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Mantenimento: spetta anche ai figli maggiorenni?

4 Dicembre 2020 | Autore:
Mantenimento: spetta anche ai figli maggiorenni?

È obbligo del padre e della madre provvedere economicamente alla prole. Cosa succede se i figli raggiungono la maggiore età e i genitori si separano o divorziano oppure, se conviventi, interrompono la loro relazione?

Quello del mantenimento dei figli maggiorenni da parte dei genitori è una tematica di grande attualità in relazione alla quale, ciclicamente, la Suprema Corte è chiamata a intervenire. È proprio di quest’estate un’ordinanza nella quale è stato ribadito il principio per cui il mantenimento spetta anche ai figli maggiorenni, seppur entro determinati limiti. Si tratta, infatti, di uno specifico obbligo che grava sui genitori indipendentemente dalla età della prole, laddove il discrimine è rappresentato dal raggiungimento dell’autosufficienza economica.

Peraltro, tale obbligo è sancito in numerose norme giuridiche: innanzitutto, negli articoli 30 della Costituzione e 147 e successivi del codice civile, i quali prevedono il dovere di entrambi i genitori di mantenere, educare ed istruire la prole, tenendo conto delle capacità, delle inclinazioni naturali e delle aspirazioni dei figli.

Inoltre, l’articolo 315-bis del codice civile disciplina il diritto dei figli al mantenimento, all’educazione, all’istruzione, ad essere assistiti moralmente dai genitori, a tenere rapporti significativi con i parenti (vale a dire con i fratelli, i nonni, gli zii).

I figli hanno anche il diritto ad essere ascoltati in ordine alle questioni e alle procedure a loro relative se hanno compiuto dodici anni e, se sono capaci di discernimento, anche se hanno una età inferiore. Tali diritti spettano ai figli a prescindere se i genitori sono uniti in matrimonio oppure se sono conviventi.

Genitori separati o divorziati: devono mantenere i figli maggiorenni?

La legge prevede le modalità con le quali i genitori devono adempiere al loro dovere di mantenimento nei confronti dei figli durante il matrimonio o la convivenza. Pertanto, ciascun genitore ha l’obbligo di contribuire al mantenimento in proporzione alle rispettive sostanze e secondo la propria capacità di lavoro professionale e casalingo [1].

Il legislatore italiano, quindi, ha riconosciuto valore al lavoro casalingo delle donne, che la legge pone sullo stesso piano di quello professionale.

La madre casalinga dà un apporto uguale a quello del padre lavoratore professionista, anche se il suo lavoro non è stipendiato. Parimenti, la madre casalinga mantiene la prole pur non producendo alcun reddito.

L’obbligo dei genitori di provvedere al mantenimento dei figli non cessa automaticamente quando essi diventano maggiorenni ma persiste fin quando non sono indipendenti economicamente, tali da sostenersi autonomamente.

Il dovere di mantenere la prole non viene meno neanche se i genitori si separano e poi divorziano oppure se conviventi, mettono fine alla relazione. Infatti, in questi casi, il giudice, valutate le circostanze, può disporre in favore dei figli maggiorenni non indipendenti economicamente, il pagamento di un assegno periodico di mantenimento che, salvo diverse indicazioni, deve essere versato direttamente agli interessati [2].

Non esiste, quindi, alcuna norma giuridica che stabilisce la fine dell’assegno di mantenimento con il raggiungimento dei 18 anni di età dei figli, dipendendo sempre dal conseguimento dell’autosufficienza economica.

Il diritto dei figli ad essere mantenuti dai genitori va accertato dal giudice, facendo attenzione se la difficoltà degli stessi a rendersi indipendenti economicamente sia dovuta o meno a cause a loro imputabili.

In cosa consiste l’autosufficienza economica

La possibilità per i figli maggiorenni di essere mantenuti dai genitori divorziati o separati, quindi, è legata in maniera indissolubile al concetto di autosufficienza economica.

