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Anabolizzanti, doping e palestre: 7 cose da sapere

1 Ottobre 2020 | Autore:
Anabolizzanti, doping e palestre: 7 cose da sapere

Farmaci, steroidi e sostanze che alterano le prestazioni agonistiche degli atleti: si può assumere doping in palestra? L’acquisto dall’estero è legale?

Le palestre sono luoghi in cui dedicarsi alla salute e al benessere del proprio corpo (e, talvolta, anche della propria mente). In alcuni casi, però, le palestre rischiano di trasformarsi in posti adibiti allo spaccio e all’assunzione di sostanze illecite, con la possibilità di incorrere in gravi conseguenze, anche penali. Durante una seduta di allenamento, anche a te sarà capitato di assistere allo scambio di bottigliette dal contenuto sospetto o confezioni molto simili a quelle che si trovano nelle farmacie. Con questo articolo scopriremo insieme quali sono le 7 cose sa sapere su anabolizzanti, doping e palestre.

Sin da subito, possiamo dire che l’utilizzo di sostanze dopanti (quali possono essere gli anabolizzanti) non costituisce, di per sé, una condotta illecita; lo diventa, però, nel momento in cui l’atleta assume steroidi per alterare le proprie prestazioni in vista di una competizione sportiva. Al netto dei possibili danni sulla salute, dunque, anabolizzanti, doping e farmaci nelle palestre costituiscono reato se il fine è quello di modificare le prestazioni agonistiche degli atleti (pensa ai bodybuilder, ad esempio). Ovviamente, a ciò si aggiungono gli illeciti collegati alla vendita o allo spaccio di sostanze altrimenti vietate in Italia. Se l’argomento ti interessa, prosegui nella lettura: ti basteranno pochi minuti per saperne di più sull’argomento.

Anabolizzanti nelle palestre: sono legali?

Gli anabolizzanti sono sostanze sintetiche con azione simile agli ormoni maschili. Hanno per lo più effetti anabolici, ossia provocano la crescita dell’apparato muscolo-scheletrico, ed effetti androgeni di sviluppo delle caratteristiche sessuali maschili.

La funzione principale degli anabolizzanti è quella di accelerare l’anabolismo, la fase del metabolismo nella quale avviene la sintesi delle sostanze necessarie all’organismo, stimolando la produzione di proteine.

Gli anabolizzanti sono utilizzati anche in campo medico per curare alcune patologie e per le terapie ormonali.

È legale utilizzare gli anabolizzanti nelle palestre? Sì, ma soltanto se queste sostanze:

  • non sono assunte per prepararsi a una competizione sportiva;
  • sono acquistate nelle farmacie autorizzate.

Come ti spiegherò, una palestra che vende o distribuisce ai propri clienti anabolizzanti volte a stimolare la crescita muscolare potrebbe incorrere in un reato, in quanto le palestre non possono cedere queste sostanze. Ma non solo: anche l’acquirente rischierebbe grosso sotto il profilo penale. Prosegui nella lettura per saperne di più.

Doping: cos’è e quando è reato?

Gli anabolizzanti hanno, come fine ultimo, quello di dopare l’atleta, rendendolo maggiormente performante. Per la legge italiana, cos’è il doping? È reato doparsi? La legge definisce il doping come la somministrazione o l’assunzione di farmaci o altre sostanze, ovvero la sottoposizione a pratiche mediche non giustificate da condizioni patologiche, idonee a modificare le condizioni dell’organismo al fine di alterare le prestazioni agonistiche degli atleti [1].

Il doping non può essere identificato con un singolo farmaco, potendo consistere anche in una serie di pratiche mediche, come ad esempio terapie diverse dalla somministrazione vera e propria (si pensi all’utilizzo di moderne apparecchiature scientifiche che sono comunque in grado di alterare le prestazioni sportive).

Normalmente, tra le sostanze dopanti vietate rientrano gli stimolanti, i narcotici e gli analgesici, gli steroidi anabolizzanti, i diuretici, gli ormoni peptidici e affini.

