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Stalking in condominio: quando si verifica?

2 Dicembre 2020 | Autore:
Stalking in condominio: quando si verifica?

Siamo abituati a collegare gli atti persecutori ad altri contesti, come quello delle relazioni sentimentali. Invece il reato è più frequente di quanto si immagini nei condomìni: ecco in quali occasioni si configura. 

Nella vita bisogna avere fortuna con tutto ciò che non si può scegliere. Parenti e vicini di casa non rientrano nelle nostre facoltà di selezione: si può solo incrociare le dita, ma anche denunciarli, laddove la ruggine arrivi ad assumere le sembianze del reato.

L’Associazione nazionale amministratori professionisti immobili e condomini (Anapic) contava due milioni di cause pendenti tra condòmini nel 2018: molestie, danneggiamenti, violenza privata, fino a rasentare o integrare la persecuzione.

Forse sei capitato qui proprio perché uno dei tuoi vicini ti tormenta e non sai cosa fare. Se ti stai chiedendo, a proposito dello stalking in condominio, quando si verifica, sei nel posto giusto. Proveremo a spiegarti in quali occasioni una denuncia per atti persecutori è proprio quello che ci vuole, perché ricalca in pieno il comportamento del tuo dirimpettaio.

Preparati. I casi sono tanti: segno che il fenomeno è molto più diffuso di quanto tu creda.

Cos’è lo stalking?

Lo stalking è un reato previsto dal nostro ordinamento [1]. Se cerchi la parola «stalking» sul nostro Codice penale, non la troverai. Deriva dal verbo inglese «to stalk», che significa «braccare», «perseguitare»; la nostra normativa, nella quale è stato inserito di recente [2] lo traduce come «atti persecutori».

Consiste in una serie di comportamenti non semplicemente fastidiosi, ma capaci di provocare nella vittima un’angoscia tale da temere per la propria sicurezza e incolumità e da indurla a modificare le sue abitudini di conseguenza. Per esempio, c’è chi arriva a cambiare casa, sapendo che il suo persecutore, uomo o donna che sia, lo aspetta puntualmente fuori dal cancello. C’è chi esce il meno possibile per paura di incontrarlo/a o chiede aiuto a familiari, facendosi accompagnare ogni volta che rientra la sera.

Sono tutti cambiamenti apportati alla propria vita a causa della presenza minacciosa di qualcuno che ha deciso di farci del male.

Che cambia tra stalking e molestie?

Potremmo chiederci: e allora le molestie [3]? Non è più o meno la stessa cosa? Apparentemente sì. In realtà le differenze sono poche ma sostanziali.

Per lo stalking, diversamente dalle molestie, è richiesto il requisito della ripetitività: il nostro Codice parla chiaramente di «condotte reiterate» e questo significa che i comportamenti dannosi nei confronti di qualcuno devono essere almeno due. La molestia, invece, può incarnarsi anche in un’unica condotta. Quando ci sono più fatti molesti si considerano come a se stanti ed episodici.

Diciamo, quindi, che tra molestie e stalking c’è una differenza che potremmo definire quantitativa. Ma c’è anche una differenza qualitativa: infatti, è molto diversa la «carica offensiva» della molestia, rispetto allo stalking.

Nel primo caso si tratta semplicemente di qualcosa che è considerato niente più che un disturbo, in un luogo pubblico o per telefono: ci dà noia, ci infastidisce molto, ci interrompe o deconcentra mentre siamo impegnati in qualcosa, ma nulla di più. Nel secondo caso, invece, quello dello stalking, l’offesa è maggiore: non è un semplice disturbo arrecato da qualcuno che è arrogante o petulante, magari senza motivo; è, come dicevamo sopra, una serie di atteggiamenti che in genere hanno un motivo fondato – secondo lo stalker – e che colpiscono più a fondo la privacy e la sicurezza della vittima.

Le si vuole imporre la propria presenza, facendosi trovare nei luoghi che frequenta (casa, ufficio), tempestandola di telefonate, pedinandola e rendendole la vita impossibile. Tant’è che, sempre come dicevamo sopra, quella paura e quella decisione di prendere delle contromisure per tutelarsi è una caratteristica specifica dello stalking. Bastano anche solo due episodi [4], ma devono poter essere considerati unitariamente, come parte di una stessa strategia di logoramento o «disegno criminoso», direbbe un tecnico del diritto.

Per farti capire, infine, quanto è più grave lo stalking, basti accennare alla differenza in termini di pena: se si viene condannati per atti persecutori, si rischia una pena compresa tra 1 anno e 6 anni e mezzo; se si viene condannati per molestie, è previsto solo arresto fino a 6 mesi o l’ammenda fino a 516 euro. Una bella differenza, no?

Quando si parla di stalking condominiale?

Siamo spesso abituati a sentir parlare di stalking in altri contesti. Sentimentali, per esempio: molto frequente il caso in cui un ex, uomo o donna che sia, che non si rassegna alla fine della relazione, perseguiti l’altro/a che ha deciso di lasciarlo/a. Lo stalking, del resto, è stato, in origine, assorbito nel nostro Codice penale nell’ambito di un pacchetto di interventi per contrastare la violenza sessuale.

