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Omessa comunicazione dati conducente: quando contestare

29 Settembre 2020
Omessa comunicazione dati conducente: quando contestare

Come evitare la decurtazione dei punti della patente e la seconda multa per non aver fornito il nome e cognome dell’effettivo conducente.

Quando arriva a casa una multa, il conducente – che evidentemente non è stato fermato immediatamente dalla polizia – ha l’obbligo, entro 60 giorni, di comunicare agli agenti il nome di colui che era alla guida al momento dell’infrazione e che pertanto ha violato il Codice della strada.

Tale comunicazione – da inviare con raccomandata a.r. anche se si intende fare ricorso contro il verbale – serve per sottrarre i punti dalla patente dell’effettivo conducente responsabile dell’illecito, che potrebbe essere un soggetto diverso dal proprietario del mezzo (si pensi al caso del figlio che abbia preso in prestito l’auto del padre). In questo modo, la sanzione accessoria va in capo al trasgressore e non a terzi.

Quanto invece alla sanzione pecuniaria – la multa vera e propria – questa ricade anche sul titolare del mezzo che è responsabile in solido con il trasgressore.

Chi non invia la comunicazione dei dati dell’effettivo conducente è soggetto a una seconda sanzione che va da 282 a 1.142 euro. Eccezionalmente, è possibile contestare tale ulteriore multa. Alcuni chiarimenti in merito sono stati forniti dalla giurisprudenza. Ecco allora quando contestare l’omessa comunicazione dati conducente.

Comunicazione dati conducente: quando va fatta

Contrariamente a quanto spesso si crede, la comunicazione dei dati dell’effettivo conducente va fatta sempre quando la multa non viene contestata immediatamente, ossia al momento dell’infrazione. In ogni caso, la comunicazione è necessaria solo se, insieme alla sanzione pecuniaria, è prevista anche la sanzione accessoria della decurtazione dei punti della patente. Pertanto, non c’è alcun obbligo in caso, ad esempio, di divieto di sosta (comportamento per il quale non c’è decurtazione dei punti dalla patente).

La comunicazione va fatta anche quando il titolare del veicolo è anche l’effettivo trasgressore, o quando questi decide di pagare immediatamente la multa o, al contrario, intende fare ricorso. Insomma, non c’è modo di sfuggire all’obbligo: questo perché si tratta di un comando delle autorità alle quali non si può dire di no.

Nella comunicazione non ci si può limitare a inviare nome e cognome del trasgressore ma anche gli estremi della patente.

Quest’ultimo, nel ricevere il verbale, è tenuto a pagare la sanzione pecuniaria e a subire la decurtazione dei punti. Ma potrebbe anche opporsi, sostenendo di non essere stato lui effettivamente alla guida del mezzo o affermando che la contravvenzione sia illegittima per altre ragioni. In tal caso, dovrà proporre ricorso al giudice di pace entro 30 giorni o al prefetto entro 60.

Comunicazione dati conducente: che succede se non si ricorda?

Potrebbe però succedere che il proprietario del veicolo multato non ricordi, a distanza di circa 90 giorni (tale infatti è il termine entro cui la sanzione va notificata), a chi avesse prestato l’auto nel giorno e nell’ora in cui è stata elevata la contravvenzione. Che fare in un caso del genere?

La norma prevede la sanzione da 282 a 1.142 euro solo a chi, senza giustificato motivo, non fornisce alla polizia le indicazioni richieste. Il che significa che, nella peggiore delle ipotesi, si deve sempre rispondere all’autorità, tuttavia dichiarando di non poter ricordare.

Il semplice fatto di non ricordare a chi si è data in prestito la macchina non è sufficiente (diversamente, tutti potrebbero utilizzare questa scusa per evitare la sanzione). Ci devono essere anche delle valide ragioni. E le valide ragioni potrebbero ad esempio essere:

  • un’auto condivisa da più componenti della famiglia (si pensi a un nucleo familiare di 4 persone con un solo veicolo);
  • un’auto aziendale utilizzata da tutti i dipendenti della società;
  • una persona particolarmente anziana, con una malattia certificata dal medico, che non sia effettivamente in grado di ricordare a chi ha dato in prestito la propria auto.

Secondo un’importante sentenza della Cassazione [1], se all’invito della polizia di fornire i dati dell’effettivo conducente, il proprietario risponde ma nella dichiarazione fornisce prova di essere nell’oggettiva impossibilità di ricordare a chi abbia prestato la macchina, non può scattare neanche la seconda multa. La pronuncia è molto importante perché ha spezzato l’interpretazione contraria che aveva retto per molti anni.

Secondo il nuovo orientamento della Corte è quindi:

  • necessario rispondere all’invito della polizia;
  • nella risposta, bisognerà spiegare e documentare le ragioni per cui non si è in grado di ricordare il nome dell’effettivo conducente.

“Documentare” significa quindi non limitarsi a dichiarare di non poter ricordare, ma fornire le prove di ciò (ad esempio, un certificato di famiglia e di residenza, una visura camerale della società titolare del mezzo, ecc.).

Si può contestare la seconda multa, quella dell’omessa comunicazione dei dati del conducente, se questa viene notificata a casa del titolare del veicolo dopo 90 giorni dalla violazione. Violazione che, evidentemente, si identifica, temporalmente, con la data di scadenza entro cui tale comunicazione doveva pervenire oppure con la data in cui perviene la comunicazione, ma essa non fornisce, senza giustificato motivo, i dati del conducente.

Come evitare la sottrazione dei punti

Il titolare dell’auto, che era alla guida del mezzo e riceve la richiesta di comunicare i dati dell’effettivo conducente, può evitare la decurtazione dei punti non rispondendo alle autorità. In tal caso, secondo la Corte Costituzionale [2], è legittimo rimanere anonimi, evitando la sottrazione dei punti a condizione di essere disposti a pagare la sanzione di 286 euro prevista dal Codice della strada per omessa comunicazione del conducente quando si riceve un verbale d’infrazione.

Approfondimenti

Per ulteriori approfondimenti, leggi:


note

[1] Cass. sent. n. 9555/18.

[2] C. Cost. ord. n. 12/2017.


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4 Commenti

  1. Buongiorno.. quindi nel caso pago la prima multa, non comunico i dati , e successivamente arriva la seconda di 292 euro, pagando anche quest’ultima non ci sono conseguenze in futuro? e quindi non possono prendermi i punti ? E giusto

      1. Secondo l’orientamento della Cassazione, non ricordarsi a chi è stata prestata l’auto o aver tentato di raggiungere questa persona per conoscere gli estremi della patente e non esserci riuscito non sono valide giustificazioni per mettersi al riparo dalla seconda contravvenzione. Il proprietario dell’auto che non invia la comunicazione con i dati dell’effettivo conducente non subisce la decurtazione dei punti dalla propria patente, prevista per quell’illecito, ma è tenuto a pagare un secondo verbale che va da 422 a 1.695 euro. Consigliamo di leggere i seguenti articoli per ulteriori approfondimenti: Multa per mancata denuncia dei dati del conducente: che fare?; L’omessa comunicazione dei dati del conducente del veicolo; Mancata comunicazione dati conducente: giustificazioni; Omessa comunicazione dei dati del conducente anche col ricorso; Omessa comunicazione dati conducente: ultime sentenze; Multa ed obbligo di comunicare i dati del conducente; Multa senza identificazione del conducente e punti della patente; Mancata comunicazione del conducente: giudice competente; Che rischio se pago la multa e non comunico i dati della patente?.

  2. Se arriva la seconda multa e non risulta in azienda la prima multa a cui fa riferimento, dove è possibile recuperare il verbale?

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