L’esperto | Articoli

Intervento chirurgico: ultime sentenze

9 Ottobre 2020
Intervento chirurgico: ultime sentenze

Il risarcimento del danno è escluso se non è provato il nesso causale tra l’operazione e la malattia. Le ultime sentenze sui danni da inesatta esecuzione di intervento e sulla responsabilità di medici e para medici.

Colpa professionale e intervento in équipe

In  tema di colpa professionale, in caso di intervento chirurgico in «équipe», il principio per cui ogni sanitario è tenuto a vigilare sulla correttezza dell’attività altrui, se del caso ponendo rimedio ad errori, che siano evidenti e non settoriali, rilevabili ed emendabili con l’ausilio delle comuni conoscenze scientifiche del professionista medio, non opera in relazione alle fasi dell’intervento in cui i ruoli e i compiti di ciascun operatore sono nettamente distinti, dovendo trovare applicazione il diverso principio dell’affidamento per cui può rispondere dell’errore o dell’omissione solo colui che abbia in quel momento la direzione dell’intervento o che abbia commesso un errore riferibile alla sua specifica competenza medica, non potendosi trasformare l’onere di vigilanza in un obbligo generalizzato di costante raccomandazione al rispetto delle regole cautelari e di invasione negli spazi di competenza altrui.

Corte appello Milano sez. II, 17/07/2020, n.1877

Omesse informazioni sull’intervento chirurgico

In tema di errore medico, la prova della circostanza che il paziente non si sarebbe mai sottoposto ad alcun intervento chirurgico se fosse stato correttamente informato sulle possibili conseguenze, può essere fornita con ogni mezzo, ivi compresi il notorio, le massime di esperienza e le presunzioni, queste ultime fondate, in un rapporto di proporzionalità diretta, sulla gravità delle condizioni di salute del paziente e sul grado di necessità dell’operazione.

Corte appello Trento, 20/06/2020, n.82

L’intervento chirurgico di normoconformazione

Per ottenere la rettificazione del sesso nei registri dello stato civile deve ritenersi non obbligatorio l’intervento chirurgico demolitorio e/o modificativo dei caratteri sessuali anatomici primari. Invero, l’acquisizione di una nuova identità di genere può essere il frutto di un processo individuale che non ne postula la necessità, purché la serietà ed univocità del percorso scelto e la compiutezza dell’approdo finale sia oggetto, ove necessario, di accertamento tecnico in sede giudiziale.

Tribunale Milano sez. I, 27/02/2020, n.1888

Impugnazione della cartella clinica sanitaria

La pubblica fede che caratterizza la cartella clinica sanitaria può essere messa in discussione solo con il procedimento di querela di falso, volta ad accertare la non corrispondenza al vero di quanto riportato in cartella clinica rispetto all’intervento chirurgico effettivamente eseguito.

Tribunale Milano sez. I, 14/02/2020, n.1462

Ambito e limiti della responsabilità medica

In tema di colpa professionale a seguito di intervento chirurgico svoltosi “in equipe“ risponde dell’errore o dell’omissione solo colui che abbia in quel momento la direzione dell’intervento o che abbia commesso un errore riferibile alla sua specifica competenza medica, non potendosi trasformare l’onere di vigilanza in un obbligo generalizzato di costante raccomandazione al rispetto delle regole cautelari e di invasione negli spazi di competenza altrui; ne consegue che il sanitario che si è occupato solo di effettuare la prima visita e di predisporre il piano di trattamento (nella specie: trattasi di prestazioni del tutto immuni da censure) è esente da colpa professionale nel caso in cui il danno è stato provocato al paziente da tutte le successive fasi relative all’esecuzione delle terapie effettuate da altri medici (nella specie: si trattava di diverse prestazioni odontoiatriche eseguite su di un paziente e che sono risultate incongrue, inefficaci e da rieseguire).

Tribunale Milano sez. I, 12/02/2020, n.1350

Risarcimento del danno non patrimoniale

In tema di risarcimento del danno non patrimoniale la eventuale personalizzazione del danno morale rispetto ai valori tabellari, deve essere provata con circostanze specifiche ed eccezionali. (Nel caso di specie, si trattava di un intervento chirurgico che non doveva essere eseguito  e la specifica domanda di personalizzazione non era stata richiesta né erano state allegate circostanze suscettibili di essere valutate a tal fine).

