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Volo cancellato per circostanze eccezionali

30 Settembre 2020 | Autore:
Volo cancellato per circostanze eccezionali

I diritti del passeggero quando il suo aereo resta a terra per qualche imprevisto: c’è diritto al rimborso e al risarcimento?

Arrivi all’aeroporto, in una mano la valigia e nell’altra la carta d’imbarco, pronto per metterti in viaggio per vacanza o per lavoro. Ma quando alzi gli occhi sul cartellone elettronico che mostra il numero del bancone del check-in scopri che non si parte più: non è che è previsto un ritardo, è che il tuo aereo resterà proprio a terra. Vai a chiedere delle informazioni alla compagnia e ti senti dire che il decollo è stato bloccato da cause di forza maggiore.

A quel punto, dopo lo smarrimento iniziale, ti chiedi quali sono i tuoi diritti in caso di volo cancellato per circostanze eccezionali. Hai diritto al rimborso? Ti devono imbarcare su un aereo successivo? Insomma, in qualche modo puoi partire oppure no? Le condizioni vengono dettate dal Regolamento europeo approvato nel 2004 [1] che contiene, tra le altre cose, tutte le norme su come devono comportarsi vettori e passeggeri in caso di disagio per ritardi o cancellazioni. Ed in un caso come quello del volo cancellato per circostanze eccezionali, purtroppo il cittadino ha poco da pretendere: l’aereo resta a terra ma il rimborso prende il volo.

Lo stesso Regolamento, però, definisce che cosa si deve intendere per «circostanze eccezionali». Non si tratta di un calderone in cui una compagnia aerea può mettere qualsiasi scusa possibile per non far decollare un velivolo, ma si deve trattare di determinati casi che impediscono il viaggio. Vediamo.

Volo cancellato: le circostanze eccezionali

Partiamo proprio da qui. Che cosa mai può accadere per cancellare un volo senza che la compagnia sia tenuta a rimborsare i passeggeri?

Il Regolamento Ue ha stabilito che per circostanza eccezionale di deve intendere quell’evento che, «per sua natura o per la sua origine, non riguarda il normale esercizio dell’attività del vettore aereo e sfugge al suo controllo». Una circostanza, dunque che non si sarebbe comunque potuta evitare anche se fossero state adottate tutte le misure del caso.

Si può parlare, dunque, di una circostanza eccezionale quando c’è un evento meteorologico tale da impedire il decollo dall’aeroporto di partenza o l’atterraggio in quello di arrivo. Oppure ad un allarme terrorismo diramato in uno o più aeroporti che costringe i vettori a restare a terra fino a nuovo ordine. In entrambe le situazioni, si verificano degli eventi che non dipendono dalla compagnia o, come recita il Regolamento europeo, che «sfuggono al suo controllo».

Altro esempio eclatante che verrà senz’altro in mente a chi una decina di anni fa è stato impossibilitato a prendere un aereo è quello dell’eruzione del vulcano islandese dal nome impronunciabile: l’Eyjafjallajökull. Nel 2010, provocò il blocco aereo in circa mezzo mondo. Anche in quel caso, le compagnie furono esonerate dall’obbligo di pagare la compensazione pecuniaria, perché le ceneri vulcaniche presenti nell’atmosfera furono un evento eccezionale non prevedibile che impediva il traffico aereo.

Per quanto riguarda lo sciopero, diventa una circostanza eccezionale solo se si tratta di una protesta del personale aeroportuale di terra o dei controllori di volo, ma non del personale della compagnia aerea con cui si deve partire.

Volo cancellato: c’è diritto al rimborso?

Nel contesto sopra descritto, ci sono poche possibilità – per non dire nessuna – di avere un rimborso. Il Regolamento Ue, infatti, stabilisce che «il vettore aereo operativo non è tenuto a pagare una compensazione pecuniaria se può dimostrare che la cancellazione del volo è dovuta a circostanze eccezionali che non si sarebbero comunque potute evitare anche se fossero state adottate tutte le misure del caso».

Quindi, di fronte ad una tempesta di neve, alla mancata sicurezza in partenza o all’arrivo o ad una situazione di instabilità politica che possa compromettere l’incolumità dei passeggeri, l’aereo può restare a terra e la compagnia non è tenuta a compensare il disagio.

Tuttavia, ciò non vuol dire che il passeggero debba restare a mani vuote. Anche quando il vettore è esonerato dall’obbligo di corrispondere una compensazione pecuniaria al viaggiatore per la cancellazione di un volo dovuta a circostanze eccezionali, è comunque tenuto a rimborsare al viaggiatore il costo del biglietto non usufruito e ad offrirgli un’alternativa su un altro volo. D’altra parte, se l’aereo resta a terra per un evento imprevedibile non è colpa della compagnia ma, certamente, non è colpa nemmeno del passeggero.

Volo cancellato: quando si deve pagare la compensazione?

Come abbiamo visto, non sempre si può parlare di «circostanze eccezionali» per giustificare la cancellazione di un volo. E quando l’aereo resta a terra per un altro motivo, il passeggero ha diritto alla compensazione pecuniaria. Succede nel momento in cui la causa della cancellazione è inerente al normale esercizio dell’attività del vettore e che sfugge al suo controllo.

Si pensi, ad esempio, ad una delle ragioni più frequenti che impediscono ad un aereo di partire, ovvero il guasto tecnico. La Corte di giustizia europea ha stabilito che tale motivo non rientra tra le circostanze eccezionali, come non rientra nemmeno il problema dello sghiacciamento delle ali. Il vettore, secondo la normativa, è tenuto a trovarsi pronto per il decollo, se non con quell’apparecchio con un altro aereo in grado di garantire la partenza al passeggero che ha già pagato il viaggio. In caso contrario, la compagnia, oltre al rimborso del biglietto, deve corrispondere la compensazione pecuniaria.

Spetta, comunque, sempre al vettore dimostrare le ragioni della cancellazione del volo e di essersi impegnato a tentare di sistemare il passeggero su un altro aereo, anche di una compagnia diversa, per garantire la partenza e l’atterraggio con meno di tre ore di ritardo.

Significa che, in mancanza di queste plausibili giustificazioni, vi è una presunzione di colpa nei confronti della compagnia.


note

[1] Regolamento Ue n. 261/2004.


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