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Chi paga l’avvocato?

27 Settembre 2020
Chi paga l’avvocato?

Come funziona la parcella del legale, chi deve pagarla: la condanna alle spese e la compensazione dei costi del giudizio. Quando non è necessario l’avvocato.

«Quando ho a che fare con gli avvocati, la prima cosa a cui penso è cosa ci perdo», dice sempre un mio amico.

Perché devo pagare l’avvocato se ho ragione? Se è vero che il diritto alla difesa è riconosciuto dalla Costituzione, perché lo Stato non mette a disposizione di tutti un avvocato gratuito come con il medico di famiglia? E perché poi, se per fare una denuncia penale non bisogna pagare alcunché, quando invece si tratta di una causa civile bisogna anticipare le spese?

Sono domande tipiche che ci si fa quando si è alle prese, per la prima volta, con la giustizia. Domande che purtroppo non sempre hanno una risposta per come si vorrebbe. Ed ecco allora che, il più delle volte, si rinuncia alla giustizia perché non si hanno soldi o comunque non si vuol rischiare.

Bisogna però fare chiarezza perché non tutto è così buio come sembra. Se vi interessa sapere chi paga l’avvocato non dovete far altro che leggere fino in fondo questo articolo. Vi spiegherò molte cose che spesso non si sanno. In questo modo, forse, alla fine della lettura, vi sentirete più sicuri e magari non guarderete più allo studio legale come a un posto da cui stare alla larga.

Quando si paga l’avvocato?

Prima di scoprire chi paga l’avvocato dobbiamo capire quando l’avvocato deve essere pagato. A costo di sembrare banali e scontati, dobbiamo dire che l’avvocato va pagato quando lavora, ossia tutte le volte in cui esercita un’attività. E il 90% delle azioni in tribunale necessitano sempre dell’avvocato.

Vediamo allora quando c’è bisogno necessariamente dell’avvocato e quando invece se ne può fare a meno.

Non dovete necessariamente avere un avvocato se fate una denuncia o una querela o se fate ricorso contro una multa. Questo non toglie che se vorrete accanto il vostro difensore, potrete farvi ricorso, ma dovrete pagargli poi il compenso.

In più, in tutte le cause davanti al giudice di pace di valore fino a 1.100 euro non c’è bisogno dell’assistenza dell’avvocato (a vostro rischio e pericolo però se non conoscete la procedura civile).

Non avete bisogno dell’avvocato neanche per chiedere all’assicurazione un risarcimento per un incidente stradale. In tal caso, infatti, la pratica può essere portata avanti dallo stesso danneggiato. In più, per prassi, anche se deciderete di farvi assistere da un professionista, questi poi sarà ricompensato dalla stessa compagnia assicuratrice che, oltre al risarcimento, vi liquiderà le spese legali che dovrete girare al vostro difensore (di solito, si tratta del 15-20% del risarcimento).

Non avete bisogno dell’avvocato per fare delle istanze al giudice come, ad esempio, l’autorizzazione ad accettare l’eredità con beneficio di inventario per conto di vostro figlio o a vendere un immobile a questi intestato.

In teoria, non avreste bisogno di un avvocato neanche per fare un atto di precetto e un successivo pignoramento: in tal caso, muniti della sentenza di condanna, potreste rivolgervi voi direttamente all’ufficiale giudiziario per pignorare i beni del vostro debitore. Ma anche in questo caso dovreste essere in grado di conoscere bene la procedura.

In generale, invece, l’avvocato è necessario per qualsiasi altra questione che abbia a che fare con il tribunale: dalle separazioni ai divorzi, dalle cause civili alle costituzioni di parte civile nei processi penali, dalle opposizioni ai decreti ingiuntivi fino ai procedimenti di mediazione obbligatoria.

E qui arrivano le note dolenti: se vi avvalete di un avvocato, dovete anche pagargli la parcella.

Chi paga la parcella dell’avvocato?

La parcella dell’avvocato va innanzitutto concordata con questi prima del conferimento dell’incarico. Il legale deve cioè fornirvi un preventivo scritto con l’indicazione del costo presumibile della causa. Il preventivo può essere modificato solo se sopraggiungono delle necessità difensive che, a conferimento del mandato, non potevano essere previste.

A questo punto, circa le modalità e i tempi di pagamento, tutto è rimesso agli accordi tra le parti. Di norma, il legale può chiedere un acconto prima dell’incarico e farsi pagare il resto alla fine, oppure concordare il pagamento della parcella a esito raggiunto.

