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Responsabilità professionale commercialista: ultime sentenze

29 Settembre 2020
Responsabilità professionale commercialista: ultime sentenze

Negligente svolgimento dell’attività professionale; giudizio di risarcimento del danno; riparto dell’onere probatorio; incarico di consulenza affidato a dottore commercialista.

Prova di inadempimento

In materia di responsabilità professionale del commercialista, una volta accertato il suo inadempimento sotto il profilo dell'”an”, occorre altresì dimostrare che la situazione lamentata avrebbe subito, per il cliente, una diversa e più favorevole evoluzione con l’uso dell’ordinaria diligenza professionale.

Tribunale Roma sez. XIII, 21/03/2016, n.5685

Inadempimento contrattuale

Nel giudizio di risarcimento del danno da inadempimento contrattuale è onere dell’attore dimostrare unicamente l’esistenza e l’efficacia del contratto, mentre è onere del convenuto dimostrare di avere adempiuto, ovvero che l’inadempimento non è dipeso da propria colpa ( nel caso di specie trattasi di contenzioso in materia di responsabilità professionale del commercialista).

Tribunale Milano sez. I, 07/01/2020, n.30

Responsabilità professionale del commercialista

È principio acquisito che il professionista commercialista debba considerarsi responsabile nei confronti del proprio cliente ai sensi degli artt. 2236 e 1176 c.c. in caso di incuria o di ignoranza di disposizioni di legge e, in genere, nei casi in cui, per negligenza, imprudenza o imperizia, comprometta la posizione del proprio assistito nei confronti dell’Erario.

Nel caso di inadempimento del professionista cui il contribuente attribuisca il compito di curare gli adempimenti fiscali, il danno risarcibile è rappresentato di norma dai maggiori oneri che il contribuente è costretto a sostenere nei confronti dell’Amministrazione quale conseguenza, causalmente rilevante, dell’errore commesso dal commercialista.

(Fattispecie relativa alla responsabilità contrattuale di un commercialista che aveva erroneamente ritenuto che la contribuente, una volta deciso di procedere alla rivalutazione del patrimonio sociale, dovesse versare al fisco, oltre alla imposta sostitutiva del 6% sul maggior valore degli immobili iscritti in bilancio secondo il valore di mercato corrente, anche una ulteriore imposta del 7%, da calcolarsi sulla plusvalenza, prevista al fine di rendere liberamente utilizzabile la riserva alla quale andava imputato in base all’art. 13 L. 342/2000 il saldo attivo risultante dalle rivalutazioni eseguite).

Tribunale Milano sez. I, 04/07/2018, n.7514

Condotta del professionista e pregiudizio del cliente

La responsabilità del prestatore di opera intellettuale nei confronti del proprio cliente per negligente svolgimento dell’attività professionale presuppone la prova del danno e del nesso causale tra la condotta del professionista ed il pregiudizio del cliente e, in particolare, trattandosi dell’attività del commercialista incaricato dell’impugnazione di un avviso di accertamento tributario, l’affermazione della responsabilità per colpa professionale implica una valutazione prognostica positiva circa il probabile esito favorevole del ricorso alla commissione tributaria, che avrebbe dovuto essere proposto e diligentemente seguito.

Cassazione civile sez. III, 26/04/2010, n.9917

Valutazione della colpa del professionista

In tema di responsabilità professionale, la valutazione relativa all’esistenza e all’entità della colpa del professionista è rimessa al giudice di merito e sindacabile in Cassazione solo sotto il profilo dell’esistenza di una motivazione completa ed adeguata.

(Nella specie, la S.C. ha ritenuto esente da vizi di motivazione la sentenza di merito che aveva affermato la responsabilità professionale del commercialista che, non avendo compiuto un esame accurato degli atti rimessigli dal cliente, aveva fatto decorrere i tempi per proporre l’opposizione dinanzi al competente giudice tributario, tenuto in considerazione anche il fatto che, all’epoca, il rito tributario non prevedeva la condanna del contribuente al pagamento delle spese processuali, e la prevedibilità di un imminente condono).

