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Le Guide OSS: mansioni superiori affidate e legittimità del rifiuto di eseguirle

Le Guide Pubblicato il 3 dicembre 2013

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> Le Guide Pubblicato il 3 dicembre 2013

Operatore socio sanitario presso ospedali e cliniche: quali sono le mansioni e quando si possono rifiutare di svolgere attività che ad essi non competono.

La crisi della pubblica amministrazione coinvolge soprattutto le strutture sanitarie. Non poche volte, gli infermieri non sono sufficienti a svolgere le attività di reparto e, in loro ausilio, vengono chiamati gli operatori socio sanitari (cosiddetti OSS). Il problema che facilmente si può porre è se questi ultimi abbiano le competenze necessarie per svolgere funzioni relative a mansioni superiori.

Per comprendere i termini del problema è bene verificare i confini di tale qualifica professionale e la legittimità di un eventuale rifiuto, da parte dell’Oss, di svolgere mansioni per le quali non si sente “formato”.

L’operatore socio sanitario (OSS) viene definito come l’operatore che, a seguito dell’attestato di qualifica conseguito al termine di specifica formazione professionale, svolge attività indirizzata a soddisfare i bisogni primari della persona, nell’ambito delle proprie aree di competenza, in un contesto sia sociale che sanitario e a favorire il benessere e l’autonomia dell’utente.

Tale definizione è contenuta nell’accordo tra il Ministro della sanità, il Ministro per la solidarietà sociale e le regioni e province autonome di Trento e Bolzano, in occasione della Conferenza Stato-Regioni del 22.02.2001. Tale provvedimento oltre a definire la figura dell’OSS e fornire indicazioni essenziali per la sua formazione, si limita a individuare, molto genericamente, le sue attività e competenze. In particolare, le attività descritte sono:

1) Assistenza diretta e aiuto domestico alberghiero: l’OSS assiste la persona, in particolare non autosufficiente o allettata, nelle attività quotidiane e di igiene personale; realizza attività semplici di supporto diagnostico e terapeutico; collabora ad attività finalizzate al mantenimento delle capacità psico-fisiche residue, alla rieducazione, riattivazione, recupero funzionale; realizza attività di animazione e socializzazione di singoli e gruppi; coadiuva il personale sanitario e sociale nell‘assistenza al malato anche terminale e morente; aiuta la gestione dell’utente nel suo ambito di vita; cura la pulizia e l’igiene ambientale.

2) Intervento igienico sanitario e di carattere sociale: l’OSS osserva e collabora alla rilevazione dei bisogni e delle condizioni di rischio-danno dell’utente; collabora alla attuazione degli interventi assistenziali; valuta, per quanto di competenza, gli interventi più appropriati da proporre; collabora alla attuazione di sistemi di verifica degli interventi; riconosce ed utilizza linguaggi e sistemi di comunicazione/relazione appropriati in relazione alle condizioni operative; mette in atto relazioni-comunicazioni di aiuto con l’utente e la famiglia, per l’integrazione sociale ed il mantenimento e recupero della identità personale.
3) Supporto gestionale, organizzativo e formativo: l’OSS utilizza strumenti informativi di uso comune per la registrazione di quanto rilevato durante il servizio; collabora alla verifica della qualità del servizio; concorre, rispetto agli operatori dello stesso profilo, alla realizzazione dei tirocini e alla loro valutazione; collabora alla definizione dei propri bisogni di formazione e frequenta corsi di aggiornamento; collabora, anche nei servizi assistenziali non di ricovero, alla realizzazione di attività semplici.

Sempre lo stesso provvedimento riconosce le seguenti competenze dell’OSS:

a) Competenze tecniche

In base alle proprie competenze e in collaborazione con altre figure professionali, l’operatore socio sanitario sa attuare i piani di lavoro. È in grado di utilizzare metodologie di lavoro comuni (schede, protocolli ecc.). È in grado di collaborare con l’utente e la sua famiglia: nel governo della casa e dell’ambiente di vita, nell’igiene e cambio biancheria; nella preparazione e/o aiuto all’assunzione dei pasti; quando necessario, e a domicilio, per l’effettuazione degli acquisti; nella sanificazione e sanitizzazione ambientale. È in grado di curare la pulizia e la manutenzione di arredi e attrezzature, nonché la conservazione degli stessi e il riordino del materiale dopo l’assunzione dei pasti.

Sa curare il lavaggio, l’asciugatura e la preparazione del materiale da sterilizzare.

Sa garantire la raccolta e lo stoccaggio corretto dei rifiuti, il trasporto del materiale biologico sanitario, e dei campioni per gli esami diagnostici, secondo protocolli stabiliti.

