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Accertamento fiscale e contraddittorio con il contribuente

3 Dicembre 2020 | Autore:
Accertamento fiscale e contraddittorio con il contribuente

Il diritto di difendersi prima dell’emanazione dell’atto impositivo comprende dichiarazioni e produzioni di documenti: che valore hanno e come vanno utilizzati.

Un contribuente si siede al tavolo con i funzionari dell’Agenzia delle Entrate che lo hanno convocato. Esaminano fatture, estratti conto bancari, schede carburante e molta altra documentazione; così pazientemente si arriva a determinare la percentuale di ricarico e da qui ricostruire il reddito prodotto dall’attività commerciale.

La cifra emerge dai calcoli compiuti in contraddittorio con il contribuente: l’Ufficio non ha agito da solo ma ha ascoltato le sue ragioni e ha tenuto conto dei documenti prodotti. L’Amministrazione finanziaria, al termine di queste attività, basandosi sulle medie degli studi di settore, emette però ugualmente un avviso di accertamento nel quale ridetermina i ricavi e applica le conseguenti imposte.

Qual è la sorte dell’accertamento fiscale nei casi in cui vi è stato un contraddittorio con il contribuente per arrivare ai risultati? Stabilire insieme un fattore di calcolo, o anche accettarlo, non significa dover subire le conseguenze della percentuale applicata: il contribuente può sempre ricorrere avverso l’avviso di accertamento, che in determinati casi può essere annullato dal giudice tributario.

Il contraddittorio preventivo

Il contraddittorio preventivo è una fase del procedimento di accertamento dei tributi che precede l’emanazione dell’atto impositivo, cioè dell’avviso di accertamento. Serve affinché il contribuente possa esporre e far valere le sue ragioni davanti all’Amministrazione finanziaria nel momento in cui essa sta esaminando la posizione del contribuente; una sorta di difesa anticipata che in alcuni casi consente, se i motivi saranno riconosciuti validi e documentati, di evitare l’emissione dell’atto e di dover poi ricorrere al giudice per ottenerne l’annullamento.

Il contraddittorio preventivo è obbligatorio per gli accertamenti che riguardano le imposte sui redditi e le relative addizionali, l’Iva, l’Irap, i contributi previdenziali, le ritenute e le imposte sostitutive.

Per la precisione, in questi casi, è obbligatorio formulare un invito a comparire al contribuente interessato dall’accertamento, il quale avrà la facoltà di decidere se presentarsi o meno davanti ai funzionari incaricati del controllo. Talvolta, infatti, potrebbe non convenire farlo e lasciare che l’ufficio proceda da sé (leggi in proposito “L’interrogatorio delle Entrate: i rischi per il contribuente“), ma in linea generale il confronto anticipato si rivela utile: i chiarimenti e i documenti forniti dal contribuente potrebbero convincere i funzionari e farli desistere dall’emanazione dell’avviso di accertamento e se comunque intendono farlo dovranno motivare nell’atto le ragioni per le quali hanno disatteso la prospettazione fornita.

Le dichiarazioni del contribuente

Così, in tutti i casi in cui il contribuente deciderà di presentarsi aderendo all’invito del Fisco (o richiedendo egli stesso, di propria iniziativa, di essere sentito) potrà rendere dichiarazioni che, a seconda dei casi, potranno essere vantaggiose o svantaggiose: l’Agenzia, cioè, potrà utilizzarle anche a suo sfavore.

In pratica, l’Agenzia delle Entrate può interrogarti chiedendoti di dare conto di precisi elementi: spiegare gli scostamenti dalle medie degli studi di settore o Isa, documentare una certa operazione economica o finanziaria, come una vendita di merce o un accredito sul conto corrente, motivare il valore contabile attribuito al monte merci in magazzino, oppure stabilire qual è la corretta percentuale di ricarico da applicare sul costo del venduto, distinguendo tra le varie categorie di prodotti commercializzati.

Tutte queste dichiarazioni e chiarimenti, insieme alla documentazione prodotta in fase di contraddittorio, avranno un valore indiziario che potrà supportare le considerazioni svolte dall’Amministrazione nell’avviso di accertamento per fondare la propria pretesa tributaria.

Accertamento nullo senza contraddittorio

L’avviso di accertamento è nullo se il contraddittorio preventivo non viene espletato nei casi in cui è obbligatorio oppure anche quando l’Agenzia, nelle motivazioni, non indica in modo preciso perché abbia disatteso la prospettazione fornita dal contribuente e gli elementi da egli indicati o esibiti. Questo principio è stabilito dalla legge [2] in caso di verifiche fiscali, ove l’avviso non può essere emanato, salvo casi particolari, prima di 60 giorni dal momento di chiusura delle operazioni di verifica proprio per consentire al contribuente di formulare osservazioni e richieste.

Anche la giurisprudenza [3] applica questo orientamento, rilevando la lesione di specifici diritti e garanzie che comportano la nullità dell’avviso che abbia “saltato” la fase del contraddittorio oppure non abbia tenuto conto delle argomentazioni difensive del contribuente, con il quale l’Amministrazione finanziaria deve instaurare un rapporto di «leale cooperazione».

Accertamento nullo con contraddittorio

Ora, una nuova sentenza della Cassazione [4] ha stabilito che l’accertamento può essere nullo anche se il reddito è stato determinato in contraddittorio con il contribuente. Si trattava di un caso in cui il legale rappresentante di una società aveva, in fase di contraddittorio preventivo, ricostruito la percentuale di ricarico applicabile alle vendite: il dato era stato calcolato insieme all’Agenzia e il risultato era notevolmente difforme dalla media degli studi di settore valevoli nelle annualità accertate.

Ma l’Agenzia non aveva motivato adeguatamente la propria pretesa e, in particolare, non aveva tenuto conto delle ragioni addotte dal contribuente, che secondo il Collegio giustificavano l’avvenuto scostamento dagli standard applicati nell’avviso di accertamento.

Il contribuente accertato, invece, durante il contraddittorio preventivo aveva presentato per ciascuna delle voci in contestazione «fatture, assegni e altre pezze giustificative» che non erano state adeguatamente considerate nelle motivazioni dell’atto. Ma soprattutto, la Suprema Corte ha stabilito che la partecipazione dell’imprenditore ai calcoli dell’Ufficio nella determinazione del ricarico non avesse valore di accettazione dei risultati ai quali era pervenuta l’Agenzia.

In particolare, rimaneva in capo ad essa l’onere di dimostrare l’adeguatezza della percentuale di ricarico applicata, al di là del fatto che il rappresentante legale della società accertata avesse partecipato alla sua ricostruzione, fornendo alcuni elementi per determinarla, ma senza che da ciò potesse desumersi una sua condivisione della metodologia applicata e tantomeno un’accettazione della rideterminazione della base imponibile ricostruita dall’Agenzia.


note

[1] Art. 4 octies del Decreto Legge 30 aprile 2019, n. 34.

[2] Art. 12, comma 7, Legge n.212/2000 (“Statuto del contribuente“).

[3] Cass. ord. n. 17210/18 del 2 luglio 2018.

[4] Cass. ord. n. 20202/20 del 25 settembre 2020.


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