Qui però si aggiunge un tassello molto importante: se vincete la causa potete chiedere alla controparte il rimborso delle spese legali che avete sostenuto. Ora vi spiegherò quando e come ciò è possibile.

La condanna alle spese processuali

Se è vero che l’onorario all’avvocato va anticipato – se tali sono gli accordi – dal suo cliente, per quest’ultimo però si apre la speranza di farsi rimborsare dalla controparte se questa dovesse perdere il giudizio. La legge infatti dice che, salvo casi eccezionali, il giudice, con la sentenza che chiude il processo, condanna la parte soccombente alla cosiddetta refusione delle spese legali: in pratica, le ordina di versare all’avversario un rimborso per tutte le spese vive sostenute per il giudizio (come quelle per le notifiche, i bolli, il contributo unificato) e per la parcella dovuta all’avvocato (sia che questa sia stata già versata o che debba essere ancora pagata). In questo modo, chi vince non sostiene alcuna spesa.

A questo punto, sorge un problema: se è vero che la parcella dell’avvocato viene concordata dalle parti al momento del conferimento dell’incarico, in base a quale criterio il giudice liquida le spese alla parte sconfitta? Se dovessimo addebitare a quest’ultima l’intero importo concordato tra le parti, arriveremmo al paradosso che l’avvocato potrebbe emettere una parcella sproporzionata, sapendo che la pagherà il soccombente. Chiaramente, non può essere così.

Pertanto, la legge prevede che il giudice, nel condannare la parte sconfitta a versare all’avversario le spese legali, dovrà tenere conto di alcune tabelle fissate in un decreto ministeriale del 2014 che stabilisce i compensi dovuti agli avvocati in relazione al tipo di attività da questi svolta e alla difficoltà del processo.

Naturalmente, nulla toglie, in questi casi, che l’avvocato abbia chiesto inizialmente una parcella superiore che, in tal caso, dovrà coprire il proprio cliente.

La compensazione delle spese

Dicevamo che, in casi eccezionali, il giudice potrebbe non condannare la parte soccombente a rifondere le spese legali all’avversario. Ciò succede quando la questione decisa è particolarmente controversa in giurisprudenza, quando si tratta di norme di nuova applicazione (che non hanno dato vita a precedenti) o quando, all’ultimo minuto, c’è un mutamento di interpretazione da parte della Cassazione. Infine, il giudice può evitare la condanna delle spese tutte le volte che lo ritiene opportuno dandone motivazione in sentenza.

Ebbene, che succede in questi casi? Che non c’è rimborso delle spese legali e ciascuno sostiene i costi del giudizio che ha affrontato sino ad allora e la parcella concordata con il proprio avvocato.

Avvocato a spese dello Stato

In alcuni casi, l’avvocato ve lo paga lo Stato. La legge infatti prevede il cosiddetto gratuito patrocinio per chi ha un reddito Isee inferiore a 11.493 euro annui. Il che significa poco meno di mille euro al mese. A tal fine, però, si sommano i redditi di tutti i componenti del nucleo familiare. Per cui, se una donna è disoccupata ma il marito lavora e ha un reddito superiore a tale soglia, la prima non avrà diritto al gratuito patrocinio.

I redditi dei familiari non contano quando la causa è proprio rivolta a fare causa a questi ultimi.

Se la moglie si vuol separare dal marito e quest’ultimo è occupato ma la prima no, avrà diritto al gratuito patrocinio.

Non ci sono limiti di reddito, e pertanto si può accedere sempre al gratuito patrocino, quando si tratta di persone offese dai reati di violenza sessuale, stalking, maltrattamenti contro familiari e conviventi, pratiche di mutilazione degli organi genitali femminili e nel caso di reati commessi in danno di minori.

In sintesi

Volendo sintetizzare quanto spiegato sinora, possiamo dire che:

  • quando ci si deve munire di un avvocato bisogna concordare con lui la parcella e bisogna pagarla secondo gli accordi;
  • se si vince la causa il giudice può condannare la controparte a rimborsarci delle spese legali secondo dei minimi tariffari, ma il nostro avvocato potrebbe anche chiederci di più;
  • se la questione è particolarmente delicata il giudice potrebbe disporre la compensazione delle spese e, in tal caso, non avremmo più diritto al rimborso dei costi della causa.

note

Autore immagine: it.depositphotos.com


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