La giurisprudenza ha definito il concetto di autosufficienza economica dei figli maggiorenni statuendo che la stessa consiste nella loro capacità di provvedere autonomamente alle proprie esigenze di vita.

Non qualsiasi impiego o reddito fa venire meno l’obbligo del mantenimento, non basta, cioè, che i figli abbiano un’occupazione perché possano essere considerati economicamente indipendenti, dovendosi trattare di un lavoro stabile, non precario, tale da consentirgli un reddito corrispondente alla loro professionalità e un’appropriata collocazione nel contesto economico-sociale di riferimento, adeguata alle loro attitudini ed aspirazioni [3].

L’obbligo del mantenimento sussiste anche se esiste l’obiettivo dei figli di realizzare un progetto educativo e un percorso di formazione, nel rispetto delle proprie capacità, inclinazioni e aspirazioni, purché compatibili con le condizioni economiche dei genitori [4].

Tuttavia, il dovere dei genitori non può protrarsi all’infinito tanto che alcuni tribunali come ad esempio quello di Milano, hanno individuato nei 34 anni l’età entro la quale i figli maggiorenni non possono più pretendere di essere mantenuti dai genitori nonostante non siano autosufficienti economicamente e siano disoccupati [5].

Qual è l’altro requisito dell’obbligo di mantenimento

Oltre al mancato raggiungimento dell’indipendenza economica, l’altro presupposto per il riconoscimento dell’assegno di mantenimento in favore dei figli maggiorenni nelle ipotesi di separazione o divorzio dei genitori, è la coabitazione.

Sotto questo punto di vista, deve sussistere un collegamento stabile tra i figli e l’abitazione di uno dei genitori. Pertanto, quello che non coabita con i figli, partecipa al loro mantenimento a sostegno dell’altro genitore che, coabitando con la prole, si occupa delle loro necessità.

Non è necessario che la coabitazione sia quotidiana, potendo i figli allontanarsi dall’abitazione per motivi di studio o di lavoro. L’importante è che non si trasferiscano in un’altra città e non risultino più conviventi, perché in tal caso perderebbero il diritto al mantenimento.

Quali sono i limiti all’obbligo di mantenimento

In una recente ordinanza, la Suprema Corte ha precisato i limiti entro i quali i figli maggiorenni possono ottenere il mantenimento dei genitori.

Nella pronuncia in questione, è stato precisato che ultimato il percorso formativo prescelto (scuola secondaria, facoltà universitaria, corso di formazione professionale), i maggiorenni devono cercare di rendersi autonomi economicamente. Perciò, devono impegnarsi attivamente nella ricerca di un’occupazione, tenendo conto delle concrete opportunità offerte dal mercato del lavoro, anche ridimensionando le proprie aspirazioni.

Non possono ostinarsi ed aspettare di trovare il lavoro ritenuto più confacente alle proprie aspettative, non potendo fare affidamento sull’obbligo dei genitori di adattarsi a svolgere qualsiasi attività pur di sostentarli ad oltranza nella realizzazione di desideri ed ambizioni personali [6].

Cosa comprende l’assegno di mantenimento

L’assegno di mantenimento ai figli maggiorenni ha un contenuto ampio, comprendendo sia le spese ordinarie della vita quotidiana, ad esempio quelle relative al vitto, all’abbigliamento, ecc., sia quelle straordinarie, in particolare quelle di istruzione e formazione e finanche quelle riferite alle attività ricreative e di svago.

Per la determinazione dell’assegno di mantenimento bisogna fare riferimento al tenore di vita goduto dai figli quando i genitori convivevano, ai tempi di permanenza presso ciascun genitore, alle risorse economiche di entrambi e alle esigenze attuali della prole (aspetto abitativo, scolastico, sportivo, sanitario, morale, sociale).