È comunque applicabile anche ad altri ambiti, compreso quello condominiale, dal momento che il bene che si vuole proteggere, punendo chi si comporta in questo modo, è la libertà personale di ognuno. Perseguitare qualcuno – ahinoi – è possibile anche al di fuori dal terreno strettamente sentimentale. Ma perché di persecuzione si tratti, devono ricorrere le circostanze elencate sopra: angoscia permanente, paura per la propria incolumità, abitudini cambiate per colpa dello stalker.

Non solo: il condominio si presenta come dimensione ancora più idonea allo stalking, rispetto alle semplici molestie, perché questo può essere messo in atto da persone che sono a un passo dalla nostra porta, accentuando quella sensazione di angoscia che è ancor più intollerabile se percepita in casa propria.

Ma c’è anche un altro motivo prettamente tecnico per il quale una serie di comportamenti dannosi nei confronti del vicino di casa hanno più chance di essere considerati stalking, che non molestie. Queste, infatti, si svolgono in un luogo pubblico e un condominio non lo è.

Qualche esempio?

Come ti anticipavamo, la giurisprudenza è piena di casi concreti. È stalking fare ogni giorno un baccano infernale: ci sono state condanne, in passato, per vicini di casa che avevano collegato una campana elettrica al telefono, con allarme attivato tutte le mattine, più il camion lasciato acceso per ore sotto le finestre di un condomino [5].

Ricorda: ha buone probabilità di essere stalking tutto ciò che ha il carattere della ripetitività (più gli altri requisiti di cui sopra), perciò anche intralciare costantemente il passaggio o il parcheggio al vicino [6], scaricargli continuamente propri rifiuti davanti alla porta o sotto le finestre, seguirlo.

Molti utilizzano gli animali: in tal caso, i reati possibili sono tanti, diversi e anche più lievi dello stalking. Per esempio, chi non riesce a controllare il proprio cane o gatto risponde, tuttalpiù, di incuria colposa [7]. Invece è stalking lasciarlo appositamente e ripetutamente libero in cortile e fargli fare i bisogni ovunque, magari davanti al garage dell’amato vicino. Idem se si usa il cane per impaurire lui o la sua famiglia, in modo da farli andare via [8].

C’è chi si spinge ancora più in là, con veri e propri atti vandalici: dall’uscio imbrattato ai colpi di pistola esplosi sulla porta o contro il soffitto. E poi sassi, varechina, acqua e cemento buttati sul portone [9]. Gli atteggiamenti evidentemente aggressivi sulla soglia di casa non possono non incutere angoscia: è uno stalker il vicino che passeggia sul pianerottolo brandendo bastoni, così come chi mette catene per impedire il passaggio o le rimuove quando siano necessarie [10]. Una volta un vicino è arrivato a fare un buco sul soffitto per provocare un’esplosione al piano di sopra, con un tubo e una pistola [11]: in tal caso non c’è solo la condanna, ma anche la custodia cautelare.

Anche le lettere anonime che contengano minacce e riferimenti lampanti a episodi avvenuti nel condominio [12] sono considerate atti persecutori.

Come difendersi? 

Lo stalking è un reato per il quale si procede a querela della persona offesa: devi denunciare il tuo vicino se vuoi sperare che smetta. Il primo passo è recarsi in caserma o al commissariato e descrivere tutto ciò che subisci, a cadenza più o meno quotidiana. Se puoi, procurati anche delle prove dei comportamenti persecutori, ma fai attenzione: video e foto possono essere girati e/o scattati solo negli spazi condominiali e non all’interno della sua casa, altrimenti rischi di diventare imputabile tu per il reato di interferenze illecite nella vita privata [13].

Denunciando i tormenti di questa coabitazione forzata, puoi chiedere che ai tuoi vicini siano applicate misure cautelari. È successo, in passato, che la Cassazione abbia disposto il divieto di dimora nel Comune di residenza per un condomino: aveva assoldato dei conoscenti per aggredire una donna, residente nel suo palazzo, perché aveva intralciato il passaggio davanti al cancello [14].

Abbiamo visto, poi, come possa scattare anche il carcere o la detenzione domiciliare in caso di comportamenti particolarmente aggressivi e gravi. Un altro caso, ad esempio, è quello del clan dei residenti di un condominio che terrorizzava i vicini a suon di richieste di soldi, vantando amicizie criminali [15].

Nei casi più sfumati il divieto di avvicinamento è la misura cautelare più ricorrente, ma può anche succedere che non venga applicata laddove comporti un’impossibilità di entrare a casa per lo stalker.


note

[1] Art. 612 bis c.p.;

[2] D.L. 23.2.2009, n. 11, recante «Misure urgenti in materia di sicurezza pubblica e di contrasto alla violenza sessuale, nonché in tema di atti persecutori»;

[3] Art. 660 c.p.;

[4] Trib. Taranto, 202/2020; Cassazione penale, sez. V, sent. n. 33842 del 19/07/2018;

[5] Cass. 20473/2018;

[6] Cass. 17000/2020;

[7] Cass. 25097/2019;

[8] Cass. 31981/2019;

[9] Cass. 44323/2019; Cass. 10994/2020;

[10] Trib. Campobasso 530/2019;

[11] Cass. 12515/2020;

[12] Cass. 57760/2017;

[13] Art. 615 bis c.p.;

[14] Cass. 4473/2020;

[15] Cass. 28340/2019.


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