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Verbale dell’Inps: può essere contestato in giudizio?

27 Settembre 2020 | Autore:
Verbale dell’Inps: può essere contestato in giudizio?

Il lavoratore può ritrattare quanto dichiarato e verbalizzato dagli ispettori Inps, se successivamente si instaura un giudizio?

Bisogna sempre prestare la massima attenzione alle dichiarazioni rilasciate agli ispettori Inps durante le verifiche in azienda: una risposta superficiale o disattenta può costare molto caro, se da quanto dichiarato, gli ispettori deducono l’esistenza di una situazione reale ben diversa da quella formalmente denunciata dall’azienda all’istituto.

Ci si domanda allora se sia possibile ritrattare le dichiarazioni rese agli ispettori Inps, nel corso di un eventuale successivo giudizio: il lavoratore che ha rilasciato una dichiarazione spontanea può dire di essersi sbagliato e rilasciare una deposizione differente? Il verbale dell’Inps può essere contestato in giudizio?

Innanzitutto, va chiarito che verbale ispettivo dell’Inps può essere contestato dal datore di lavoro, ma non direttamente dal lavoratore, considerato che, in materia previdenziale, in relazione al rapporto lavorativo subordinato l’unico obbligato al pagamento dei contributi è il datore e non il dipendente. Di conseguenza, il lavoratore non è legittimato ad agire nei confronti dell’Inps per accertare l’esistenza del rapporto di lavoro subordinato, né può chiedere di sostituirsi al datore di lavoro nel pagamento dei contributi [1].

Al di fuori della contestazione in giudizio, le modalità di impugnazione, le tempistiche e l’ente al quale proporre ricorso differiscono in base all’oggetto del verbale ed a specifici elementi, come chiarito in un’importante circolare [2].

Osserviamo ora, nell’ipotesi in cui il verbale verta sulla natura subordinata dell’attività, qual è l’attendibilità delle dichiarazioni rese nell’immediatezza da terzi sulle modalità di svolgimento della prestazione lavorativa, qualora contrastino con le dichiarazioni espresse in giudizio. Sul punto, si è di recente espressa la Cassazione, con una nuova ordinanza [3].

Finte collaborazioni e finte partite Iva

Non sono pochi i verbali ispettivi dell’Inps basati sulla ricostruzione dell’attività lavorativa realmente svolta dai cosiddetti “finti lavoratori autonomi” e “finti co.co.co.”. Si tratta, in parole semplici, di lavoratori subordinati non denunciati all’Inps e agli enti competenti come tali, ma come collaboratori o addirittura come lavoratori autonomi, occasionali o con partita Iva.

Il verbale degli ispettori dell’Inps sulla natura subordinata dell’attività lavorativa svolta è attendibile fino a prova contraria. Con la conseguenza che le dichiarazioni rese nell’immediatezza da terzi sulle modalità di svolgimento dell’attività del dipendente sono inattaccabili anche quando contrastano con quelle espresse in giudizio.

Ad oggi, è molto difficile che un rapporto di co.co.co., cioè di collaborazione coordinata e continuativa, risulti “genuino”: in base alle nuove disposizioni del DL Salva imprese [4], difatti, si applicano al contratto parasubordinato le regole del rapporto di lavoro dipendente, se la collaborazione si concretizza in una prestazione lavorativa prevalentemente personale e continuativa. Inoltre, il coordinamento, per non contrastare con l’autonomia del collaboratore, deve essere concordato con il committente e non imposto da quest’ultimo.

Non mancano, comunque, le ipotesi in cui gli ispettori dell’Inps disconoscano la natura subordinata del rapporto: è il caso di numerosi rapporti lavorativi sorti tra familiari conviventi, o di rapporti societari “mascherati” da lavoro dipendente. Se viene ravvisata non solo l’insussistenza del rapporto di natura subordinata, ma anche il dolo nel denunciare una situazione non rispondente alla realtà, i contributi sono annullati senza il diritto ad alcun rimborso.

Ma, in giudizio, il lavoratore, che abbia o meno subito un pregiudizio dal verbale ispettivo vertente sulla natura subordinata del rapporto, può ritrattare quanto dichiarato agli ispettori Inps?

Qual è il valore di prova del verbale ispettivo Inps?

Anche nei casi in cui il lavoratore subordinato non risulti legittimato ad agire contro il verbale ispettivo dell’Inps, in quanto non obbligato al pagamento della contribuzione, può comunque essere sentito in giudizio.

Capita infatti non di rado che le dichiarazioni rese agli ispettori dai lavoratori si pongano in contrasto insanabile con le ulteriori dichiarazioni rese dagli stessi nel corso del giudizio. Tutti, per carità, possono confondersi, specie in “momenti concitati” come quelli relativi a un’ispezione in azienda: ma, a questo punto, quali dichiarazioni sono più attendibili, quelle rese durante la verifica degli ispettori o quelle rese in corso di causa, davanti al giudice?

In base a quanto statuito dalla Cassazione [4], tra le fonti di prova non c’è alcuna relazione di gerarchia, fatta eccezione per il giuramento, a cui è attribuito valore di prova legale. Spetta dunque al giudice di merito il potere di valutare le prove secondo il suo prudente apprezzamento.

Bisogna poi considerare che l’onere di provare i fatti alla base del debito contributivo è a carico dell’Inps: se le pretese dell’istituto si fondano sul verbale degli ispettori, questo deve essere considerato attendibile fino a prova contraria, quando esprime gli elementi su cui si basa, ad esempio se risultano in allegato le dichiarazioni rese da terzi. Il verbale resta, comunque, liberamente valutabile dal giudice in concorso con gli altri elementi di prova.

Si possono ritrattare le dichiarazioni allegate al verbale?

In base a quanto esposto, il lavoratore ha certamente la possibilità di ritrattare, o almeno di spiegare in modo completo, quanto dichiarato agli ispettori dell’Inps nel corso di una verifica in azienda.

Non è corretto, dunque, affermare che le dichiarazioni rese agli ispettori sono più attendibili di quelle rilasciate in giudizio, in quanto rese nell’immediatezza. Non è tuttavia nemmeno corretta un’applicazione letterale del principio di prevalenza della prova acquisita in giudizio rispetto alle acquisizioni delle attività ispettive.

In conclusione, spetta solo al giudice la valutazione delle dichiarazioni rese agli ispettori durante le verifiche in azienda, che ne verifica l’attendibilità unitamente agli altri elementi di prova, tra cui anche le dichiarazioni rese nel corso della causa.


note

[1] Cassazione sent.3491/2014.

[2] Circolare Inl 1/2019.

[3] Cass. ord. 19982/2020.

[4] DL 101/2019.


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