Corte appello Milano sez. II, 05/02/2020, n.381

Intervento chirurgico in assenza di consenso informato

E’ responsabile una struttura sanitaria in relazione ai pregiudizi subiti da una paziente per effetto di un intervento chirurgico eseguito in assenza di consenso informato e lesivo dell’ integrità psico-fisica della stessa (nella specie: una paziente doveva sottoporsi ad un intervento chirurgico per una “gonalgia al ginocchio destro” e dopo il risveglio dall’anestesia era venuta a conoscenza dell’intervento di artroscopia chirurgica e meniscectomia esterna riguardante anche il ginocchio sinistro in assenza di alcuna autorizzazione).

Tribunale Latina sez. II, 04/02/2020, n.250

Ritardato intervento chirurgico

In tema di responsabilità sanitaria da ritardo nella prestazione, ai fini dell’accertamento del nesso di causalità materiale, il principio di prevalenza probabilistica, ovvero del “più probabile che non” (da applicare con apprezzamento non isolato, bensì complessivo ed organico di tutti gli elementi indiziari o presuntivi a disposizione), implica l’esclusione di circostanze alternative incompatibili con quella che si intende riconoscere come fattore causale esclusivo dell’evento dannoso (nella specie, è stata cassata la sentenza di merito che non aveva risolto il dubbio circa l’esistenza di una “causa naturale esclusiva incompatibile” oppure “concorrente con il ritardato intervento chirurgico”).

Cassazione civile sez. III, 08/01/2020, n.122

Inesatta esecuzione dell’intervento chirurgico

In ipotesi di colpa medica e di intervento chirurgico non correttamente eseguito, sì che le conseguenze pregiudizievoli subite dal paziente siano il risultato di una condotta professionalmente erronea, qualora l’attore non abbia allegato né provato che, in caso di informazione più completa o meno generica, avrebbe scelto di non operarsi, non sono ravvisabili i presupposti per il risarcimento del danno da mancato “consenso informato”.

Tribunale Forli’, 12/06/2020, n.424

Intervento chirurgico e complicanze

Integra un’ipotesi di causa di forza maggiore che giustifica la restituzione in termini, ai sensi dell’art. 175 cod. proc. pen., il solo stato di malattia che sia di tale gravità da incidere sulla capacità di intendere e volere dell’interessato, impedendogli per tutta la sua durata qualsiasi attività. (In applicazione del principio, la Corte ha ritenuto legittimo il rigetto della richiesta di restituzione in termini per richiedere un rito alternativo che il ricorrente aveva avanzato adducendo le complicanze di un intervento chirurgico, peraltro eseguito in procinto della scadenza del termine per formulare la richiesta, che aveva determinato stato febbrile associato ad una risalente sindrome ansioso depressiva, curata con farmaci inducenti stato confusionale).

Cassazione penale sez. VI, 03/12/2019, n.51912

Responsabilità per attività medico-chirurgica: il giudizio risarcitorio

In materia di responsabilità per attività medico-chirurgica, nel giudizio risarcitorio promosso dal paziente per inesatta esecuzione di intervento chirurgico, grava sulla struttura sanitaria la quale agisca nei confronti del chirurgo in regresso e in garanzia impropria per essere tenuta indenne dalle conseguenze della eventuale condanna, l’onere di provare che la causazione del danno sia ascrivibile, in via esclusiva, alla imperizia dell’operatore medico, non competendo a quest’ultimo la individuazione di precise cause di responsabilità della clinica tali da condurre al rigetto dell’azione di regresso.

Cassazione civile sez. VI, 27/09/2019, n.24167

Epatite C dopo l’intervento chirurgico

Nei giudizi di risarcimento del danno da responsabilità medica, è onere dell’attore, paziente danneggiato, provare l’esistenza del nesso causale tra la condotta del medico e il danno di cui chiede il risarcimento, onere che va assolto dimostrando che la condotta del sanitario è stata, secondo il criterio del “più probabile che non”, la causa del danno, con la conseguenza che, se, al termine dell’istruttoria, non risulti provato il suddetto nesso tra condotta ed evento, la domanda dev’essere rigettata (escluso, nella specie, il risarcimento in favore di una donna che aveva contratto l’epatite C in seguito ad un intervento chirurgico, atteso che le altre operazioni subite in passato dalla stessa avevano messo in discussione il nesso causale tra operazione e malattia).