Sa svolgere attività finalizzate all’igiene personale, al cambio della biancheria, all’espletamento delle funzioni fisiologiche, all’aiuto nella deambulazione, all’uso corretto di presidi, ausili e attrezzature, all’apprendimento e mantenimento di posture corrette.

In sostituzione e appoggio dei familiari e su indicazione del personale preposto è in grado di:
a) aiutare per la corretta assunzione dei farmaci prescritti e per il corretto utilizzo di apparecchi medicali di semplice uso; aiutare nella preparazione alle prestazioni sanitarie; osservare, riconoscere e riferire alcuni dei più comuni sintomi di allarme che l’utente può presentare (pallore, sudorazione ecc.); attuare interventi di primo soccorso; effettuare piccole medicazioni o cambio delle stesse; controllare e assistere la somministrazione delle diete; aiutare nelle attività di animazione e che favoriscono la socializzazione, il recupero ed il mantenimento di capacità cognitive e manuali; collaborare a educare al movimento e favorire movimenti di mobilizzazione semplici su singoli e gruppi; provvedere al trasporto di utenti, anche allettati, in barella carrozzella; collaborare alla composizione della salma e provvedere al suo trasferimento; utilizzare specifici protocolli per mantenere la sicurezza dell’utente, riducendo al massimo il rischio; svolgere attività di informazione sui servizi del territorio e curare il disbrigo di pratiche burocratiche; accompagnare l’utente per l’accesso ai servizi.
b) Competenze relative alle conoscenze richieste

L’OSS conosce le principali tipologie di utenti e le problematiche connesse. Conosce le diverse fasi di elaborazione dei progetti di intervento personalizzati. Riconosce per i vari ambiti, le dinamiche relazionali appropriate per rapportarsi all’utente sofferente, disorientato, agitato, demente o handicappato mentale ecc.

È in grado di riconoscere le situazioni ambientali e le condizioni dell’utente per le quali è necessario mettere in atto le differenti competenze tecniche. Conosce le modalità di rilevazione, segnalazione e comunicazione dei problemi generali e specifici relativi all’utente.
Conosce le condizioni di rischio e le più comuni sindromi da prolungato allettamento e immobilizzazione. Conosce i principali interventi semplici di educazione alla salute, rivolti agli utenti e ai loro famigliari. Conosce l’organizzazione dei servizi sociali e sanitari e quella delle reti informali.
c) Competenze relazionali

L’OSS sa lavorare in equipe. Si avvicina e si rapporta con l’utente e con la famiglia, comunicando in modo partecipativo in tutte le attività quotidiane di assistenza; sa rispondere esaurientemente, coinvolgendo e stimolando al dialogo.
È in grado di interagire, in collaborazione con il personale sanitario, con il malato morente.
Sa coinvolgere le reti informali, sa rapportarsi con le strutture sociali, ricreative, culturali dei territori.

Sa sollecitare ed organizzare momenti di socializzazione, fornendo sostegno alla partecipazione a iniziative culturali e ricreative sia sul territorio che in ambito residenziale.

È in grado di partecipare all’accoglimento dell’utente per assicurare una puntuale informazione sul servizio e sulle risorse.

È in grado di gestire la propria attività con la dovuta riservatezza ed eticità.

Affiancandosi ai tirocinanti, sa trasmettere i propri contenuti operativi.

La genericità delle mansioni

La genericità con la quale vengono descritti i compiti dell’OSS non consente, a differenza di quanto avviene per esempio per gli infermieri (categoria disciplinata da apposito decreto ministeriale), di definire specificamente le mansioni ad esso attribuite. Tanto che il provvedimento citato non parla di “mansioni” bensì di “profilo professionale” dell’OSS. Spetterebbe, infatti, alle singole regioni e agli organi direttivi delle strutture sanitarie integrare la disciplina di tale categoria professionale, definendo in maniera più chiara e dettagliata quali sono le mansioni attribuibili a un operatore socio sanitario e quali, invece, per assenza di competenze tecniche, scientifiche e sanitarie adeguate, esulano dall’ambito di azione di quest’ultimo.

In assenza di una regolamentazione specifica, è difficile stabilire in via presuntiva se una determinata azione rientri o meno tra le mansioni dell’OSS.

Il problema sussiste, in particolare, quando l’OSS presta la propria attività in ambito sanitario-ospedaliero, magari in reparti dedicati a interventi più rischiosi (per esempio quello di ostetricia/ginecologia), ed entra a far parte dell’equipe di operatori e tecnici in sala operatoria.

