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Lo sai che? Il diritto di abitazione della madre superstite prevale sul figlio che può essere mandato via di casa

Lo sai che? Pubblicato il 2 dicembre 2013

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> Lo sai che? Pubblicato il 2 dicembre 2013

Morto il padre, la madre comproprietaria può mandare via di casa la figlia che non contribuisce alle spese; il diritto del coniuge superstite prevale sul compossesso del figlio che già guadagna.

Un’interessante pronuncia, emessa di recente dal Tribunale di Taranto [1], stabilisce una regola, forse non a tutti conosciuta, nell’ambito dei rapporti tra familiari.

Il caso è questo: muore un uomo che lascia una moglie e un figlio. Quest’ultimo guadagna stabilmente ed è economicamente autonomo, ma non partecipa alle spese per la casa. Così la madre chiede al Tribunale il suo allontanamento. È lecita una tale condotta?

Per quanto potrà sembrare innaturale e, sicuramente, poco frequente, tutto ciò è possibile. Vediamo perché.

Alla morte del marito, sui beni di questi si forma una comunione tra gli eredi che, in tal caso, sono madre e figlio. Entrambi hanno, quindi, pari proprietà anche sull’abitazione familiare. Tuttavia, la moglie ha qualcosa in più rispetto al figlio: si chiama diritto di abitazione della casa comune. Questo diritto le spetta per legge. In pratica, il codice civile [2] stabilisce che spetta al coniuge superstite, anche se ci sono altri eredi, un automatico diritto:

– di abitazione sulla casa adibita a residenza familiare

– di uso sui mobili che la corredano.

Tali diritti del coniuge superstite prevalgono sui diritti degli altri contitolari dell’eredità (nel caso di specie, il figlio che vanta anche il compossesso, pro quota, dell’immobile conteso). In altre parole, la madre può mandare via di casa il figlio, se entra in contrasto con questi e, ovviamente, a condizione che quest’ultimo sia economicamente autonomo.

Quando sorge un conflitto con il genitore, il figlio ha la peggio perché, sull’abitazione e sul mobilio, non può vantare un diritto uguale a quello del genitore. Tutt’al più, il figlio può agire per lo scioglimento della comunione [3] e ottenere così la liquidazione della quota, ma sempre facendo salvo il diritto reale di abitazione della madre [4].

note

[1] Trib. Taranto sent. n. 2577/13.

[2] Art. 540 cod. civ. secondo comma.

[3] Art. 1111 cod. civ.

[4] Nel caso di specie alla figlia non giova invocare la lunga convivenza al più ha dato vita una forma di detenzione precaria, equiparabile a quella del comodatario. Spese compensate per la problematicità della controversia.

Il diritto di abitazione, sulla casa familiare, del coniuge superstite prevale sul diritto di comproprietà degli altri eredi e anche sul compossesso sulla casa medesima.


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