Reddito di cittadinanza: cambiamenti in arrivo

29 Settembre 2020 | Autore:
Reddito di cittadinanza: cambiamenti in arrivo

Luigi Di Maio ora riconosce la necessità di un «tagliando» per adeguarlo. Ma il restyling non sarà facile: il nodo è l’incrocio con le offerte di lavoro.

Indietro non si torna, ma dopo un anno e mezzo anche i suoi creatori riconoscono che il Reddito di cittadinanza ha bisogno di cambiamenti: ieri, il premier Conte ha dato il via al restyling e, oggi, Luigi Di Maio parla della necessità di un «tagliando» per adeguarlo alle attuali necessità del Paese.

«Il Reddito di cittadinanza è stata una delle principali battaglie del Movimento 5 Stelle», dice il ministro degli Esteri. «Arrivati al governo lo abbiamo introdotto adeguandoci alle capacità di spesa del Paese. Certo, avevamo in mente una manovra più profonda, ma occorreva comunque fare un passo avanti, iniziare a dare una direzione. Bisognava tracciare una strada».

Oggi, ci sono più di 3 milioni di beneficiari che – sottolinea Di Maio – «sono sotto la soglia di povertà e riescono a comprare i libri per la scuola ai propri figli. Genitori con le lacrime agli occhi, che mi hanno ringraziato perché con il Reddito sono finalmente riusciti a curare i propri bambini».

Ma dopo la difesa della misura bandiera del Movimento 5 Stelle parte l’attacco: «Mi dà rabbia – rimarca il titolare della Farnesina – vedere che c’è chi non perde occasione per strumentalizzare la prima vera misura contro la povertà mai varata in Italia. Sul Reddito di cittadinanza hanno raccontato ogni genere di bugia, l’ultima ha riguardato quelle bestie dei fratelli Bianchi e la morte del povero Willy. Falsità rilanciate da alcuni solo per colpire il M5S e che non voglio nemmeno commentare».

L’esponente pentastellato insiste e lancia le sue proposte di riforma: «L’aiuto alle persone più deboli è il primo dovere di ogni Stato democratico. Ma ciò non significa che questo aiuto non sia migliorabile. D’altronde, dopo la pandemia è cambiato tutto, siamo entrati in una crisi economica che oggi deve spingerci a guardare oltre, ad avere una visione e ad aggiornare anche alcuni provvedimenti cardine del Movimento, proprio come il Reddito».

E precisa che aggiornarlo «non significa cancellarlo, anzi. Si può però fare un tagliando, un adeguamento alle attuali necessità del Paese. E questo spirito, oggi, unisce tutto il governo».

L’obiettivo resta quello annunciato ieri dal presidente del Consiglio: un incrocio tra domanda e offerta di lavoro, con il Reddito di cittadinanza che diventerà un “ponte” per la formazione e riqualificazione dei lavoratori. È questo, infatti, lo scoglio contro cui il Reddito finora si è arenato, molto più dell’attribuzione avvenuta a molti non aventi diritto, con casi divenuti eclatanti. La lacuna evidente – e adesso riconosciuta dal premier e dal suo ministro degli Esteri – è la carenza di misure per avviare i beneficiari al lavoro.

Da qui, l’idea di un “network“, una rete per consentire ai percettori di incontrarsi con le offerte di lavoro delle imprese. Ma chi rifiuterà gli impieghi proposti perderà il diritto all’assegno: la legge già prevede che la mancata adesione a tre offerte congrue comporta l’eliminazione del sussidio.

Per arrivare alla riforma, però, stavolta non basteranno i provvedimenti del Governo e occorrerà invece un confronto parlamentare, adottando soluzioni condivise e evitando i “sabotaggi” ai quali ha accennato Di Maio, stigmatizzando il fatto che ad oggi solo 400 su 8mila Comuni italiani hanno approvato i decreti per permettere l’impiego di chi percepisce il Reddito, così di fatto paralizzando il versante attivo della misura e lasciando in essere solo quello passivo, cioè la percezione del sussidio.

Ma il percorso non sarà facile e le opposizioni già annunciano battaglia: «Il Reddito di cittadinanza, così com’è, produce solo assistenzialismo e lavoro nero. Si sprecano risorse pubbliche per ingessare il mercato e per invitare milioni di italiani a restare a casa sdraiati sul divano in attesa del sussidio di Stato», dichiara Mariastella Gelmini, capogruppo di FI alla Camera.



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