In queste ipotesi capita spesso che l’operatore socio sanitario si veda assegnato particolari mansioni che richiedono elevata responsabilità. In sala operatoria, infatti, l’OSS costituisce una figura di supporto agli altri operatori, in particolare agli infermieri.

Il rapporto OSS-infermiere può essere definito quasi come di subordinazione, nel senso che l’OSS può vedersi assegnare degli ordini dall’infermiere, il quale mantiene l’obbligo di supervisione e la responsabilità (cosiddetta “colpa in vigilando”).

In ogni caso l’infermiere è responsabile se affida all’OSS compiti non previsti dal profilo professionale di quest’ultimo; in particolare egli non può delegare all’OSS ciò che dovrebbe svolgere personalmente o comunque compiti che richiedono competenze e conoscenze tecniche che l’OSS non ha e non può avere per la formazione ricevuta e l’esperienza acquisita.

Nelle strutture sanitarie pubbliche capita spesso che, per carenza di personale infermieristico, gli OSS e gli operatori tecnici svolgano, a seconda delle esigenze del reparto, mansioni nuove di cui non sono stati edotti: né durante il percorso formativo né al momento dell’assunzione.

In alcuni casi si tratta di compiti manuali che non richiedono particolari competenze tecniche e sono per così dire “accessorie” rispetto a quelle ordinariamente svolte. In altri casi, invece, si tratta di compiti che esulano completamente dalla competenza dell’OSS e che, pertanto, questi può rifiutarsi di svolgere.

Il rifiuto dell’OSS a svolgere le mansioni superiori assegnategli

Da un lato, la Pubblica Amministrazione, in qualità di datrice di lavoro, può legittimamente assegnare ai dipendenti mansioni superiori rispetto a quelle proprie di questi ultimi, a condizione che ricorrano alcuni requisiti espressamente previsti dalla legge (vedi dopo).

Se però l’OSS ritiene di non avere le competenze e conoscenze adeguate a svolgere la mansione assegnatagli, formalmente o di fatto, può legittimamente rifiutarsi di eseguirla.

Questo aspetto costituisce il fulcro essenziale della tematica relativa ai compiti degli OSS e alla loro tutela giuridica e merita, pertanto, di essere approfondito.

 

Con riguardo alla legittima assegnazione di mansioni superiori

La legge [1] stabilisce che, per obiettive esigenze di servizio, il prestatore di lavoro può essere adibito a mansioni proprie della qualifica immediatamente superiore (nel caso degli OSS la qualifica immediatamente superiore è quella di infermiere) ma soltanto nei seguenti casi:

a) vacanza di posto in organico, per non più di sei mesi, prorogabili fino a dodici qualora siano state avviate le procedure per la copertura dei posti vacanti;

b) sostituzione di altro dipendente assente con diritto alla conservazione del posto, con esclusione dell’assenza per ferie, per la durata dell’assenza.

Per il periodo di effettiva prestazione, il lavoratore ha diritto al trattamento retributivo previsto per la qualifica superiore.

Qualora l’utilizzazione del dipendente sia disposta per sopperire a vacanze dei posti in organico, immediatamente, e comunque nel termine massimo di novanta giorni dalla data in cui il dipendente è assegnato alle predette mansioni, devono essere avviate le procedure per la copertura dei posti vacanti.

Si considera svolgimento di mansioni superiori, ai fini del presente articolo, soltanto l’attribuzione in modo prevalente, sotto il profilo qualitativo, quantitativo e temporale, dei compiti propri di dette mansioni.

Al di fuori delle ipotesi a) e b), è nulla l’assegnazione del lavoratore a mansioni proprie di una qualifica superiore, ma al lavoratore spetta comunque la differenza di trattamento economico con la qualifica superiore.

Con riguardo al rifiuto del lavoratore di svolgere le mansioni superiori

Pur essendo legittima, nelle ipotesi previste, l’assegnazione di mansioni superiori, il pubblico dipendente può legittimamente rifiutarsi di svolgerle laddove sussistono valide motivazioni.

Si parla al riguardo del diritto di rimostranza del lavoratore, istituto nato nell’ambito degli ordini illegittimi impartiti dal datore ed esteso anche a quelli legittimi che tuttavia il dipendente non voglia eseguire per  una serie ragioni.

A tal proposito proprio una recente sentenza della Corte di Cassazione [2] ha riconosciuto il diritto del lavoratore di rifiutarsi di svolgere mansioni superiori, quando esse esulino dalla sua qualifica e comportino responsabilità maggiori anche di tipo penale.

Un OSS potrebbe dunque rifiutarsi di svolgere quei compiti che prevedono un alto grado di competenza tecnica e la cui errata esecuzione può comportare un danno grave al paziente.

