Salute e benessere | Articoli

Come il vaccino antinfluenzale può aiutare i cardiopatici

29 Settembre 2020 | Autore:
Come il vaccino antinfluenzale può aiutare i cardiopatici

Rientrano tra le categorie a rischio, per le quali la somministrazione è fortemente raccomandata dal ministero della Salute. Ma ci sono anche altri motivi, indipendenti dalla pandemia, per i quali la terapia può essere ancor più indicata per questo tipo di malati.

A breve arriveranno in farmacia le prime dosi del vaccino antinfluenzale, quest’anno ancor più importante, dal momento che può aiutare a distinguere i sintomi di una comune influenza da quelli del Coronavirus. Il ministero della Salute ha raccomandato fortemente di eseguirlo, specie a soggetti a rischio come personale sanitario, malati di diabete, broncopneumopatie e cardiopatie.

Secondo alcuni studi, vaccinarsi contro l’influenza può avere buoni effetti soprattutto sulla salute di chi soffre di cuore. In questo articolo spieghiamo come il vaccino antinfluenzale può aiutare i cardiopatici.

A dispetto delle raccomandazioni, le ultime campagne vaccinali hanno raggiunto una copertura molto scarsa: appena il 16,8% nel 2019, lievemente sopra rispetto al dato della stagione precedente (15,8%). Se l’argomento ti interessa, prosegui la lettura e ti daremo tutte le informazioni riguardo al vaccino contro l’influenza, in particolare in relazione a chi ha patologie cardiache.

Quando si fa?

Partiamo dall’inizio e cioè dalla tempistica. Il ministero della Salute, al momento, non ha indicato una data precisa a partire dalla quale sarà possibile vaccinarsi.

La campagna 2020-2021 comincerà prima rispetto al solito: è verosimile già da inizio ottobre, mentre in genere si inizia non prima della metà o della fine del mese (nel 2019 è partita il 28 ottobre e si è conclusa a gennaio). Andrà avanti a oltranza, anche oltre il 31 dicembre 2020.

Dove si fa?

Il vaccino si acquista in farmacia e viene poi eseguito presso i servizi di vaccinazione dei dipartimenti di prevenzione delle Asl o dai pediatri e medici di famiglia. Il costo varia tra i 10 e i 25 euro. Il ministero della Salute ha ampliato la platea di persone per le quali la somministrazione è gratuita. Nella circolare emanata a giugno si specificava che potevano vaccinarsi gratuitamente i cittadini tra i 60 e i 64 anni.

Ora, dal portale del ministero, si legge che il vaccino è offerto anche a chi, per le proprie condizioni di salute, corra rischi più gravi, in caso di influenza, perché potrebbe avere delle complicazioni.

Il vaccino è fortemente raccomandato – ed è gratuito – anche per particolari categorie di persone, in virtù del lavoro che svolgono. Primi tra tutti i sanitari che sono a stretto contatto con pazienti anziani in strutture di lungodegenza, per i quali si è ventilata l’ipotesi di un obbligo di vaccinazione imposto dalla legge. Al momento, però, è solo un’ipotesi.

Chi sono i soggetti a rischio?

Le categorie elencate dal ministero, che potrebbero vaccinarsi senza pagare, sono le seguenti:

  • donne incinte o che hanno appena partorito, all’avvio della campagna di vaccinazione;
  • tutti i malati in genere a rischio complicanze in caso di influenza e i loro familiari;
  • malati cronici, con patologie respiratorie (asma grave, displasia broncopolmonare, fibrosi cistica e broncopatia cronico ostruttiva-Bpco);
  • malati con patologie cardio-circolatorie, tra cui anche le cardiopatie congenite e acquisite;
  • malati di diabete mellito e altre patologie metaboliche;
  • chi soffre di insufficienza renale/surrenale cronica;
  • malati con patologie agli organi emopoietici ed emoglobinopatie;
  • malati di tumore che si stanno sottoponendo a chemioterapia;
  • malati che abbiano carenze nella produzione di anticorpi o dell”immunosoppressione indotta da farmaci anti-Hiv;
  • persone con patologie infiammatorie croniche e sindromi da malassorbimento intestinali;
  • chi ha fissato un’operazione chirurgica importante a breve;
  • chi soffre di patologie associate a un aumentato rischio di aspirazione delle secrezioni respiratorie (per esempio le malattie neuromuscolari);
  • epatopatie croniche
  • chi ha più di 65 anni;
  • bambini e adolescenti che stanno seguendo cure a base di acido acetilsalicilico. Se prendono l’influenza, possono contrarre la sindrome di Reye, una malattia molto rara ma anche molto grave: può portare all’edema cerebrale e alla morte;
  • ricoverati in strutture di lungodegenza.

A questi si aggiungono anche particolari categorie di lavoratori e persone considerate più esposte per all’influenza, o alla possibilità di contagiare terzi, per le attività che svolgono:

  • medici e personale sanitario;
  • forze di polizia;
  • vigili del fuoco;
  • allevatori, addetti al trasporto di animali, macellatori e vaccinatori, veterinari;
  • donatori di sangue.

Quali benefici per i cardiopatici? 

Secondo la «Fondazione italiana per il cuore» chi soffre di patologie cardiache dovrebbe sottoporsi alla vaccinazione antinfluenzale. Non solo nell’ambito di una generica raccomandazione per i cardiopatici come per tutte le «categorie a rischio» di cui sopra. Alcuni studi dimostrerebbero che il vaccino contro l’influenza contribuisce a migliorare la salute del cardiopatico che vi si sottopone. In che modo?

  • limita il rischio di infarto, così come altri rimedi come le cure a base di antipertensivi e statine o la decisione di smettere di fumare;
  • limita il rischio di morte per scompenso cardiaco: la Fondazione cita uno studio eseguito su tre milioni di americani dal quale è risultato che sia il vaccino contro l’influenza, sia quello contro lo pneumococco sono associati a percentuali molto inferiori di vittime di scompenso cardiaco in ospedale;
  • protegge dalla possibilità di contrarre il Coronavirus in modo più grave.

Secondo la Fondazione, che ha lanciato un appello alla vaccinazione in occasione della Giornata mondiale per il cuore, il 29 settembre, «evidenze cliniche confermano l’efficacia della vaccinazione antinfluenzale quale intervento di prevenzione secondaria dell’infarto miocardico che si colloca tra il 15 e il 45%, paragonabile a quella della cessazione dell’abitudine al fumo (32-43%), delle statine (19-30%) e degli antipertensivi (17-25%)».



Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube