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La causa “per allungare i tempi” da oggi è sanzionata

10 Gennaio 2012
La causa “per allungare i tempi” da oggi è sanzionata

Processi con fini dilatori: che agisca o resista in giudizio solo per allontanare i tempi della condanna e allungare i tempi della giustizia è doppiamente sanzionato con il risarcimento del danno non patrimoniale; necessaria la finalità “pretestuosa”.

Chi intraprende una causa “pretestuosa” da oggi rischia di dover risarcire alla controparte non solo le spese processuali, ma anche il danno non patrimoniale.

La Cassazione [1], infatti, ha finalmente messo un freno alle cause intentante “tanto per prendere tempo”, quelle cioè in cui la difesa di una delle due parti in giudizio sia infondata e priva di giustificazione.

La sentenza precisa che chi, nel resistere in una causa o nel promuoverla, abbia agito al solo fine dilatorio di ritardare l’esercizio di un altrui diritto, lede l’equilibrio psico-fisico della controparte. Così facendo, infatti, egli obbliga l’avversario a sostenere costi (quelli per l’avvocato e per il giudizio) e a sopportare tempi che altrimenti non avrebbe dovuto subire.

In tali casi, dunque, il cittadino litigioso è obbligato non solo a rifondere alla controparte le spese processuali, ma anche a risarcirgli il danno non patrimoniale derivante dallo stress inflitto.

Quando tale danno non possa essere provato con certezza, sarà il giudice a stabilire la cifra che apparirà congrua secondo equità.

Così come lo Stato deve garantire dei tempi “ragionevoli” del processo, altrettanto le parti non possono sostenere, in causa, condotte difensive infondate e prive di giustificazione. Chiunque decida di avviare un giudizio o di difendersi in uno già iniziato resta obbligato a utilizzare argomenti seri e non pretestuosi.

 

 



note

[1] Cass. ord. n. 20995 del 12 ottobre 2011.


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