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Processo Salvini: ecco come si è difeso sul caso Gregoretti

24 Settembre 2020 | Autore:
Processo Salvini: ecco come si è difeso sul caso Gregoretti

Ampio riassunto della memoria depositata oggi al Gup di Catania: «Nessun caso medico grave, il Governo sapeva. Sempre agito nell’interesse del Paese».

I migranti a bordo della nave Gregoretti erano al sicuro, c’era solo bisogno di tempo per trattare con l’Unione europea sul loro destino. Questo, uno dei passaggi della memoria difensiva depositata al giudice per le udienze preliminari di Catania dai difensori di Matteo Salvini in vista dell’udienza fissata per il 3 ottobre nell’ambito del processo sulla vicenda del mancato sbarco di 131 immigrati bloccati dalla Guardia costiera a bordo della Gregoretti dal 27 al 31 luglio 2019, quando Salvini era ancora ministro dell’Interno. Processo che vede imputato proprio il leader della Lega con l’accusa di sequestro di persona e rifiuto di atti di ufficio.

L’ex capo del Viminale sostiene nella memoria depositata oggi, secondo quanto riportato dalle agenzie di stampa, che a bordo della nave i medici non hanno riscontrato «dei casi sanitari gravi» e che non c’è stata alcuna illecita privazione della libertà individuale.

Tra le giustificazioni riportate nella memoria c’è anche quella secondo cui a bordo ci sarebbe stato «un Gps riconducibile agli scafisti».

Da un punto di vista politico, si afferma che nella vicenda c’era «il pieno coinvolgimento del Governo italiano», che il premier Giuseppe Conte si sarebbe impegnato «per la ricollocazione e per lo sbarco» e che la procedura seguita sarebbe stata la stessa applicata nell’autunno del 2019 sul caso Ocean Viking «quando non ero ministro dell’Interno».

C’è anche un richiamo a Luca Palamara, l’ex presidente dell’Associazione nazionale magistrati e membro del Consiglio superiore della magistratura, espulso dall’Anm dopo su un suo presunto coinvolgimento in un’indagine per corruzione: «Ricordo – sostiene Salvini – le parole di Palamara: ora bisogna attaccarlo».

Infine, il capo del Carroccio assicura nella memoria depositata al Gup di «avere sempre agito nel rispetto della Carta costituzionale e del potere del popolo sovrano».

Ecco un ampio riassunto delle 51 pagine consegnate oggi al Gup di Catania.

«Salvini – si legge nel testo – ricostruisce minuziosamente il cosiddetto ‘caso Gregoretti’, evidenziando alcuni particolari inediti, come la presenza a bordo di due scafisti, fermati dopo lo sbarco. Non solo: Salvini ribadisce che i più di 100 immigrati erano rimasti a bordo della nave, senza pericoli e con massima assistenza, solo il tempo necessario per concordare con altri Paesi europei il loro trasferimento. Il tutto nel pieno coinvolgimento del Governo italiano, tanto da rilevare il ruolo decisivo del ministero dei Trasporti nell’assegnazione del Pos (luogo di sbarco sicuro)».

«Il reato contestato a Salvini – continua la memoria dell’ex ministro dell’Interno – si sarebbe verificato dal27 al 31 luglio 2019. Il 26 luglio, la nave Gregoretti aveva a bordo 135 immigrati, risultato di due differenti operazioni di salvataggio effettuate dalle autorità italiane in acque maltesi su richiesta di La Valletta che – sotto pressione per altre operazioni analoghe – non sarebbe riuscita a garantire interventi tempestivi. In una operazione in particolare, le autorità italiane avevano provveduto all’immediato trasporto a terra di sei persone in condizioni critiche prima dell’arrivo della Gregoretti».

«Tra le 135 persone a bordo della nave, i medici non ravvisavano ‘casi sanitari gravi’ escludendo la necessità di una evacuazione medica. Il Pos è stato indicato alle 18,10 del 27 luglio 2019 dal comando generale delle Capitanerie di porto: si trattava del porto di Augusta, pontile militare Nato, che per conformazione annulla gli effetti del moto ondoso e assicura totale sicurezza. Nel frattempo, era già sbarcata a terra anche una donna incinta con la sua famiglia (marito e due figli minori), mentre la Gregoretti si trovava in acque italiane».

