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Furto: quando c’è l’attenuante della lieve entità?

28 Settembre 2020 | Autore:
Furto: quando c’è l’attenuante della lieve entità?

Circostanza attenuante del danno di speciale tenuità: quando l’imputato ha diritto alla riduzione della pena finale? Quando la punibilità è esclusa del tutto?

Non tutti i furti sono uguali: una cosa è rubare un milione di euro, un’altra è rubare pochi spicci; una cosa è rubare un’auto, un’altra prendere una mela dal fruttivendolo e non pagarla. L’ordinamento giuridico italiano prevede alcune circostanze che definisce attenuanti; si tratta di ipotesi al ricorrere delle quali l’imputato, in caso di condanna, ha diritto a uno sconto di pena. Una di queste attenuanti ricorre quando, nei reati contro il patrimonio altrui, il danno economico provocato sia di speciale tenuità, cioè quasi irrilevante. Nel delitto di furto quando c’è l’attenuante della lieve entità?

La Corte di Cassazione è molto chiara sul punto: si può concedere una riduzione della pena solamente nelle ipotesi in cui la sottrazione illegittima del bene altrui abbia causato una perdita obbiettivamente minima, quasi irrilevante. Le eventuali condizioni di indigenza che spingono il ladro a commettere il furto, invece, devono essere prese in considerazione solamente quando il valore del bene sottratto, da solo, non appare decisivo ai fini della valutazione. Insomma: la riduzione della pena per i ladri si può concedere solamente in ipotesi in cui il danno sia davvero di speciale tenuità. Approfondiamo questo argomento.

Circostanze attenuanti: cosa sono?

Per circostanze attenuanti si intendono quelle condizioni al ricorrere delle quali l’autore del reato ha diritto a uno sconto di pena, normalmente pari a un terzo del totale.

Le circostanze attenuanti si oppongono a quelle aggravanti, le quali invece sortiscono l’effetto contrario di provocare un aumento della pena, anch’esso pari a un terzo della condanna finale.

Attenuante della lieve entità: cos’è?

La legge prevede una specifica circostanza attenuante per i reati contro il patrimonio (tipo il furto, per intenderci): si tratta del danno patrimoniale di speciale tenuità (o lieve entità).

Secondo la legge [1], spetta una riduzione della pena a chi, commettendo un delitto contro il patrimonio, abbia cagionato alla persona offesa dal reato un danno patrimoniale di speciale tenuità.

In pratica, chi ruba un oggetto di poco valore oppure effettua una truffa di qualche euro, potrebbe accedere allo sconto di pena riservato a chi cagiona un pregiudizio lievissimo, minimo, di valore economico pressoché irrisorio. Ottenere questa riduzione di pena, però, non è così facile come si possa pensare. Vediamo perché.

Furto di lieve entità: quando spetta lo sconto di pena?

Secondo la Corte di Cassazione [2], l’attenuante della speciale tenuità è applicabile solo se il danno patrimoniale è lievissimo.

Per la precisione, l’entità del pregiudizio patrimoniale arrecato dal ladro deve essere valutata prima in base al criterio oggettivo del valore del bene, e poi rispetto al danno concretamente patito dal soggetto passivo. E infatti, se normalmente rubare pochi euro è un fatto obiettivamente lieve, inidoneo ad arrecare un vero danno, in alcune circostanze anche il furtarello di pochi spiccioli potrebbe risultare molto grave per la vittima che lo ha subìto.

Si pensi a chi sottrae cinque euro a una persona che versa in precarie condizioni economiche: un furto del genere, pur se di scarsissimo valore, potrebbe avere gravi conseguenze sul derubato.

La Corte di Cassazione ricorda che per la concessione della circostanza attenuante del danno di speciale tenuità, l’entità del danno dev’essere valutata anzitutto con riferimento al criterio obiettivo del danno in sé, mentre quello soggettivo (riferito alle condizioni economiche del soggetto passivo) ha valore sussidiario e viene in considerazione soltanto quando il primo, da solo, non appare decisivo, o quando la perdita del bene, nonostante il modesto valore dello stesso, può rappresentare, in relazione alle condizioni particolarmente disagiate della persona offesa, un pregiudizio non trascurabile e quindi tale da escludere l’applicabilità dell’attenuante.

Dunque, la concessione della riduzione di pena per il ricorrere della circostanza attenuante del danno di lieve entità presuppone necessariamente che il pregiudizio cagionato sia lievissimo, ossia di valore economico pressoché irrisorio, avendo riguardo non solo al valore in sé della cosa sottratta, ma anche agli ulteriori effetti pregiudizievoli che la persona offesa abbia subìto in conseguenza della sottrazione della cosa, senza che rilevi, invece, la capacità del soggetto passivo di sopportare il danno economico derivante dal reato [3].

Furto di lieve entità: quando non è punibile?

Oltre alla possibilità di godere di uno sconto di pena, il ladro che commette un furto di lieve entità può addirittura sperare nell’esclusione totale della propria punibilità. Cosa significa? Secondo il Codice penale [4], nei reati per i quali è prevista la pena detentiva non superiore a cinque anni, ovvero la pena pecuniaria, sola o congiunta alla predetta pena, la punibilità è esclusa quando, per le modalità della condotta e per l’esiguità del danno o del pericolo, l’offesa è di particolare tenuità e il comportamento risulta non abituale.

Per la legge, l’offesa non può essere ritenuta di particolare tenuità quando l’autore ha agito per motivi abietti o futili, o con crudeltà, anche in danno di animali, oppure ha adoperato sevizie o, ancora, ha profittato delle condizioni di minorata difesa della vittima, anche in riferimento all’età della stessa ovvero quando la condotta ha cagionato o da essa sono derivate, quali conseguenze non volute, la morte o le lesioni gravissime di una persona.

L’offesa non può altresì essere ritenuta di particolare tenuità nemmeno quando si procede per delitti, puniti con una pena superiore nel massimo a due anni e sei mesi di reclusione, commessi in occasione o a causa di manifestazioni sportive, ovvero per i reati di violenza, resistenza od oltraggio a pubblico ufficiale quando questi è nell’esercizio delle proprie funzioni.

Il comportamento è abituale nel caso in cui l’autore sia stato dichiarato delinquente abituale, professionale o per tendenza ovvero abbia commesso più reati della stessa indole, anche se ciascun fatto, isolatamente considerato, sia di particolare tenuità, nonché nel caso in cui si tratti di reati che abbiano ad oggetto condotte plurime, abituali e reiterate (tipo i maltrattamenti contro i familiari, lo stalking, ecc.).

Dunque, il ladruncolo da quattro soldi che sottrae un oggetto di poco conto non solo può ottenere la concessione dell’attenuante della lieve entità, ma può perfino sperare di non essere affatto punito, se si dimostra che il fatto è stato occasionale e non ha creato alcun danno concreto alla vittima.


note

Autore immagine: Canva.com


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