Per la legge, doparsi è reato, ma solo se il fine è quello di alterare le prestazioni agonistiche degli atleti, ovvero quando le sostanze dopanti siano dirette a modificare i risultati dei controlli sull’uso di tali farmaci o sostanze (l’antidoping, insomma).

Il Codice penale punisce con la reclusione da tre mesi a tre anni e una multa salatissima che può arrivare fino a 51.645 euro una serie di condotte diverse tra loro che comprendono:

  • il procurare ad altri sostanze dopanti;
  • il somministrare le stesse sostanze;
  • l’assumere doping;
  • l’agevolare l’utilizzo del doping;
  • il commercio di sostanze dopanti.

Le stesse pene si applicano a chi adotta o si sottopone a qualsiasi pratica medica che, pur essendo diversa dall’assunzione di una medicina o di altra sostanza, abbia come effetto quello di alterare le prestazioni atletiche [2].

Insomma: chi assume anabolizzanti o altre sostanze dopanti solamente per un fine estetico, non commette alcun reato [3].

Ugualmente, se si assume doping per giocare meglio nella partita di calcetto tra amici, non si commette alcun reato, in quanto il presupposto è che il doping serve a falsare una gara agonistica.

I problemi legati al doping possono sorgere anche in altri casi, e cioè quando si acquistano sostanze dopanti presso canali non ufficiali. Vediamo di cosa si tratta.

Palestre: procurare doping è reato?

Secondo la legge italiana, non soltanto doparsi è reato, ma anche procurare del doping (ad esempio, un farmaco proibito dalla legge) è un crimine, così come lo è la somministrazione di tali sostanze.

Al fine di combattere il fenomeno del doping, il legislatore ha deciso di punire chiunque sia coinvolto nell’attività dopante intesa in senso lato. Dal medico al paziente (cioè, l’atleta), passando per le palestre compiacenti: tutti rischiano di incorrere in reato se procurano o favoriscono l’assunzione di doping.

Peraltro, va specificato che la semplice assunzione di sostanze stimolanti vietate per ottenere risultati sportivi migliori è già di per sé una condotta penalmente rilevante, nel senso che, anche se l’atleta non dovesse riportare un effetto migliorativo delle sue prestazioni, egli incorrerebbe comunque nel reato di cui stiamo parlando.

Vendere farmaci e anabolizzanti in palestra: è reato?

Secondo il Codice penale, è punito con la reclusione da due a sei anni e con la multa da 5.164 a 77.468 euro chiunque commercia i farmaci e le altre sostanze idonee a modificare le condizioni dell’organismo, al fine di alterare le prestazioni agonistiche degli atleti ovvero di modificare i risultati dei controlli antidoping, attraverso canali diversi dalle farmacie aperte al pubblico, dalle farmacie ospedaliere, dai dispensari aperti al pubblico e dalle altre strutture che detengono farmaci direttamente destinati alla utilizzazione sul paziente.

La norma è chiara: le sostanze dopanti possono essere messe in commercio solamente presso le farmacie e le altre strutture autorizzate a vendere prodotti di questo tipo. Ogni altra vendita è vietata.

Una palestra che vende o distribuisce, anche gratuitamente, sostanze dopanti, incorre in questo grave reato. Ma non solo: il crimine verrebbe commesso anche dall’acquirente. Prosegui nella lettura per sapere perché.

Anabolizzanti e doping: quando c’è ricettazione?

Secondo la Corte di Cassazione [4], configura il reato di ricettazione l’acquisto di sostanze dopanti presso canali non autorizzati.

La ricettazione scatterebbe perché l’acquisto riguarda un bene (la sostanza dopante) che è provento di un reato: come appena ricordato, infatti, è un delitto fare commercio di farmaci e di sostanze idonee a modificare le condizioni dell’organismo, al fine di alterare le prestazioni agonistiche degli atleti ovvero di modificare i risultati dei controlli sull’uso di tali farmaci o sostanze, attraverso canali diversi dalle farmacie aperte al pubblico, dalle farmacie ospedaliere, dai dispensari aperti al pubblico e dalle altre strutture che detengono farmaci direttamente.

