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Numerose assenze per malattia

1 Settembre 2020
Numerose assenze per malattia

Se il lavoratore si assenta troppo spesso per il suo stato di salute rischia di essere licenziato.

Negli ultimi tempi, il tuo stato di salute non è dei migliori. Ti ammali frequentemente e sei costretto ogni volta ad assentarti dal posto di lavoro. L’elevato numero di assenze per malattia crea dei disagi al datore di lavoro e temi di essere licenziato.

In linea generale, se si assenta per malattia, il lavoratore non deve temere per il proprio posto di lavoro in quanto, nel nostro ordinamento, esiste un’apposita norma che tutela il posto di lavoro del dipendente in caso di assenza determinata dallo stato morboso. Tuttavia, quando il dipendente accumula numerose malattie al lavoro, possono sorgere dei problemi.

Il diritto del lavoratore alla conservazione del posto di lavoro in caso di malattia, infatti, non dura all’infinito ma entro un periodo di tempo massimo definito dai contratti collettivi. Inoltre, secondo alcune sentenze, un lavoratore che si ammala troppo spesso può essere licenziato per giustificato motivo oggettivo.

Cosa si intende per malattia al lavoro?

Quando parliamo di malattia al lavoro, intendiamo riferirci all’assenza del lavoratore determinata dall’insorgere di una patologia che non gli permette di eseguire regolarmente la propria prestazione di lavoro.

Quando il lavoratore non si sente bene e non è in condizione di recarsi al lavoro a causa del suo stato di salute, deve prontamente comunicare al datore di lavoro la propria assenza e recarsi dal medico per farsi certificare lo stato di malattia. Quindi, deve inviare al datore di lavoro il codice identificativo del certificato telematico di malattia.

L’attestazione del medico contiene anche la cosiddetta prognosi, vale a dire, il numero di giorni di riposo a casa prescritti dal medico per il recupero dello stato di salute. L’assenza dal lavoro è giustificata solo all’interno del periodo di prognosi. Ne consegue che, il giorno successivo alla scadenza della prognosi, il lavoratore deve riprendere regolarmente il servizio.

Malattia al lavoro: il diritto alla conservazione del posto

Oltre al diritto ad assentarsi per tutte le giornate di riposo indicate nel certificato di malattia, il lavoratore, quando si assenta a causa del tuo stato morboso, ha diritto alla conservazione del posto di lavoro. La legge prevede, infatti, che per tutta la durata dell’ assenza, il lavoratore non possa essere licenziato salvo il caso del licenziamento per giusta causa o della completa cessazione dell’attività aziendale [1].

Il periodo di assenza per malattia tutelato dalla conservazione del posto di lavoro viene detto periodo di comporto e la relativa durata è determinata dal contratto collettivo nazionale di lavoro applicato al rapporto di lavoro.

In alcuni casi, i Ccnl prevedono il cosiddetto comporto secco. Concorrono alla determinazione del periodo di comporto le assenze cumulate dal lavoratore nell’ambito di una sola malattia. In altri casi, invece, al fine di dissuadere le malattie frequenti, il Ccnl prevede il cosiddetto comporto per sommatoria. In tale ipotesi, concorrono a determinare il periodo massimo di assenza del lavoratore le giornate di malattia relative a più eventi morbosi in un determinato lasso di tempo che, di solito, consiste in un biennio o in un triennio.

Se allo scadere del periodo di comporto il lavoratore è ancora malato e deve assentarsi ancora per malattia, l’azienda può licenziarlo per superamento del periodo di comporto.

Tuttavia, talvolta, il contratto collettivo prevede che il lavoratore, prima che scada il periodo di comporto, possa chiedere l’aspettativa per malattia. In questo caso, il lavoratore dovrà continuare ad attestare la propria malattia e potrà mantenere il posto di lavoro senza, tuttavia, avere diritto alla retribuzione.

Licenziamento per eccessiva morbilità: cos’è?

In linea generale, dunque, il lavoratore in malattia può essere licenziato solo se l’assenza supera il periodo di comporto previsto dal contratto collettivo.

Secondo una parte della giurisprudenza [2], tuttavia, possono esistere dei casi in cui le frequenti assenze per malattia del dipendente incidono negativamente sull’attività produttiva, sull’organizzazione del lavoro e sul regolare funzionamento dell’impresa.

Secondo tale filone giurisprudenziale, dunque, le frequenti assenze per malattia del lavoratore, anche quando non determinano il superamento del periodo di comporto, possono condurre al licenziamento del lavoratore per giustificato motivo oggettivo. In questo caso, si parla anche di licenziamento per eccessiva morbilità, ossia, una forma di licenziamento che la giurisprudenza riconduce ai licenziamenti economici in quanto le frequenti assenze del dipendente rendono la sua prestazione di lavoro non più necessaria in quanto contraria alle regole del corretto funzionamento aziendale.

Il preavviso di licenziamento è sempre dovuto al lavoratore e il datore di lavoro, in sede di eventuale impugnazione del licenziamento, dovrà offrire una prova molto rigorosa dei motivi che hanno reso necessario il licenziamento.


note

[1] Art. 2110 cod. civ.

[2] Cass. n. 18678/2014; Trib. Milano n. 3426/2015.


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