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Multa con autovelox errata: cosa fare

30 Settembre 2020
Multa con autovelox errata: cosa fare

Contravvenzioni stradali: tutti i vizi da sollevare contro l’eccesso di velocità. Gli errori e le dimenticanze.

Anche la pubblica amministrazione sbaglia. Anzi, a giudicare dai ricorsi contro le multe stradali, sbaglia di frequente. Gli errori possono essere di vario tipo. Il più delle volte, si tratta di dimenticanze o di errori materiali che, tuttavia, si riverberano sulla validità dell’intero atto. Dimenticare di spedire una contravvenzione nei termini previsti dalla legge (90 giorni dall’infrazione) costituisce infatti una nullità insanabile. E così, l’omessa o l’errata indicazione del giorno nel quale è stata commessa la violazione del Codice della strada rende impossibile al trasgressore una difesa appropriata, il che determina anche in questo caso la nullità del verbale. Ed allora cosa fare se la multa con autovelox è errata? Cerchiamo di capirlo qui di seguito.

Errori materiali e dimenticanze

Il verbale con la contravvenzione deve essere completo di ogni elemento necessario all’automobilista a spiegare una valida e precisa difesa. Ogni errore sugli aspetti essenziali dell’infrazione determina la nullità della multa.

Così, sono innanzitutto ritenuti errori gravi quelli sul giorno, sull’ora e sul luogo dell’infrazione.

Giovanni riceve una multa per autovelox rilevata in una città nella quale non è mai stato. Probabilmente, quando il verbale è stato redatto dall’organo accertatore, è stato commesso un errore di battitura sulla targa, determinando la notifica della contravvenzione a un soggetto diverso rispetto all’effettivo trasgressore.

Luca riceve una multa per una violazione commessa il 15 ottobre 2021 quando ancora è il 2020. La multa è nulla nonostante il palese errore materiale dell’agente.

Matteo riceve un verbale per violazione del Codice della strada rilevato mentre era alla guida di un’auto che tuttavia non è la sua. Anche in questo caso, la contravvenzione è nulla.

Gli altri errori, come quelli sul modello o sul colore dell’auto, non rilevano perché non limitano il diritto alla difesa dell’automobilista. Difatti, se il veicolo è individuato precisamente con la targa, non c’è bisogno di ulteriori elementi a conferma della sua identità.

Anche per quanto riguarda il luogo della violazione, seppur in linea generale esso deve essere individuato con precisione, quando si tratta di una via molto lunga (si pensi alla Cassia, alla Flaminia, ecc.), il verbale non è tenuto a indicare l’esatto punto ove la contravvenzione è stata elevata.

Errori di funzionamento dell’autovelox

Il trasgressore può sempre contestare il funzionamento dell’autovelox, tuttavia dovrà anche dimostrarlo. All’agente accertatore basta indicare nel verbale l’avvenuta omologazione dello strumento e la data dell’ultima taratura, taratura che deve essere effettuata almeno una volta all’anno.

Se l’autovelox è stato tarato più di un anno prima, la contravvenzione è nulla perché lo strumento si presume non funzionante correttamente.

La taratura nei termini non esclude la possibilità di dimostrare ugualmente che lo strumento non fosse funzionante. Tuttavia, a riguardo, la Cassazione ha detto [1] che non è nulla la multa autovelox se, nel verbale, è indicata una velocità di poco inferiore a quella rilevata dalla macchina «derivando la correzione dall’applicazione dell’art. 3, comma 1, del d.m. 13 maggio 1986, secondo cui alla determinazione della velocità effettuata con uno dei dispositivi omologati sono apportate correzioni, a favore del trasgressore, che tengano conto dell’errore assoluto proprio dello strumento e dell’errore sistematico e/o casuale conseguente alla procedura seguita nel caso di specie».

Il verbale deve necessariamente indicare, a pena di nullità, la data dell’ultima taratura.

Ricordiamo inoltre che l’autovelox deve tenere conto della cosiddetta tolleranza che è pari al 5% rispetto al limite di velocità, con un minimo sempre di 5 km/h. Quindi, su una strada con limite a 30 km/h, la multa può scattare solo a partire da 36 km/h.

Multa autovelox errata: cosa fare?

Se la multa con autovelox è errata, è necessario innanzitutto dimostrare l’errore. Alcuni errori sono rilevabili già dal verbale stesso (ad esempio, l’indicazione di una data ancora non compiuta, l’omessa trascrizione del luogo della contravvenzione o dell’orario in cui la stessa è stata commessa). Altri invece vanno dimostrati: si pensi al caso in cui la multa venga rilevata in una città ove il presunto trasgressore non è mai stato. In tal caso, questi dovrà fornire la prova di non essersi mai trovato in quel determinato posto nel giorno e nell’ora indicati dal verbale. Qualsiasi tipo di prova potrà essere utile: un foglio presenze in ufficio, una testimonianza, ecc. È vero che ben potrebbe essere che l’auto fosse stata data in prestito a un’altra persona di famiglia, ma a tal fine potrebbe risultare determinante guardare la fotografia scattata dall’autovelox per verificare i tratti somatici del conducente.

In secondo luogo, bisogna fare ricorso. Qui, la scelta si deve muovere tra il ricorso al giudice di pace e quello al prefetto.

Il ricorso al prefetto – che va esperito entro 60 giorni dalla notifica del verbale – non consente un contraddittorio neutro e articolato. Ricordiamo infatti che il prefetto è l’organo superiore a quello che ha accertato la contravvenzione. È sempre bene quindi ricorrere a questo mezzo di impugnazione solo per i vizi evidenti, che non necessitano di accertamenti particolarmente approfonditi.

Il ricorso al giudice di pace, in quanto organo imparziale e super partes, è invece consigliabile tutte le volte in cui è necessario far leva sull’interpretazione della legge, quando cioè il vizio non è evidente. Il ricorso al giudice di pace va esperito entro 30 giorni dalla notifica del verbale.


note

[1] Cass. sent. 12/07/1996, n. 6338.


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