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Permessi 104: si possono utilizzare per motivi personali?

4 Dicembre 2020 | Autore:
Permessi 104: si possono utilizzare per motivi personali?

I permessi retribuiti mensili possono essere richiesti solo per la cura e l’assistenza del disabile oppure sono ammesse esigenze differenti?

Sia il lavoratore riconosciuto portatore di handicap grave, sia il lavoratore che assiste un familiare nelle stesse condizioni, possono beneficiare di speciali permessi retribuiti mensili a carico dell’Inps: si tratta dei cosiddetti permessi legge 104. Entrambe le assenze, pari ad un massimo di 3 giorni al mese, consistono in un beneficio previsto dalla legge 104 del 1992, che è la legge quadro in materia di disabilità: tuttavia, nonostante questi permessi siano indennizzati allo stesso modo, vi sono sostanziali differenze tra le assenze spettanti al lavoratore disabile e quelle spettanti al dipendente che assiste un familiare portatore di handicap grave.

Una delle principali differenze consiste nella finalità di questi permessi ed è stata di recente evidenziata dalla Corte di Cassazione [1]: i permessi 104 si possono utilizzare per motivi personali? La risposta negativa sembrerebbe scontata: i permessi previsti dalla legge 104 si possono utilizzare soltanto per finalità di cura ed assistenza del disabile. Quanto affermato è sicuramente corretto in rapporto alle assenze fruite per assistere il familiare disabile, ma non lo è in relazione alle assenze che fruisce il lavoratore portatore di handicap grave [2]: questi, difatti, non è obbligato a fruire dei permessi solo per cure e terapie, ma può assentarsi anche per motivi di svago e, addirittura, collocare le assenze in modo “strategico”, ad esempio a ridosso di ponti e week-end. Ma procediamo con ordine.

Permessi legge 104 per i familiari del disabile

La legge 104 riconosce al lavoratore che assiste un familiare portatore di handicap grave il diritto di assentarsi per assisterlo, sino a un massimo di 3 giorni al mese, fruibili anche in modo frazionato.

I permessi retribuiti legge 104 spettano sia al lavoratore al quale è riconosciuto un handicap grave, in prima persona, sia al lavoratore che assiste un familiare con handicap riconosciuto in situazione di gravità.

I familiari che hanno diritto ai permessi retribuiti, nel dettaglio, sono:

  • Il padre o la madre;
  • il marito, la moglie o il partner dell’unione civile, o il convivente di fatto: si tratta del convivente more uxorio, come risultante dalla dichiarazione anagrafica (non è necessaria la firma di un patto di convivenza);
  • i parenti e affini entro il 2° grado;
  • i parenti e affini entro il 3° grado, se i genitori o il coniuge, o la parte dell’unione civile, o il convivente del disabile hanno compiuto i 65 anni, oppure sono anch’essi affetti da patologie invalidanti a carattere permanente, o sono deceduti o mancanti.

Il diritto ai permessi retribuiti può essere concesso (purché risultino dimostrate, in concreto, le specifiche esigenze di assistenza) al familiare lavoratore anche se:

  • nel nucleo familiare del disabile si trovano familiari conviventi non lavoratori idonei a prestare assistenza;
  • sono presenti altre forme di assistenza pubblica o privata (cioè se il disabile può fare ricorso alle strutture pubbliche, al cosiddetto “no profit” e al personale badante).

La finalità dei permessi resta comunque l’assistenza da prestare al familiare disabile, anche se da intendersi in senso lato: è consentito, ad esempio, svolgere delle commissioni per conto dell’assistito e, addirittura, accompagnarlo al lavoro. A questo proposito, il ministero del Lavoro ha chiarito che non è obbligatorio assistere il disabile per tutto il tempo “in presenza[3]: l’assistenza si può sostanziare anche in attività collaterali e ausiliarie rispetto all’attività lavorativa svolta dal portatore di handicap, come accompagnarlo da e verso il luogo di lavoro, o ritirare esami, pagare utenze ed effettuare attività per suo conto durante l’orario lavorativo.

Non sono invece consentite attività non collegate, nemmeno lontanamente, con l’assistenza del disabile, come partire per le vacanze, recarsi in spiaggia o andare una festa (ovviamente senza il familiare assistito) utilizzando i permessi legge 104.

Utilizzare i permessi legge 104 per motivi di svago è invece consentito se il beneficiario delle assenze è il lavoratore disabile.

Permessi legge 104 per il lavoratore disabile

A differenza di quanto previsto in relazione al congedo straordinario retribuito, i permessi legge 104 possono difatti essere fruiti non solo dal familiare che assiste il disabile, ma dallo stesso lavoratore disabile.

I permessi legge 104 spettanti al dipendente portatore di handicap grave, però, non sono finalizzati soltanto ad esigenze di cura e assistenza, ma alla tutela della salute [4] del disabile, da intendersi non solo come protezione dell’integrità fisica, ma come tutela dell’integrità psicofisica [5].

In altri termini, sono pienamente meritevoli di tutela anche le relazioni sociali e familiari del disabile, che risultano normalmente limitate dallo svolgimento dell’attività lavorativa, notevolmente più gravoso per un portatore di handicap.

Per questo, il lavoratore con grave disabilità può utilizzare i permessi legge 104 anche per finalità ricreative, in modo da recuperare lo svantaggio sociale causato dalle proprie condizioni di salute.

Non dimentichiamo che è riconosciuto portatore di handicap chi presenta una minorazione fisica, psichica o sensoriale, sia stabile che progressiva, che è causa di difficoltà di apprendimento, di relazione o di integrazione lavorativa. Le disposizioni a favore del disabile della legge 104 sono difatti preordinate a ristabilire l’equilibrio fisico e psichico del disabile, necessario per godere di un pieno inserimento nella vita sociale e familiare.

Permessi legge 104 per motivi personali

In base a quanto esposto appare chiaro che, mentre i permessi retribuiti mensili non possono essere utilizzati dai familiari del disabile per finalità totalmente scollegate all’assistenza dello stesso, il lavoratore disabile può invece utilizzare i permessi per motivi personali, familiari e anche ricreativi.

Il datore di lavoro non può sanzionarlo per questo, nemmeno se utilizza le assenze in modo da poter restare lontano dal lavoro più a lungo rispetto ai colleghi, ad esempio fruendo dei permessi nei giorni prefestivi o in modo da “fare ponte”: aumentare la durata delle assenze è infatti un modo per compensare lo svantaggio sociale che il portatore di handicap grave presenta rispetto alla generalità dei lavoratori.


note

[1] Cass. ord. 20243/2020.

[2] Art.33, Co. 6, L. 104/1992.

[3] Ministero del Lavoro, Int. 30/2010.

[4] Art. 32 Cost.

[5] Art. 87 Cod. civ.; D.lgs. 81/2008.


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