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Sintomi bronchiolite

30 Settembre 2020 | Autore:
Sintomi bronchiolite

L’infezione della parte finale delle vie respiratorie colpisce soprattutto i bambini più piccoli. Ecco che cos’è, come si cura e come si può evitare.

Si dice sempre che ai neonati basta un piccolo colpo d’aria per procurare loro un raffreddore, qualche lineetta di febbre e un po’ di tosse. Qualche volta, però, questi disturbi possono nascondere una patologia di tipo virale che colpisce i bronchioli, cioè le ultime ramificazioni dell’albero bronchiale, nel punto in cui finiscono le vie respiratorie inferiori. Significa, quindi, che i sintomi della bronchiolite sono gli stessi di un comune raffreddore? Non proprio. La bronchiolite può arrivare a provocare anche una difficoltà respiratoria che in un bambino sotto l’anno diventa particolarmente preoccupante. In alcuni casi, infatti, si rende necessario il ricovero ospedaliero, nel caso in cui il pediatra lo ritenga opportuno. Se, però, non c’è difficoltà respiratoria, l’ossigenazione del sangue è buona e non ci sono problemi di alimentazione, il bambino può essere curato in casa.

Ma andiamo con ordine e vediamo quali sono i sintomi della bronchiolite, come si può diagnosticare e quando si cura.

Bronchiolite: che cos’è?

Per bronchiolite si intende l’infezione virale acuta che colpisce i bambini prevalentemente fino ai 6 mesi di vita ma anche fino all’anno di età. La parte interessata dall’infezione è il sistema respiratorio, ed in particolare bronchi e bronchioli.

Come accade quasi sempre con le malattie virali, la bronchiolite si trasmette quando si entra a contatto diretto con delle secrezioni infette. Il contagio dura da 6 a 10 giorno. I bronchioli si infiammano, la produzione di muco aumenta e, per questo, si riscontra un’ostruzione delle vie aeree che, a volte, porta il bambino a far fatica a respirare.

Il quadro può essere più a rischio in presenza di altri elementi come un’anomalia delle vie aeree o una cardiopatia congenite, il fatto che il piccolo sia nato prematuro o una displasia broncopolmonare.

Bronchiolite: quali sintomi?

Dicevamo all’inizio che, in parte, i sintomi della bronchiolite possono essere simili a quelli di un raffreddore, ma col passare del tempo i genitori si accorgono che i disturbi del bambino devono far pensare ad altro.

Questa patologia presenta prima di tutto qualche linea di febbre ed un’infiammazione nasale (la rinite). In un secondo momento, ci sarà un po’ di tosse che si aggraverà gradualmente fino ad arrivare alla difficoltà respiratoria più o meno acuta.

Nei bambini più piccoli, si riscontra spesso una diminuzione del livello di ossigenazione del sangue e non è strano che il neonato si alimenti a fatica, provocando uno stato di disidratazione.

I neonati prematuri o con meno di sei settimane di vita sono più a rischio di apnee, cioè di pause respiratorie più o meno prolungate.

Di norma, se la situazione non è grave, la bronchiolite si risolve in meno di due settimane.

Bronchiolite: come viene diagnosticata?

Per fare la diagnosi della bronchiolite di solito basta una visita pediatrica basata sull’evoluzione dei sintomi riscontrati. Ma ci possono essere delle situazioni che richiedono un approfondimento. È sempre il pediatra, a questo punto, a suggerire degli esami di laboratorio o strumentali.

Gli accertamenti consistono solitamente in una ricerca del virus attraverso il naso e la faringe, il rilevamento della saturazione arteriosa e la valutazione dell’efficacia di scambi gassosi mettendo insieme i valori dell’ossigenazione del sangue e della misurazione dell’anidride carbonica. Nei casi più gravi (ma succede di rado), viene prescritta una radiografia al torace per verificare la presenza di eventuali addensamenti nei polmoni provocati da una respirazione alterata.

Bronchiolite: come si cura?

Se il bambino affetto da bronchiolite non presenta difficoltà respiratoria, non ha una saturazione arteriosa inferiore al 94% e riesce ad essere alimentato, il ricovero non si rende necessario e la malattia può essere trattata a domicilio sotto lo stretto controllo del pediatra.

Di norma, vengono effettuati dei lavaggi nasali con l’aspirazione delle secrezioni di catarro e con una terapia a base di aerosol. Possono essere prescritti dei broncodilatatori, cioè dei farmaci che facilitano la respirazione, per via inalatoria.

Raramente, vengono prescritti degli antibiotici, a meno che il bambino non presenti una compromissione immunitaria oppure manifesti i sintomi di un’infezione batterica.

Alcuni pediatri consigliano di aumentare la frequenza dei pasti diminuendone la quantità. In altre parole, mangiare di meno mangiando più spesso.

Bronchiolite: come evitarla?

Come per tutte le malattie, anche per la bronchiolite sono fondamentali alcune regole di prevenzione. Si può diminuire drasticamente il rischio di contagio evitando che il piccolo entri a contatto con persone (bambini o adulti) affetti da patologie respiratorie, lavando le mani prima di accudire il bambino e tenendogli sempre il naso libero facendo dei lavaggi con soluzioni fisiologiche o ipertoniche.

C’è, infine, una regola che non si dovrebbe nemmeno citare perché fin troppo ovvia, ma che va comunque ricordata: evitare di fumare in casa o negli ambienti in cui si trova o si troverà il bambino. Ci guadagnano tutti quanti.



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