Cassazione civile sez. III, 09/06/2004, n.10966

Il conferimento dell’incarico al commercialista

In tema di responsabilità professionale di commercialisti e consulenti contabili, qualora sia in contestazione l’operato del commercialista che non abbia presentato le dichiarazioni dei redditi del contribuente, deve ritenersi implicitamente conferito, se non diversamente concordato dalle parti, il compito di procedere all’invio telematico ovvero, in alternativa, alla riconsegna della dichiarazioni dal medesimo compilate al contribuente, il quale, per un verso, viene così edotto del mancato invio e, per altro verso, può autonomamente provvedere al relativo adempimento magari rivolgendosi a un centro di assistenza autorizzato.

Tribunale Palermo sez. I, 09/05/2018, n.2186

Errato invio della dichiarazione dei redditi

Il presupposto che l’errore nella dichiarazione dei redditi sia stato fatto dalla società di consulenza non toglie la responsabilità professionale al commercialista nei confronti dei suoi clienti; l’impresa che ha il rapporto con il commercialista ha diritto ad essere risarcita per l’errore.

Cassazione civile sez. III, 13/02/2018, n.3429

Responsabilità del professionista: criteri di verifica

La responsabilità del professionista (nel caso di specie commercialista) non sussiste per il solo fatto del non corretto adempimento dell’attività professionale, occorrendo verificare se l’evento pregiudizievole lamentato dal cliente sia riconducibile alla condotta del primo, se vi sia stato effettivamente un danno e se, ove il professionista avesse tenuto il comportamento dovuto, il cliente, alla stregua di criteri probabilistici, avrebbe potuto conseguire un risultato per sé più favorevole.

Tribunale Roma sez. XI, 05/07/2017, n.13623

Obbligo di diligenza del professionista

In tema di responsabilità professionale, il dottore commercialista incaricato di una consulenza ha l’obbligo – a norma dell’art. 1176, comma 2, c.c. – non solo di fornire tutte le informazioni che siano di utilità per il cliente e rientrino nell’ambito della sua competenza, ma anche, tenuto conto della portata dell’incarico conferito, di individuare le questioni che esulino dalla stessa, informando il cliente dei limiti della propria competenza e fornendogli gli elementi necessari per assumere le proprie autonome determinazioni, eventualmente rivolgendosi ad altro professionista indicato come competente.

(In applicazione dell’anzidetto principio, la S.C. ha ritenuto la responsabilità di un commercialista, incaricato di fornire una consulenza tecnico-giuridica a seguito dell’esito infausto di un ricorso dinanzi alla commissione tributaria regionale, per non aver informato il cliente della possibilità di ricorrere per cassazione avverso la sentenza sfavorevole e della necessità di rivolgersi ad un avvocato al fine di proporre tempestivamente l’impugnazione).

Cassazione civile sez. III, 23/06/2016, n.13007

Commercialista: negligenza professionale

La responsabilità del commercialista nei confronti del proprio cliente per negligente svolgimento dell’attività professionale presuppone la prova del danno e del nesso causale fra la condotta del professionista e il pregiudizio del cliente e, in particolare, nel caso di mancata presentazione di un ricorso fiscale, implica una valutazione prognostica positiva circa il probabile esito favorevole del ricorso, che avrebbe dovuto essere proposto e diligentemente seguito.

Cassazione civile sez. III, 26/04/2010, n.9917

La polizza assicurativa per responsabilità del commercialista

In tema di assicurazione per la responsabilità civile derivante dalla attività professionale svolta da un commercialista, ai fini dell’operatività della polizza assicurativa, deve essere accertato se il comportamento posto in essere rientri nell’ambito dell’attività individuata dalla polizza come risarcibile e quindi se il danno sia stato causato dal professionista, direttamente attraverso l’attività professionale carente, o indirettamente per carenze organizzative o di diligenza del proprio studio delle quali egli indirettamente risponde, non essendo tenuto ad indicare all’assicuratore l’effettivo, materiale responsabile dell’attività dannosa, sia essa attiva o omissiva che potrebbe non essere neppure in grado di individuare con certezza.

Cassazione civile sez. III, 26/09/2017, n.22339



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