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Cartella impugnata: si pagano gli interessi?

30 Settembre 2020 | Autore:
Cartella impugnata: si pagano gli interessi?

Il tasso legale decorre anche durante la sospensione dell’esecuzione: se il ricorso è respinto, saranno recuperati quelli maturati in tale periodo.

Hai ricevuto una cartella esattoriale e hai deciso di impugnarla. Così hai proposto ricorso e alla prima udienza hai ottenuto la sospensione giudiziale della sua esecutività. Hai tirato un sospiro di sollievo, ma non è durato a lungo: nella successiva fase del giudizio di merito, il giudice ti ha dato torto e ha riconosciuto che l’atto era legittimo.

Ora, l’Agente della riscossione, forte della sentenza, torna alla carica e ti chiede non solo il pagamento degli importi iscritti a ruolo nella cartella originaria ma anche degli interessi maturati durante il periodo di sospensione e fino alla definizione del giudizio.

Così ti chiedi se su una cartella impugnata si pagano gli interessi. La risposta è arrivata dalla Cassazione che si è occupata del caso ed ha stabilito per quali periodi sono dovuti gli interessi ed a quale tasso e ha precisato quali adempimenti deve porre in essere l’Agente per poterli riscuotere.

La sospensione della cartella impugnata

Quando impugni una cartella esattoriale, o anche un altro atto tributario, come un avviso di accertamento o un’intimazione di pagamento, non necessariamente devi attendere l’esito del giudizio (che può durare anni) per sapere se devi pagare o no. La legge [1] riconosce infatti al ricorrente la possibilità di chiedere al giudice la sospensione dell’atto impugnato. In questo modo, se ti verrà concessa, riuscirai a “paralizzare” l’efficacia esecutiva della cartella fino al momento in cui interverrà la decisione di merito, con sentenza.

Non puoi adottare questo rimedio sempre, ma solo quando sei in grado di dimostrare che dall’esecuzione possa derivarti «un danno grave ed irreparabile», come nel caso in cui gli importi pretesi superino di gran lunga la tua capacità economica e pagare significhi mettere in ginocchio la tua attività produttiva o la tua famiglia.

In questi casi, puoi chiedere la sospensione dell’esecuzione della cartella esattoriale impugnata. Dovrai farlo con un’apposita istanza motivata, contenuta nel ricorso introduttivo del giudizio o in un successivo atto separato.

Il giudice deciderà in maniera celere: la trattazione dell’istanza di sospensione verrà fissata alla prima udienza utile e avrà precedenza sulle altre questioni. Se intende concederla, emanerà un’apposita ordinanza, che sarà immediatamente comunicata alle parti ed avrà efficacia (salvo revoca per fatti sopravvenuti) fino alla pronuncia della sentenza.

In alcuni casi, il giudice potrà subordinare la sospensione alla prestazione di idonee garanzie patrimoniali [2] che il ricorrente dovrà fornire. Di solito, sarà richiesta una cauzione o una fideiussione bancaria o assicurativa.

Gli interessi legali 

La legge [3] dispone che «Durante il periodo di sospensione cautelare si applicano gli interessi al tasso previsto per la sospensione amministrativa» [4]. Il contenuto di questa norma, come vedremo tra poco, è stato precisato dalla Corte di Cassazione.

Considera che dal momento di emanazione dell’ordinanza che concede la sospensione dell’esecutività dell’atto impugnato, il processo si svolge in maniera più celere: è previsto che il giudice debba fissare l’udienza di trattazione della causa nel merito entro 90 giorni, anche se si tratta di un termine ordinatorio, non perentorio, e dunque non viene sempre rispettato.

In ogni caso, trascorrono quasi sempre almeno diversi mesi dal momento della pronuncia della sospensiva a quello della pubblicazione della sentenza che definisce la fase del giudizio; perciò, la misura degli interessi applicati è rilevante, specie se il debito su cui vengono calcolati è di entità consistente.

Ma in generale sulle cartelle non pagate sono previsti anche gli interessi di mora [5], che iniziano a decorrere dal momento della notifica e vengono calcolati fino alla data del pagamento. L’importo di questo tasso viene determinato annualmente con decreto del Ministero dell’Economia e Finanze con riguardo alla media dei tassi bancari attivi (leggi interessi di mora: come si calcolano).

Cartella sospesa: quali interessi?

La Corte di Cassazione [6] ha stabilito che gli interessi “da sospensione” sono comunque dovuti:  «la sospensiva non incide sugli interessi sia perché costituisce uno strumento processuale che non incide sul rapporto sostanziale, sia perché è uno strumento comunque provvisorio i cui effetti vengono travolti dalla pronuncia definitiva», afferma la sentenza.

Il fatto che sia stata disposta giudizialmente la sospensione dell’esecutività non rileva ai fini degli interessi per il ritardato pagamento, che costituiscono parte integrante del debito maturato dal contribuente: la Suprema Corte afferma espressamente che «la sospensione dell’esecutività della cartella esattoriale non rileva ai fini del calcolo degli interessi che comunque decorrono dalla notifica della cartella». Tutto ciò vale, ovviamente, nel caso in cui il ricorso sia rigettato, altrimenti l’atto impugnato verrebbe travolto dalla sentenza di annullamento.

In una recente ordinanza [7], la Suprema Corte ha ribadito che gli interessi legali rimangono applicabili durante l’intero periodo di sospensione giudiziale della cartella o dell’altro tipo di atto impositivo impugnato. E non è neppure necessaria una nuova iscrizione a ruolo per questa voce, quando il ricorso del contribuente è accolto solo in parte e per il resto la legittimità della cartella viene confermata in giudizio. Vale a dire che è sufficiente la cartella originaria per legittimare la pretesa degli interessi nel frattempo maturati sul debito riportato nell’atto.

«Qualora il ricorso del contribuente sia accolto solo parzialmente e la sentenza di merito confermi la legittimità del titolo impugnato, l’intervenuta sospensione giudiziale della riscossione di cartelle di pagamento non determina la necessità di una nuova iscrizione a ruolo per gli interessi intanto maturati sull’importo dell’imposta dovuta» – afferma il Collegio – perché, per il principio generale di legge [8], «i crediti liquidi ed esigibili di somme di denaro producono interessi di pieno diritto in misura del tasso legale, salvo che la legge o il titolo dispongano diversamente».

Per gli Ermellini, dunque, la generale disciplina prevista in materia di interessi dal Codice civile non può essere derogata dalla normativa tributaria, anche perché la cartella di pagamento è e rimane un «atto prodromico dell’esecuzione» e in caso di rigetto del ricorso (o di soccombenza parziale del contribuente) gli effetti della sospensione cessano comunque dalla data di pubblicazione della sentenza di primo grado, rendendo possibile il recupero degli interessi nel frattempo maturati. «La cessazione degli effetti della sospensione determina la “caducazione” o il “travolgimento” degli effetti medesimi, comportando la possibilità di procedere a riscossione coattiva per l’intero credito dei relativi accessori accertati nel merito in sentenza», afferma il Collegio.


note

[1] Art. 47 D.Lgs. n.546/1992.

[2] Art. 69, comma 2, D.Lgs. n.546/1992.

[3] Art. 47, comma 8 bis, D.Lgs. n. 546/1992.

[4] Art. 39 del D.P.R. n. 602/1973.

[5] Art. 30 del D.P.R. n. 602/1973.

[6] Cass. sent. n. 31786/19 del 5 dicembre 2019.

[7] Cass. ord. n. 20362/20 del 28 settembre 2020.

[8] Art. 1282, comma 1, Cod. civ.


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