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Recuperare soldi dal datore di lavoro

1 Dicembre 2020 | Autore:
Recuperare soldi dal datore di lavoro

Come deve procedere il lavoratore per sollecitare ed ottenere il pagamento delle spettanze retributive arretrate.

In un rapporto di lavoro può capitare che il datore non sia attento nei pagamenti. è, infatti, frequente, che vengano arretrati alcuni stipendi oppure che sia rimandato il versamento puntuale della tredicesima. In queste, come in altre ipotesi, il dipendente non può che aspettare paziente il regolare versamento di quanto dovutogli. Può accadere, però, che il datore non abbia alcuna intenzione di pagare oppure che il ritardo sia intollerabile. In questo caso, il dipendente cosa deve fare per recuperare i soldi dal datore di lavoro?

Potrebbe porre questa domanda il lavoratore che non si è mai trovato in questa spiacevole situazione e che ha molti dubbi su come è meglio procedere. Ad esempio, se, prima di tutto, è il caso di sollecitare il datore con una raccomandata, se è possibile trovare una soluzione al problema con l’aiuto del sindacato oppure se è opportuno rivolgersi direttamente ad un legale per avviare un’azione giudiziale di recupero. Insomma, proseguendo nella lettura di questo articolo scioglierai i tuoi dubbi sull’argomento.

Recuperare soldi dal datore di lavoro: avviso di mora

Il primo passo da compiere per recuperare i soldi dovuti dal proprio datore di lavoro è quello di inviargli un sollecito formale di pagamento. Una mail, meglio ancora, una pec oppure una tradizionale lettera raccomandata rappresentano, infatti, il modo più semplice ed immediato per invitare il debitore al pagamento spontaneo delle spettanze retributive arretrate. Ricordati che per fare ciò non hai bisogno dell’assistenza di un avvocato, anche se un avviso di mora sottoscritto e spedito da un legale darà al tuo datore di lavoro la certezza che le tue intenzioni sono molto serie.

Recuperare soldi dal datore di lavoro: la conciliazione

La via del sollecito purtroppo non sempre conduce al risultato sperato, ma se il tuo datore non vuole pagare hai ancora la possibilità di tentare un accordo sulla vicenda, senza dover ricorrere all’azione legale. Sto parlando della conciliazione che il lavoratore può avviare in due modi:

  • la conciliazione facoltativa oppure la conciliazione ordinaria [1]. In tal caso, per recuperare i soldi dal tuo datore di lavoro, mediante, ad esempio, l’assistenza del proprio sindacato, hai la facoltà di tentare un accordo dinanzi alla commissione di conciliazione presso la Direzione Territoriale del Lavoro. Ovviamente, è importante che la controparte aderisca all’invito, altrimenti decade l’intera procedura. All’esito positivo del tentativo, otterrai un verbale che potrà avere valore di titolo esecutivo per costringere il tuo datore a pagare, anche forzatamente;
  • la conciliazione monocratica [2]. In questa ipotesi, il lavoratore presenta un’istanza all’Ispettorato del Lavoro allo scopo di risolvere la propria questione retributiva. Anche in questa circostanza, il dipendente può farsi assistere dalla propria associazione sindacale. Se il tentativo così proposto non si conclude positivamente, si aprirà un’ispezione a carico del tuo datore. Per questo motivo, egli è stimolato non solo a partecipare alla procedura, ma anche a favorirne la buona riuscita. L’accordo raggiunto sarà, quindi, verbalizzato e, su richiesta del lavoratore, reso esecutivo.

Recuperare soldi dal datore di lavoro: il decreto ingiuntivo

Se ogni tentativo bonario fallisce, la strada dell’azione legale diventa inevitabile per recuperare i soldi dal proprio datore di lavoro. Tuttavia, anche in questa circostanza, non devi temere di affrontare un lungo processo, poiché è, solitamente, possibile ottenere un decreto ingiuntivo. In pratica, con i documenti che comprovano il credito, unitamente ad un ricorso depositato dal tuo legale, è possibile ottenere un provvedimento del tribunale con il quale si ordina al datore di pagare entro il termine di 40 giorni.

Scaduto questo limite, il decreto ingiuntivo diventerà definitivo e se il debitore si ostina a non pagare, potrà essere utilizzato per recuperare forzatamente le spettanze retributive. Sappi che l’intera procedura, che ti ho appena sinteticamente descritto, dura pochi mesi. Ecco perché il procedimento per ingiunzione rappresenta l’azione legale ideale per recuperare le somme a te dovute.

Recuperare soldi dal datore di lavoro: pignoramento presso terzi

Nonostante il verbale di conciliazione o il decreto ingiuntivo, può accadere che il datore si ostini a non pagare. Si tratta di una circostanza abbastanza frequente che, però, potresti risolvere ricorrendo all’azione esecutiva. Infatti, non dimenticare che sei oramai in possesso di un titolo con il quale puoi ottenere forzatamente le tue spettanze retributive arretrate mediante come, ad esempio, un pignoramento presso terzi.

Nello specifico, con questo particolare procedimento, sei in grado di bloccare il saldo presente sul conto corrente bancario dell’azienda nella misura corrispondente al tuo credito, agli interessi maturati e alle spese legali sin lì affrontate. Si tratta soltanto di avviare questa azione che sarà introdotta dal tuo avvocato mediante un atto di citazione, per poi terminare con l’ordinanza di assegnazione delle somme presenti sul conto e pignorate. Ricorda che al buon esito del pignoramento, tra le varie azioni esecutive, quella di cui ti ho accennato è senza alcun dubbio la più semplice e la più veloce per recuperare concretamente i soldi dal datore di lavoro.


note

[1] Art. 410 cod. proc. civ.

[2] Art. 11 D.lgs n. 124/2004


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3 Commenti

  1. Ormai, ci ho perso le speranze. Quell’infame mi ha fatto lavorare caricandomi come un mulo. Si trattava di un lavoro molto impegnativo che ti spremeva tutte le energie dal punto di vista psicofisico, quindi non avevo la forza di dedicarmi ad altro nel weekend. Ero stremato e stressato psicologicamente. Poi, visto che la situazione mi aveva stancato a causa del ritardo dei pagamenti, me ne sono andato. Lui che ha fatto? Mi ha bruciato ben due mensilità. Non conveniva far nulla a livello legale. Il mio amico avvocato mi ha spiegato che con molta probabilità era nullatenente e avrei finito per perdere tempo e salute psicologica dietro questo infame. Quindi, ormai sono soldi e lavoro persi. Se ci penso ancora, mi innervosisco

  2. Ci sono soggetti che chiudono la baracca e ti mandano a casa fregandosene se hai una famiglia, una casa e delle spese da sostenere. E poi se ne partono chissà dove e tu resti senza più nulla.

  3. Ad oggi, penso che non bisogna lasciarsi sfruttare professionalmente. Dopo tanto tempo, il mio ex datore di lavoro dopo una causa mi ha ripagato quel che mi doveva. Ogni tanto, la giustizia segue il suo corso. Ogni tanto, una gioia

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