Dunque, chiunque acquista anabolizzanti, farmaci e altre sostanze dopanti da canali diversi da quelli ordinari (farmacie, ospedali, ecc.) rischia di incorrere nel reato di ricettazione, quando lo scopo è l’alterazione delle prestazioni agonistiche o l’elusione dei controlli antidoping.

Da tanto ne consegue che l’acquisto di sostanze dopanti presso canali non autorizzati al solo fine di migliorare la propria estetica non costituisce il reato di ricettazione [5], purché però si sia in grado di dimostrare che l’acquisto è solamente per uso personale e per finalità diverse dall’aumento delle proprie prestazioni per falsare una gara agonistica.

Anabolizzanti: è reato importarli dall’estero?

Molte persone, nel tentativo di aggirare il divieto di acquistare farmaci, anabolizzanti o altri prodotti dopanti se non nei casi prescritti dalla legge, importa queste sostanze dall’estero, magari acquistandole online.

La legge [6] punisce chiunque importi nel territorio nazionale medicinali farmacologicamente attivi senza autorizzazione rilasciata dall’Agenzia Italiana del farmaco. Difatti, per legge, i farmaci possono essere acquistati solo presso i canali autorizzati (le farmacie, ad esempio).

Ciò significa che ogni acquisto di medicinali provenienti dall’estero, a prescindere dalla liceità o meno del prodotto, potrebbe costituire reato di importazione di medicinali senza autorizzazione, con la sanzione dell’arresto da sei mesi ad un anno e l’ammenda da 10mila a 100mila euro.

A proposito di questo reato, però, c’è giurisprudenza [7] che esclude la configurabilità del delitto in capo a colui che acquista dall’estero sostanze dopanti in minima dose e solo per uso personale, senza l’intento di rivendere a propria volta tali prodotti.

Ovviamente, per andare esenti da reato occorre dimostrare che l’acquisto dei prodotti dall’estero sia effettivamente per uso personale. Giocano a favore dell’imputato la quantità limitatissima dei prodotti importati, oltre all’eventuale accertata malattia del paziente e alla prescrizione medica prodotta.

Doping in palestra: quando non è reato?

Possiamo ora tirare le fila di quanto detto sino a questo momento e concludere indicando in quali casi non è reato assumere anabolizzanti o farmaci dopanti, anche all’interno di una palestra.

Non sempre fare ricorso al doping costituisce reato. Innanzitutto, non lo è quando l’assunzione dei predetti farmaci è giustificato dalle condizioni di salute dell’atleta e, quindi, da una prescrizione medica.

Ad esempio, è noto che anche il normale cortisone abbia un effetto dopante. Tuttavia, ciò non significa che l’atleta non possa in assoluto assumerne se ne abbia una necessità comprovata dal proprio medico.

Doparsi è legale quando lo si fa senza prendere parte ad alcuna competizione, oppure partecipando a competizioni di livello amatoriale. La legge, infatti, fa espresso riferimento a prestazioni agonistiche: devono quindi intendersi escluse tutte le attività di stampo amatoriale.

Non è reato assumere anabolizzanti, farmaci e altre sostanze dopanti quando l’acquisto è avvenuto in una farmacia o presso altri canali autorizzati. E, infatti, se il doping venisse importato dall’estero o acquistato sottobanco (ad esempio, proprio in una palestra), sempre col fine di alterare i risultati di una gara agonistica oppure di eludere i controlli sull’assunzione di dette sostanze, si rischierebbe di incorrere in diversi reati, da quello di illecita importazione fino al delitto di ricettazione.


note

[1] Art. 1, legge n. 376/2000 del 14.12.2000.

[2] Art. 586-bis cod. pen.

[3] Cass. Sent. n. 843/2013.

[4] Cass., sent. n. 2640 del 19 gennaio 2017.

[5] Cass., sent. n. 28410/2013 e sent. n. 843/2013.

[6] Artt. 55 e 147 del D. Lgs. n. 219/2006.

[7] Trib. Genova, sent. 17/05/2010; Trib. Bari, ord. 30/01/2012; Trib. Roma, sezione riesame, ordinanza del 2 settembre 2016.

Autore immagine: Canva.com


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