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Risarcimento da colpo di frusta: serve la radiografia?

30 Settembre 2020 | Autore:
Risarcimento da colpo di frusta: serve la radiografia?

Si ha diritto ad un riconoscimento economico del danno in assenza di esami strumentali? Ecco cosa stabilisce in merito la Cassazione.

Se malauguratamente vieni tamponato in auto, una delle tipiche conseguenze che puoi aspettarti dal sinistro è di subire il cosiddetto colpo di frusta che, molto probabilmente, non avvertirai immediatamente ma, dopo qualche ora, comincerà a provocarti male al collo e alla testa. Sarà necessario effettuare degli accertamenti clinici per valutare l’entità del danno. Per il risarcimento da colpo di frusta serve la radiografia? In qualche caso, la compagnia di assicurazioni chiede questo tipo di esame strumentale per riconoscere il risarcimento.

Recentemente, la Cassazione ha stabilito che ci sono altri modi diversi per verificare il colpo di frusta. Per la Suprema Corte, insomma, non esiste solo la lastra per dimostrare che il conducente che ha subìto l’impatto ha riportato un danno per il quale si ha diritto al risarcimento. Anzi: basterebbero l’esame clinico e quello visivo per trovarsi davanti all’evidenza di una lesione micropermanente.

Vediamo, allora, a che cosa ha diritto l’automobilista e come funziona il risarcimento da colpo di frusta.

Colpo di frusta: cosa serve per avere il risarcimento?

La compagnia di assicurazioni può rifiutarsi di riconoscere il risarcimento da colpo di frusta se non vengono presentate delle prove strumentali che dimostrino l’esistenza del danno effettivo. A tal proposito, la persona che ha subìto l’incidente deve effettuare tutti gli esami necessari a stabilire l’entità della lesione e conservare ogni documento ed ogni certificato rilasciato dai sanitari.

Il punto è: quali sono quelle prove strumentali necessarie? Serve una radiografia per dimostrare il danno? È su questo che è intervenuta la Cassazione con un’ordinanza [1] in cui sostiene che la lastra, per quanto possa essere opportuno farla, non è indispensabile ai fini del risarcimento.

Secondo i giudici supremi, a tale scopo non conta soltanto la storia clinica del danneggiato, ma per accertare la lesione «suscettibile di accertamento medico-legale» ci possono essere altri criteri medici come l’esame visivo e quello clinico. D’altra parte, sottolinea la Cassazione, la Consulta non ha mai stabilito nelle sue sentenze che la lastra abbia una priorità quando si tratta di risarcire il danno da colpo di frusta.

Il Suprema Corte, inoltre, spiega che quando si parla di un esame strumentale dopo l’incidente, l’esito può essere relativo. Nel dover dimostrare al di fuori di ogni ragionevole dubbio le conseguenze di un sinistro, infatti, una radiografia può mostrare una lesione non compatibile con la dinamica dell’incidente, così come un esame clinico senza una lastra può mostrare degli indizi inequivocabili.

Colpo di frusta: come chiedere il risarcimento

Dunque, con o senza radiografia, il danno da colpo di frusta va dimostrato per ottenere il risarcimento. Bisogna, comunque, seguire una procedura che parte dall’istante immediatamente successivo all’incidente.

Innanzitutto, va compilata la constatazione amichevole da entrambe le parti coinvolte nel sinistro, raccogliendo, possibilmente, eventuali testimonianze. Subito dopo, è necessario recarsi al più vicino pronto soccorso per un accertamento delle lesioni. Se i controlli medici evidenziano la presenza del colpo di frusta, vengono rilasciati gli opportuni certificati e la diagnosi con i giorni previsti per la guarigione. Tale periodo può essere prolungato dal medico nel caso in cui ci siano ancora dei disturbi durante la degenza a domicilio.

Completata la guarigione, si inoltra la domanda di risarcimento alla compagnia di assicurazioni, la quale nomina un medico legale per effettuare una visita di controllo e per esaminare la documentazione sanitaria. In base a questi elementi verrà fatta una stima della percentuale di invalidità della persona lesa e del risarcimento da riconoscere.

Nel caso in cui il diretto interessato ritenga la cifra troppo bassa, può agire in tribunale affinché sia un giudice a stabilire l’importo del risarcimento.

Il giudice può anche stabilire in determinati casi il rimborso dei danni morali, oltre a quelli fisici. Si tratta, di norma, di una cifra compresa tra un quarto e la metà dell’importo relativo al il danno biologico e viene riconosciuta nel caso in cui la persona lesa abbia subìto delle sofferenze particolari e insolite per la sua situazione oppure se le sue condizioni lo hanno sottoposto a un imprevisto disagio.

Infine, sempre il tribunale può aumentare fino al 20% in più, con sentenza motivata, l’importo del risarcimento in casi particolari, come ad esempio quando il danno accertato ha inciso in modo rilevante e documentato su determinati aspetti del movimento e/o delle relazioni personali.


note

[1] Cass. ordinanza n. 20339/2020 del 28.09.2020.

[2] Corte cost. sent. n. 235/2014 e sent. n. 242/2015.


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