Quando viene meno l’obbligo del mantenimento

I genitori sono esonerati dall’obbligo del mantenimento se riescono a dimostrare che il mancato raggiungimento dell’autosufficienza economica dipende da una negligenza o comunque da un fatto imputabile ai figli. Per cui non è dovuto l’assegno qualora i figli maggiorenni posti nelle condizioni di raggiungere l’autonomia economica, oppongano un rifiuto ingiustificato alle opportunità di lavoro offerte ovvero dimostrino una colpevole inerzia prorogando il percorso di studi senza alcun rendimento [7].

Se i figli maggiorenni, dopo avere raggiunto l’autosufficienza economica si trovano a perdere il lavoro, la sopravvenienza di circostanze che determinano l’effetto di renderli momentaneamente privi di sostentamento economico, non consente di ripristinare il diritto al mantenimento, potendo sussistere al massimo, in capo ai genitori, un obbligo alimentare [8].

Sulla base degli stessi principi, una pronuncia della Suprema Corte è giunta, invece, a conclusioni opposte, sostenendo l’obbligo del genitore di corrispondere il mantenimento ai figli qualora questi pur avendo completato il loro percorso universitario, non percepiscano introiti tali da renderli economicamente indipendenti [9].

Pertanto, l’esiguità del reddito percepito non fa venire meno l’obbligo al mantenimento ed è riservato al prudente apprezzamento del giudice valutare caso per caso, quando i figli sono da ritenersi indipendenti economicamente.

Lo stesso dicasi nell’ipotesi dei figli ancora non autosufficienti economicamente, che contraggono matrimonio, in relazione ai quali l’obbligo dei genitori di corrispondere l’assegno non viene meno automaticamente [10]. È, infatti, necessario che la cessazione del mantenimento sia stabilito in sentenza [11].

Più in generale, l’esenzione dall’obbligo di mantenimento deve sempre essere pronunciata dal giudice [12].

Nel relativo giudizio, l’onere probatorio grava sul genitore che chiede di essere esonerato dall’obbligo, il quale deve dimostrare che i figli sono divenuti autosufficienti ovvero che il mancato svolgimento di un’attività lavorativa sia a loro imputabile [13].

Mantenimento del figlio maggiorenne: chi può agire in giudizio

Dibattuta in dottrina e giurisprudenza è la questione relativa a chi spetta la legittimazione ad agire in giudizio per il riconoscimento del diritto al mantenimento dei figli maggiorenni, tenuto conto che la legge dispone il versamento del relativo assegno in favore all’avente diritto.

L’orientamento prevalente ritiene che il genitore separato o divorziato è legittimato ad ottenere dall’altro genitore il pagamento dell’assegno di mantenimento dei figli maggiorenni, ove sia con loro convivente e gli stessi siano non economicamente autosufficienti, in assenza di un’autonoma richiesta da parte di questi ultimi.


note

[1] Art. 316-bis cod. civ.

[2] Art. 337 septies cod. civ.

[3] Cass. civ., sent. n. 27377/2013, n. 18/2011, n. 14123/2011 e n. 773/2012.

[4] Cass. civ., ordinanza n. 10207 del 26.04.2017.

[5] Trib. Milano, ordinanza del 29.03.2016.

[6] Cass. civ., ordinanza n. 17183 del 14.08.2020.

[7] Cass. civ., sent. n. 4765/2002, n. 1830/2011, n. 7970/2013 e n. 1585/2014.

[8] Cass. civ, sent. n. 2171/2012, n. 5174/2012, n. 1585/2014.

[9] Cass. civ., ordinanza n. 19135 del 17.07.2019.

[10] Cass. civ., sent. n. 1830/2011.

[11] Trib. Perugia del 27.07.2015.

[12] Cass. civ, sent. n. 13184/2011 e Trib. Modena del 23.02.2011.

[13] Cass. civ, sent. n. 2289/2001 e n. 11828/2009.


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