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Come proteggere i figli dai pericoli di Internet

25 Ottobre 2020 | Autore:
Come proteggere i figli dai pericoli di Internet

Le insidie della Rete: tutto quello che puoi fare per prevenire i rischi che un ragazzino può correre sul web, o almeno limitare i danni.

Il pericolo corre sul web. Tra social e app, gli adolescenti diventano facili prede di malintenzionati online. Si può incappare in un pedofilo o in una rete di «curatori» che adescano i giovanissimi, coinvolgendoli in prove di coraggio.

C’è di che temere per un genitore, anche perché l’uso della tecnologia è sempre più precoce: i ragazzi di oggi sono tutti nativi digitali. Se hai un bambino in età preadolescenziale o di poco più grande è possibile che tu stia chiedendo come proteggere i figli dai pericoli di Internet. Proveremo a spiegartelo in questo approfondimento.

Ci aiuteranno gli esperti in materia: il portale della polizia postale, che quotidianamente combatte questi crimini, è una miniera di informazioni. Anche molte Asl hanno elaborato linee guida per la navigazione sicura dei ragazzi. L’intento di questo articolo è restituirti una panoramica dei rischi, illustrandoti le strategie di prevenzione e intervento.

Cos’è il blue whale?

Letteralmente, significa «balena blu», come le balene che si spiaggiano e muoiono quasi senza un perché. L’hanno ribattezzato «il gioco del suicidio». In Italia e altrove, i media gli hanno dato un grande peso, ritenendolo collegato a morti e lesioni di adolescenti in tutto il mondo, anche se in molti casi era da dimostrare che i decessi fossero connessi a questa pratica.

Il blue whale consisterebbe in un macabro gioco articolato in 50 prove, sempre più estreme, fino a uccidersi. Il ragazzo viene contattato online da un «curatore» o «master»: in questo modo si fa chiamare la specie di tutor che guida il rituale, sottoponendo il partecipante a sfide sempre più rischiose, fino al suicidio. Così l’ha descritto Novaya Gazeta, famoso giornale russo, su un articolo diventato virale che parlava di almeno 8 ragazzi ammazzatisi per giocare al blue whale. Ma secondo inchieste successive, gli adolescenti morti non si erano uccisi per questo motivo.

Quindi? Esiste il blue whale? Sì, in varianti diverse, ma il fenomeno non ha le proporzioni che si riteneva avesse nel 2016, quando scattò l’isteria. Le leggende nate intorno a questa «challenge dell’orrore» ne hanno pompato l’effettiva portata. Tra il 2017 e il 2019 sarebbero stati circa 200 i casi documentati di ragazzi suicidatisi in tutto il mondo per blue whale.  Il pericolo sottolineato dalla polizia postale sta nel rischio emulazione alto.

Quello delle prove di coraggio, in fondo, è un vecchio gioco che Internet può benissimo rispolverare. E anche se non dovesse esistere un consistente esercito di master, curatori o manovratori, ma solo pochi casi isolati, esistono invece molti gruppi e forum online dedicati al suicidio. Universi inquietanti, dove è difficile distinguere il mitomane da chi fa sul serio nello sbandierare un’attrazione per la morte.

Cos’è il cyberbullismo?

Se il bullismo è l’atteggiamento di chi, in modo arrogante e spesso facendosi forte della stima del suo gruppo di amici, cerca di prevaricare gli altri, specie chi gli appare più debole, il cyberbullismo è la sua versione virtuale.

Una legge approvata dal Parlamento nel 2017 [1] punta ad accendere un faro sul fenomeno per meglio contrastarlo. La chiave è soprattutto la prevenzione, che si gioca sull’educazione dei ragazzi.

Secondo la legge appena citata, è cyberbullismo «qualunque forma di pressione, aggressione, molestia, ricatto, ingiuria, denigrazione, diffamazione, furto d’identità, alterazione, acquisizione illecita, manipolazione, trattamento illecito di dati personali in danno di minorenni, realizzata per via telematica, nonché la diffusione di contenuti online aventi a oggetto anche uno o più componenti della famiglia del minore, il cui scopo intenzionale e predominante sia quello di isolare un minore o un gruppo di minori ponendo in atto un serio abuso, un attacco dannoso, o la loro messa in ridicolo».

