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Amministratore della società: l’assunzione non è valida

13 Ottobre 2014
Amministratore della società: l’assunzione non è valida

SRL: se l’amministratore si autoassume, il recupero degli stipendi è possibile solo se viene contestata la mancata esecuzione del rapporto di lavoro.

Il contratto di lavoro subordinato stipulato dall’amministratore unico di una Srl con se stesso è, di regola, annullabile perché concluso in conflitto di interessi. La società, tuttavia, non può recuperare le somme che gli ha pagato se non contesta davanti al giudice, in causa, anche la mancata esecuzione di fatto del rapporto. Lo ha deciso il tribunale di Genova in una recente sentenza [1].

 

Il caso

L’amministratore unico di una Srl aveva sottoscritto, con se stesso, un contratto di lavoro subordinato come quadro. In seguito, aveva chiesto e ottenuto un decreto ingiuntivo per il pagamento di retribuzioni non corrispostegli.

La società si è opposta giudizialmente, sostenendo la nullità o l’annullamento del contratto di lavoro subordinato perché stipulato in conflitto di interessi e chiedendo, quindi, la restituzione delle somme pagategli nel frattempo.

La legge

Il Codice civile stabilisce [2] che il contratto che il rappresentante conclude con se stesso («autocontratto») è annullabile, salvo che il rappresentato abbia autorizzato, specificatamente, l’atto o che il contenuto del contratto sia determinato in modo da escludere il conflitto d’interessi.

 

La sentenza

Se il contratto di lavoro è stato sottoscritto dall’amministratore unico e la stipulazione è avvenuta senza autorizzazione della società e in assenza di un testo predeterminato tale da escludere la possibilità di un conflitto di interessi (circostanze che l’amministratore deve provare in giudizio), il contratto è annullabile per conflitto di interessi.

L’opinione è condivisa dalla Corte di cassazione, secondo la quale il contratto concluso dal rappresentante è presuntivamente stipulato in conflitto di interessi ed è onere del rappresentante superare tale presunzione: per superare tale presunzione è necessaria una consapevole autorizzazione del rappresentato [3].

In ipotesi di un contratto concluso dall’amministratore unico di società di capitali, non sussiste separazione tra potere deliberativo e rappresentativo della volontà sociale e, pertanto, il contratto va annullato su richiesta della società [4].

Il tribunale, tuttavia, ha stabilito che non è dovuta la restituzione di quanto pagato all’amministratore per il periodo in cui le prestazioni sono state comunque effettuate, in base alla norma del codice civile secondo cui [5] l’annullamento del contratto di lavoro non ha effetto per il periodo in cui il rapporto ha avuto esecuzione.


note

[1] Trib. Genova, sent. n. 299/2014 del 17.03.2014.

[2] Art. 1395 cod. civ.

[3] Cass. sent. n. 19229/2013 e n. 4143/2012.

[4] Va applicato l’art. 1395 cod. civ.e non, invece, l’art. 2391 cod. civ., riguardante il conflitto di interessi in presenza di un consiglio di amministrazione.

[5] Art. 2126 cod. civ.

 

Autore immagine: 123rf com


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