate per le varie imposte e delle operazioni bancarie realizzate nel periodo.

Quali metodi per utilizzare i dati

A questo punto, il sistema mette a punto una lista di soggetti, ordinata secondo un indice di probabilità di evasione calcolata con un punteggio attribuito dal software e i funzionari incaricati dei controlli, facilitati dall’individuazione automatica e disponendo già di una base di dati solida, potranno analizzare queste posizioni in maniera più approfondita.

Così emergeranno facilmente, ad esempio, gli scostamenti tra i dati riepilogativi dichiarati dall’esercente rispetto agli scontrini elettronici battuti e i pagamenti eseguiti dai clienti con Pos o altri strumenti tracciabili, ma anche fenomeni indicatori di frodi più consistenti e pericolose, come versamenti di capitali all’estero o forniture di merci non registrate: si pensi al frequente caso del missing trader, l’operatore economico mancante che realizza operazioni intracomunitarie fittizie senza versare l’Iva e così frodando l’Erario.

Ma l’algoritmo potrebbe operare addirittura in via anticipata, cioè in modo preventivo o, come si dice con terminologia informatica, in «funzione predittiva» delle situazioni a rischio: l’evasione potrà essere prevista prima ancora della presentazione delle dichiarazioni fiscali da parte del contribuente, e il Fisco sarà in grado di intervenire in maniera tempestiva anche bloccando i beni per garantire i pagamenti dovuti all’Erario.

La potenza di questi strumenti rispetto ai precedenti sinora utilizzati, come il redditometro che non a caso sta diventando desueto, è paragonabile a quella di una moderna autovettura rispetto a una carrozza a cavalli. A quel punto anche il tradizionale metodo dei controlli incrociati sarà superato o per meglio dire potenziato grazie all’uso dell’algoritmo che offre immense possibilità di mettere in relazione i dati di interesse, tratti da fonti diverse.

Un grosso impulso per installare a regime questi algoritmi in corso di elaborazione e sperimentazione arriverà probabilmente dalle risorse economiche che saranno rese disponibili con il Recovery Fund: i prossimi finanziamenti europei sembrano appropriati per gli ingenti investimenti in capitale umano e tecnologico che saranno necessari per introdurre su larga scala i nuovi sistemi di intelligenza artificiale in ausilio delle Agenzie fiscali (Entrate, Dogane e Monopoli, Riscossione) e che dovranno essere continuamente aggiornati per tenere il passo con l’evoluzione normativa, tecnologica e degli stessi evasori fiscali che inventano fenomeni sempre nuovi per sfuggire alla tassazione.



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