Un esempio classico di cyberbullismo è aggredire o umiliare in vari modi un ragazzino, filmare l’intera scena e diffonderla sui social o su Youtube.

Gli atteggiamenti dei bulli possono anche configurare reati: dall’istigazione al suicidio [2] alla violenza sessuale [3], dalla diffamazione [4] allo stalking [5]. A volte agiscono nella più totale noncuranza della legge, ma sul web gran parte del materiale resta tracciabile e a partire dai 14 anni si diventa imputabili. Questo vuol dire che si è chiamati a rispondere davanti alla legge di potenziali reati.

Cos’è il revenge porn?

Un reato particolare, nonché un’altra insidia della Rete, è il revenge porn [6]. È entrato di recente nel nostro ordinamento [7]. Consiste nel rendere pubbliche immagini private, spesso di contenuto erotico, senza l’autorizzazione di chi vi è ritratto. Può trattarsi di filmati hard o foto di nudo: il soggetto le ha inviate volontariamente a un’altra persona, ma questa le ha condivise in Rete senza il suo consenso.

L’adolescenza è anche il momento delle prime esperienze sessuali. La tecnologia è entrata a gamba tesa in parte anche su questo terreno, attraverso il sexting, la pratica di scambiarsi messaggi erotici e spesso anche video e foto. Il rischio è di ritrovarsele online.

Lo stesso pericolo si può correre con alcune forme di pedofilia, forse il primo dei reati approdati sul web: chi adesca bambini e adolescenti in chat per fini sessuali lo fa spesso per ottenere immagini erotiche, che può tenere per sé o scambiare con una rete di «collezionisti» con la sua stessa passione insana. Il problema è la viralità: non sempre si riesce a capire quanto un contenuto abbia girato, di clic in clic.

Abbiamo scritto numerosi articoli sul tema revenge porn e sui reati configurabili dalle chat con minorenni, con scambio di materiali. Se ti interessa puoi leggere qui: “Scambio di immagini erotiche: cosa si rischia“.

Come proteggere i propri figli?

In tutti questi casi, c’è una costante: un fatto che accade online e che tuo figlio vuole verosimilmente tenere nascosto, perché se ne vergogna, ne ha paura, non sa come uscirne o teme di deludervi.

Per un genitore è impossibile sapere per filo e per segno come il proprio figlio adolescente utilizza il suo smartphone o il suo computer. La buona notizia è che non bisogna essere per forza dei pirati informatici o avere chissà quale esperienza della Rete per capire quando qualcosa non va.

L’età difficile non aiuta: durante l’adolescenza, il carattere del proprio figlio è in piena costruzione, sottoposto a sollecitazioni innumerevoli, alcune delle quali insidiose. A volte, però, si può prevenire o a intervenire in tempo.

Il primo consiglio è stimolare il dialogo, in generale e in particolare. Se saprai fare in modo che i tuoi ragazzi si fidino di te, saranno loro a raccontarti qualcosa di spiacevole che gli è successo sul web. Essere presenti e vigili ma mai ossessivi e soffocanti è il difficile equilibrismo di ogni genitore.

Spesso, a 13-14 anni non è facile tirare fuori quello che si ha dentro, soprattutto se fa male, se si ha paura di essere giudicati, se ci si sente in pericolo o in errore. Puoi allora provare tu a far parlare tuo figlio, magari prendendo spunto da una notizia di cronaca o da un fatto realmente accaduto che coinvolga gli adolescenti e l’uso di Internet. Sull’argomento, esistono film e serie tv, un universo che i ragazzi dominano: potresti partire da qui per attirare l’attenzione di tuo figlio.

Non criminalizzare il web: è vero che è pieno di pericoli, ma può essere una risorsa formidabile per la crescita di un giovane. Niente terzo grado. Prova a pungolarlo, a chiedergli cosa ne pensa, se ha le idee chiare oppure no, se sembra in difficoltà. Nel caso in cui tu abbia il sospetto fondato che stia partecipando a un gioco pericoloso online, prova a introdurre l’argomento e vedi cosa risponde. Fallo sentire capito. Fagli percepire che ci sei e può contare su di te.

A scuola di Internet

Dare delle coordinate ai ragazzi è importante, specie quando li si mette davanti a un computer o a uno smartphone. Devono sapere che avere gli occhi aperti in Rete è fondamentale per la loro sicurezza e che molti atteggiamenti vanno evitati, come si eviterebbe di andare in giro da soli la notte in città quando si è ancora piccoli.

