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Dipendente fa un danno: di chi è la responsabilità?

30 Settembre 2020
Dipendente fa un danno: di chi è la responsabilità?

Il datore di lavoro risponde dei fatti illeciti commessi dai propri preposti.

Sei un lavoratore subordinato. Mentre stavi svolgendo la tua prestazione di lavoro hai procurato un danno ad un terzo. Temi che il danneggiato possa chiedere a te il risarcimento dei danni e vuoi sapere cosa prevede la legge in casi come questo.

Un diffuso motto popolare afferma “solo chi non lavora non sbaglia”. In effetti, può accadere a chi lavora di commettere degli errori i quali possono anche determinare un danno nei confronti di terzi.

Ma se un dipendente fa un danno: di chi è la responsabilità? Si tratta di una domanda che si fanno spesso sia i datori di lavoro che i dipendenti. Quando un lavoratore danneggia un terzo nell’ambito della propria prestazione di lavoro, infatti, il terzo vuole sapere contro chi deve agire per ottenere il risarcimento del danno subito e le parti del rapporto di lavoro hanno interesse a sapere chi è chiamato a risarcire il danno.

Che cos’è la responsabilità del committente?

Una specifica norma del Codice civile [1] prevede che il datore di lavoro è responsabile per il fatto posto in essere dai propri dipendenti e dai propri preposti nell’esercizio dell’attività di lavoro.

Mentre svolge la prestazione di lavoro, dunque, il lavoratore deve prestare particolare attenzione in quanto, se produce un danno contro un terzo, sarà direttamente il datore di lavoro a doverlo risarcire.

Facciamo un esempio.

Tizio lavora come elettricista presso una ditta che si occupa di riparazioni elettriche. Nell’ambito del proprio lavoro, Tizio viene inviato presso l’abitazione di Caio per effettuare un intervento sull’impianto elettrico. Mentre sta lavorando, a causa di un suo errore, Tizio danneggia il divano di Caio, arrecandogli un danno pari ad euro 3.000.

In casi come questo, ci si chiede chi debba risarcire il danno arrecato a Caio. La norma del Codice civile sulla responsabilità dei committenti sembra affermare, con una certa chiarezza, che il danno posto in essere da Tizio debba essere risarcito dal datore di lavoro a Caio.

Dipendente fa un danno: quando il datore di lavoro è esonerato dal pagamento?

Come abbiamo detto, la norma sulla responsabilità dei committenti è molto chiara e sembra escludere qualsiasi possibilità per il datore di lavoro di evitare il pagamento del danno determinato dall’attività di lavoro del proprio dipendente.

L’unica ipotesi in cui il datore di lavoro può tirarsi indietro ed evitare di pagare il danno ricorre quando il lavoratore ha realizzato il fatto illecito al di fuori dell’esercizio delle proprie mansioni.

Non sembra, invece, rilevante l’analisi dell’elemento psicologico che ha condotto il lavoratore a porre in essere il fatto ingiusto. In altre parole, il datore di lavoro deve pagare i danni prodotti al terzo dal proprio dipendente sia che quest’ultimo abbia agito con colpa che con dolo.

Secondo una parte della giurisprudenza, tuttavia, quando il dipendente agisce con dolo, sarebbe escluso automaticamente il nesso causale tra fatto ingiusto ed esercizio delle incombenze cui il dipendente è preposto.

Responsabilità del committente: cosa deve provare il danneggiato?

Tornando al nostro esempio, se Caio intende agire nei confronti del datore di lavoro di Tizio per ottenere il risarcimento del danno subito a causa del danneggiamento del divano egli dovrà fornire:

  • la prova del fatto illecito, ovvero della circostanza in cui si è prodotto il danno al proprio bene;
  • la prova del danno subito;
  • la prova che il fatto è stato posto in essere dal lavoratore nell’esercizio della sua attività di lavoro.

Sarà, dunque, sufficiente per il danneggiato dimostrare il cosiddetto rapporto di occasionalità necessaria tra il fatto illecito ed il rapporto di lavoro.

Responsabilità del committente: cosa può fare il datore di lavoro?

Per le ragioni che abbiamo illustrato, quando un dipendente danneggia un terzo nell’esercizio delle sue mansioni è molto difficile per il datore di lavoro evitare di risarcire il terzo.

Tuttavia, esiste comunque la possibilità per il datore di lavoro di recuperare le somme corrisposte al terzo attraverso l’azione di rivalsa. Si tratta di un’azione con la quale il datore di lavoro chiede al lavoratore di restituirgli le somme che egli ha dovuto pagare al terzo a causa del fatto illecito posto in essere dal lavoratore.

Inoltre, se la commissione del fatto illecito denota l’assenza di diligenza del lavoratore nello svolgimento della prestazione lavorativa, il datore di lavoro potrà avviare un procedimento disciplinare nei confronti del dipendente [2].


note

[1] Art. 2049 cod. civ.

[2] Art. 7, L. 300/1970.


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