«Sin dalla notte del 28 luglio – si legge ancora – la nave resta ormeggiata (con assistenza e costante flusso di viveri e farmaci), e il giorno dopo sbarcano i minori così come richiesto anche dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni di Catania. A bordo non risultano episodi di insofferenza, e anzi vengono garantiti tre pasti completi al giorno con cucine in ottime condizioni igienico-sanitarie. Il 31 luglio viene fatto sbarcare un immigrato con sospetta tubercolosi e poche ore dopo (15,48) viene comunicata l’autorizzazione allo sbarco delle 115 persone ancora a bordo, operazione conclusa alle 16,53».

Secondo Salvini, «l’attesa si era resa necessaria per concordare la redistribuzione in altri Paesi europei, con il pieno coinvolgimento del governo italiano». Il leader leghista cita «per la loro nitidezza» le dichiarazioni del presidente del Consiglio Giuseppe Conte, «il quale in data 28 dicembre 2019, in occasione della conferenza stampa di fine anno, affermò: “Per quanto riguarda le ricollocazioni abbiamo sempre a livello di Presidenza, anche con l’ausilio del ministero degli Esteri, lavorato noi per ricollocare e quindi consentire poi lo sbarco”».

«Si tratta di princìpi in materia di accoglienza e di ricollocamento delineati dalle conclusioni del Consiglio europeo del 28 giugno 2018. Non a caso, la sera del 26 luglio 2019, l’ambasciatore Maurizio Massari – Rappresentante permanente dell’Italia presso l’Unione europea – informò alcuni rappresentanti della Presidenza del Consiglio e dei ministeri coinvolti circa i contatti in corso per la redistribuzione dei migranti, notiziandoli della disponibilità generica offerta da Germania, Francia, Irlanda e Lussemburgo, nonché del possibile esito positivo dei contatti con Finlandia, Portogallo, Slovenia, Lituania e altri, al contempo avvertendoli che occorreva mettere in conto il ritardo nelle risposte dovuto al weekend estivo».

Il medesimo meccanismo, secondo la memoria depositata oggi a Catania, «è stato applicato poi anche in vari episodi successivi, quando Salvini non era più al Viminale. Emblematico il caso della nave ‘Ocean Viking’, che rimase in mare dal 18 ottobre al 29 ottobre 2019 prima della concessione di un porto di sbarco in Italia, in attesa che Parigi, Berlino e Roma trovassero una soluzione. Salvini respinge con forza che possa configurarsi il sequestro di persona anche perché non si è verificata alcuna illecita privazione della libertà personale, in attesa dell’organizzazione del loro trasferimento presso la destinazione finale».

La memoria si avvia alla conclusione precisando che «è sul fronte sicurezza che l’allora ministro rivela una novità, svelando la notizia dell’anomalo ritrovamento di un dispositivo che induceva a ritenere che a bordo fossero presenti degli scafisti». Il riferimento è a un Gps, occultato in uno zainetto, verosimilmente impiegato a scopo di orientamento in mare.

Come detto, Salvini ricorda anche le intercettazioni di Luca Palamara con un altro magistrato come Paolo Auriemma. L’ex componente togato del Csm dice, riferendosi all’ex ministro dell’Interno: «Ora bisogna attaccarlo».

Le 51 pagine della memoria difensiva di Salvini finiscono così: «Concludo ricordando le parole con le quali ho assunto l’incarico di ministro dell’Interno: ho giurato di essere fedele alla Repubblica, di osservare lealmente la Costituzione e le leggi e di esercitare le mie funzioni nell’interesse esclusivo della Nazione. È con questo spirito che ho sempre agito da ministro dell’Interno, nel rispetto dei miei doveri e della volontà del popolo sovrano».



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1 Commento

  1. Se mai ci dovesse essere stato qualche politico, degno da mettere sotto processo, per la vicenda della nave Gregoretti, visto che si parla di “popolo sovrano” o “popolo bue”, dovrebbero essere quelli del PD e del M5S, per avere causato un’invasione della nazione, per ragioni meramente economiche. Sapere che, su quella nave, vi erano dei deputati del PD, è stata una rivelazione sconcertante. Pagati per svolgere compiti istituzionali quindi, ipoteticamente, per il Popolo Italiano, ed invece attuare comportamenti opposti. Per quanto riguarda Salvini e la sua cultura….. Per quanto riguarda la ricollocazione dei migranti, il Popolo Italiano, con conosce proprio per niente la propria storia, soprattutto quella coloniale, quindi non è al corrente che, l’Italia, è in debito con alcuni popoli africani per i crimini ivi commessi in quei tempi. Non sono di certo quelli che stanno arrivando da alcuni anni, i discendenti di quei popoli.

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