Sempre la sentenza citata dichiara illegittimo l’eventuale licenziamento del lavoratore che si è legittimamente rifiutato.

Il rifiuto, per essere valido, deve però essere espresso per iscritto agli organi dirigenziali con l’indicazione delle mansioni superiori che il lavoratore non ritiene di poter svolgere e dei fondati motivi del rifiuto.

Alla luce di quanto finora esposto, è chiaro che per legge un OSS, pur a fronte dell’assegnazione legittima per l’assenza di infermieri nel reparto, può validamente opporsi e rifiutare l’esecuzione di compiti particolarmente gravosi e caratterizzati da responsabilità maggiori nonché richiedenti specifiche  competenze tecniche che egli non ha.

Tuttavia, occorre considerare un dato di non poco rilievo. In assenza, come si accennava più sopra, di una dettagliata descrizione delle mansioni tipiche dell’OSS, vi è la difficoltà di stabilire quali siano le mansioni effettivamente “superiori”.

Di conseguenza l’OSS dovrebbe provare al direttivo dell’ospedale, nonché al giudice – qualora persista l’adibizione a compiti non rientranti nella propria qualifica e si instauri un vero e proprio giudizio -, la legittimità del proprio rifiuto.

La prova dovrebbe esplicarsi nell’individuazione delle singole mansioni con l’analitica descrizione delle competenze tecniche, scientifiche sanitarie che ogni mansione richiede e di cui l’OSS non dispone.

Finora si è discusso delle mansioni legittimante assegnate. Non c’è, però, alcun dubbio sul diritto del lavoratore di rifiutare le mansioni superiori assegnate illegittimamente, cioè affidate al di fuori delle ipotesi e oltre i limiti sopra indicati [3]. In questa ipotesi, sempre che si tratti di mansioni effettivamente superiori e lo si provi, il dipendente può contestare la violazione di legge posta in essere dal datore di lavoro.

Si ricorda, infine, che, in ogni caso di assegnazione di mansioni superiori per un determinato periodo, il lavoratore ha diritto al differente trattamento retributivo che, se non corrisposto, può legittimare il ricorso al giudice del lavoro.

note

[1] Art. 52 co. 2 del D.lgs.n.165/2001.

[2] Cass. sent. n. 17713 del 19 luglio 2013.

[3] Citato art. 52 D.lgs.n.165/2001.

Autore foto: 123rf.com


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27 Commenti

  1. mi sto diplomando , indirizzo OSS ,si studia tanto ma non posso dire che la mia preparazione può competere con quella di un infermiere ,però é un diploma e mi aspetto di fare un lavoro qualificato. Chi crea i profili professionali dovrebbe stabilire anche le mansioni , non si può fare 5 anni di superiori per andare a spazzare i giardini (con tanto di rispetto per i giardinieri )

  2. Buongiorno, io sono un’operatrice socio sanitaria e lavoro in ospedale nel reparto di emodialisi. Vorrei sapere se è di mia competenza montare( assemblaggio delle linee e metterla in concentrazione) e smontare le macchine ( reni artificiali). Premetto che non ho fatto nessun corso di aggiornamento in merito. Ringrazio anticipatamente!

  3. denunciare sempre qualsiasi abuso di professione inrìfermieristica fatto da oss.segnalare perlomeno al collegio professionale.bisogna fermare la totale anarchia nel mondo dell assistenza!!

  4. RAPPRESENTO L’ASSOCIAZIONE DEGLI OSS NAZIONALE HO BISOGHNO DI METTERMI IN CONTATTO CON IL LEGALE CHE HA REDATO LE ANALISI SULLA QUESTIONE OSS , SONO HANNI CHE DENUNCIAMO QUANTO RISPECCHIA NEI DOCUMENTI AL MINISTRO VORREI AVERE DELLE DELUCIDAZIONI IN MERITO A DEI PROSEGUIMENTI DI TUTELA TEL 3318672871

  5. innanzitutto non è vero che la legge è uguale per tutti – in seguito a ciò sostengo schiacciante la speculazione socio sanitaria sulla figura professionale operatore/ce socio sanitario nata nel 2001 in seguito ad accordi firmati e pubblicati. nel territorio nazionale ci sono strutture e servizi che ancora non forniscono il dovuto riconoscimento economico e nel contempo negli elenchi del ministero salute troviamo la figura professionale oss, il problema n. 1 è il mancato riconoscimento economico che fornisce la prima chiave di lettura sulla speculazione. il mansionario è chiaro e non lascia spazi a dubbi.

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