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Procedimento disciplinare: ammesse le giustificazioni orali?

25 Settembre 2020
Procedimento disciplinare: ammesse le giustificazioni orali?

Sanzioni e procedura interna all’azienda: nelle difese scritte, il dipendente può chiedere di essere sentito personalmente. 

Verba volant, scripta manent dicevano i latini, ma a volte un colloquio faccia a faccia può risultare più convincente di cento pagine. Questo perché il confronto verbale, oltre a consentire un contraddittorio immediato, con domande e risposte sciolte da vincoli, è più suggestivo e persuasivo. 

Lo sa bene il legislatore quando ha stabilito che, nei procedimenti disciplinari, il dipendente che voglia portare delle motivazioni a propria difesa non deve limitarsi a inviare un documento scritto ma può anche chiedere di essere sentito personalmente. 

Il punto è che, molte volte, si è dinanzi a un ripensamento e la richiesta del colloquio verbale viene avanzata solo dopo che la lettera con le giustificazioni è stata già spedita. È consentita questa forma di ripensamento? In caso di procedimento disciplinare sono ammesse le giustificazioni orali? La Cassazione si è espressa sul punto proprio di recente. Vediamo quali sono gli importanti chiarimenti offerti dalla giurisprudenza in merito.

Procedimento disciplinare: come avviene?

Tutte le volte in cui l’azienda deve infliggere una sanzione disciplinare diversa dal richiamo verbale è tenuta a comunicare in anticipo, al proprio dipendente, l’avvio del procedimento interno volto alla verifica del fatto. Lo deve fare per iscritto e senza ritardo rispetto alla commissione dell’illecito. 

Ciò che verrà formalizzato in tale comunicazione è immutabile: in altri termini, l’eventuale successiva sanzione non potrà tenere conto di altri elementi che non siano stati prima contestati al lavoratore.

Dal ricevimento della contestazione, il dipendente ha 5 giorni di tempo per presentare delle difese scritte e/o chiedere di essere sentito in un colloquio diretto con il datore di lavoro o con altra persona da lui delegata. A tale incontro non può partecipare l’avvocato dell’interessato ma, al limite, un sindacalista.

Il datore di lavoro non può decidere se accettare o meno l’incontro “faccia a faccia”: egli deve rispettare il volere del dipendente se manifestato nel termine dei cinque giorni.

Giustificazioni orali dopo le difese scritte

Al lavoratore deve essere riconosciuto un pieno esercizio del diritto di difesa e, quindi, anche la possibilità, dopo aver presentato giustificazioni scritte senza formulare alcuna richiesta di audizione orale, di maturare un ripensamento circa la maggiore adeguatezza difensiva della rappresentazione (anche) orale degli elementi di discolpa. In parole più semplici, sebbene la lettera con le difese scritte sia stata già spedita e ricevuta dall’azienda, l’interessato può chiedere, in un momento successivo – e sempre che non siano scaduti i cinque giorni di tempo dalla contestazione – di essere sentito di persona. Il datore di lavoro non può opporsi a tale richiesta.

La Cassazione precisa che l’audizione orale deve essere consentita anche nel caso in cui la relativa istanza sia stata formulata dopo che, in precedenza, il lavoratore abbia già reso le proprie giustificazioni per iscritto. 

Sanzione disciplinare prima dei cinque giorni

Secondo la Cassazione, il provvedimento disciplinare può essere legittimamente irrogato anche prima della scadenza del termine dei 5 giorni a condizione però che il lavoratore abbia esercitato pienamente il proprio diritto di difesa facendo pervenire al datore di lavoro le proprie giustificazioni per iscritto, senza manifestare alcuna esplicita riserva di ulteriori produzioni documentali o motivazioni difensive. Tuttavia, se il lavoratore dovesse farne richiesta e i cinque giorni non sono ancora scaduti, l’azienda è tenuta a procedere al colloquio orale in modo da rivedere eventualmente la propria posizione. 

Afferma la Cassazione che al lavoratore deve essere consentita la possibilità di maturare un «ripensamento» circa l’adeguatezza delle giustificazioni già rese per iscritto e, quindi, di sviluppare anche in forma orale i propri «elementi di discolpa». Né al datore compete un sindacato sulla correttezza o sulla strumentalità della richiesta di integrare le difese scritte con un’audizione orale, in quanto la realizzazione del diritto di difesa nell’ambito del procedimento disciplinare deve essere rimessa esclusivamente alle determinazioni del lavoratore.

La sentenza lascia chiaramente intendere che, nella materia disciplinare, le imprese devono muoversi sempre con la massima cautela, che in questa specifica ipotesi potrebbe, tuttavia, non risultare sufficiente.


note

[1] Cass. sent. 19846/20 del 22.09.2020.

Autore immagine: it.depositphotos.com


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