Può essere utile, specie con i preadolescenti che si stanno appena affacciando a Internet, navigare insieme. In questo modo, potrai capire quali sono gli interessi di tuo figlio in Rete, cosa gli piace e cosa cerca. Ancora meglio se il computer in casa è in condivisione con tutta la famiglia e non è nella stanza di tuo figlio: se proprio hai il sospetto che si stia mettendo nei guai, puoi sempre dare un’occhiata alla cronologia dei siti visitati. Non per violare la sua privacy, semmai per aiutarlo.

Fagli capire che non deve fidarsi di chiunque: per niente degli sconosciuti, poco dei conoscenti. Se qualcuno che non ha mai visto lo contatta in chat e gli chiede il numero di cellulare non deve darglielo, né inserirlo sul web, né accettare richieste di incontro, compilare moduli via mail o cliccare su link sospetti. Se qualcuno che conosce, anche un fidanzatino/a, gli chiede foto osé è bene evitare perché non può sapere dove queste foto potrebbero finire.

Bisogna educare i figli a Internet come si faceva con la tv: insieme, a piccole dosi, senza parcheggiarli a lungo davanti allo schermo. Datti un massimo di tempo al giorno per farlo stare davanti a pc e smartphone: aiuterai il tuo ragazzo a non crescere con la dipendenza da device.

Spiegagli che non è maleducazione bloccare l’autore di una richiesta oscena o inappropriata. Se c’è qualcosa che lo preoccupa, una foto o un video che ha ingenuamente mandato a un amico/a per poi pentirsene, può parlartene senza paura di non essere capito.

Per il tuo computer puoi usare anche un software che filtri i contenuti, in modo da non indirizzarlo su siti pericolosi.

Occhi agli indicatori esterni

A volte, specie se il ragazzo è grande e usa Internet già da un po’, non ci si accorge di nulla, per questo è bene valutare il contesto complessivo: ogni cambiamento può diventare un indicatore importante. Spesso il contatto con un cyberbullo, un «curatore» o qualcuno che, a vario titolo, cerchi di plagiare il ragazzino genera in lui un’inquietudine inusuale.

Non è detto che tu riesca a coglierla, molto dipende ovviamente da quanto tuo figlio la esterni, ma qualche indizio può spuntare in superficie: un repentino crollo del rendimento scolastico, un isolamento dai propri amici, un incremento del tempo passato davanti a tablet, telefono o pc.

Se noti che si apparta per parlare al cellulare o per navigare in Internet, può essere il segnale che vuole nasconderti qualcosa. Cerca di osservare il suo stato d’animo quando risponde al telefono o è al computer: ti sembra agitato?

Anche un diverso ritmo sonno-veglia può essere rivelatore. Alcune prove del cosiddetto blue whale, per esempio, sono prescritte in notturna, come ad esempio alzarsi dal letto e mettersi a vedere film dell’orrore. O più semplicemente fa fatica ad addormentarsi perché qualcosa lo angoscia.

Chiedi aiuto

Se ti accorgi che tuo figlio è fragile e scostante e non sai se e come parlargli direttamente, prova a chiedere consiglio a uno specialista per spiegargli la situazione e capire meglio come muoverti.

Il ragazzo potrebbe anche raccontarti di un suo compagno di classe che partecipa a giochi virtuali rischiosi o ha iniziato a chattare con qualcuno che gli fa strane richieste.

Se conosci i genitori del ragazzino, prova a chiamarli e a parlargli, oppure segnala il fatto a un’insegnante. Puoi anche rivolgerti alla polizia per raccontare quello che sai. Devi farlo se hai elementi che ti portano a ritenere che il ragazzo sia in pericolo.

In generale, se ti è possibile, cerca di tenerti in contatto con i genitori degli amici e compagni di classe di tuo figlio. Insieme è più probabile che riusciate a fiutare atteggiamenti anomali nei vostri ragazzi: un modo che può essere efficace di «fare rete» contro i pericoli della Rete.


note

[1] Legge 71/2017;

[2] Art. 580 c.p.;

[3] Art. 609 bis c.p.;

[4] Art. 595 c.p.;

[5] Art. 612 bis c.p.;

[6] Art. 612 ter c.p.;

[7] Legge 69/2019.


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