Cassazione civile sez. VI, 02/09/2019, n.21939



14 Commenti

  1. Mi sono sottoposto ad un intervento chirurgico con esecuzione, esiti e procedure non evidenziati minimamente nel consenso informato che ho sottoscritto, infatti si trattava di un documento generico. In primo grado ho perso la causa. In pratica, il giudice diceva che mi sono sottoposto all’intervento perché sono stato sufficientemente informato e perciò ho autorizzato il medico a procedere. Ho anche subìto una menomazione. Posso vincere un eventuale ricorso?

    1. Premesso che prevedere l’esito di qualsivoglia azione giudiziaria non è mai facile. Nel caso che interessa al lettore, vi sono presupposti di una certa consistenza per indurlo ad impugnare la sentenza di primo grado. Il consenso informato da questi sottoscritto è da considerare assolutamente insufficiente: la delicatezza dell’intervento chirurgico al quale è stato sottoposto, le sue caratteristiche (nel senso della non urgenza dello stesso da un punto di vista medico-sanitario) e, specie, le conseguenze note, prevedibili e/o anche solo possibili dovevano essergli rappresentate in maniera chiara. Inoltre, il lettore ha subito una menomazione, che anche se in parte certa e prevedibile, doveva essere rappresentata in modo chiaro. A causa della mancanza di chiarezza nella esposizione sia della procedura tecnica di esecuzione dell’intervento, sia delle sue conseguenze, questi ha patito una menomazione funzionale ed estetica – per non parlare delle immaginabili conseguenze sul piano psicologico – che, questo è il concetto, doveva essergli chiarita specificamente. La motivazione con la quale il giudice di primo grado ha respinto le sue richieste, se effettivamente è nel senso che ha indicato il lettore, può e deve essere censurata. Chiaramente, considerata la complessità della causa, anche per l’elevato numero di parti, deve tenere in debito conto i rischi connessi in riferimento alla evenienza di condanna alla spese legali per il grado di appello, nonché, eventualmente, per il successivo grado di giudizio di legittimità innanzi alla Corte di Cassazione. Pur se sono decorsi alcuni anni dall’intervento, si suggerisce di valutare l’opportunità di investire della vicenda la giustizia penale anche come valido e legittimo strumento di pressione con il fine di giungere ad una transazione.

  2. Ho pensato di sottopormi ad un intervento chirurgico per dimagrire. Ho superato i 110 kg… Ho sfogato il mio malessere nel cibo e questo è diventato la mia grande dipendenza. Non mi sento bene nel mio corpo e voglio ricominciare anche perché ho 25 anni. Non so come ho fatto a ridurmi in questo stato, ma voglio ritornare a guardarmi nello specchio senza essere disgustato da me stesso. Il medico a cui mi sono rivolto mi ha spiegato che dimagrire con la chirurgia significa esporsi al rischio di complicanze e di eventuali effetti collaterali, comunque possibili in ogni tipo di intervento. Ovviamente, so bene a cosa vado incontro e ho preso coscienza sulla necessità di cambiare le mie abitudini di vita in ambito alimentare e di svolgere attività fisica.

  3. Mio nipote (vostro lettore) è disabile paraplegico e necessita di un’operazione chirurgica Ha eseguito analisi e visita medica pre-operatoria, ma è stato informato telefonicamente che per poter essere operato dovrà aspettare qualche mese (90 giorni) a Milano. Nel frattempo, la sua situazione di disabilità si sta accentuando. Si può accelerare l’iter clinico/burocratico?

    1. Le prestazioni ospedaliere di ricovero seguono delle classi di priorità che (a Milano) sono le seguenti:
      – classe A: per la quale è previsto un ricovero entro 30 giorni (riguarda i casi clinici che possono aggravarsi rapidamente al punto da diventare emergenti o da determinare grave pregiudizio alla prognosi);
      – classe B: per la quale è previsto un ricovero entro 60 giorni (riguarda i casi clinici che presentano intenso dolore o gravi disfunzioni o grave disabilità ma che non manifestano la tendenza ad aggravarsi rapidamente al punto di diventare emergenti né possono, per l’attesa, ricevere grave pregiudizio alla prognosi);
      – classe C: per la quale è previsto il ricovero entro 180 giorni (riguarda i casi clinici che presentano minimo dolore, disfunzione o disabilità ma che non manifestano la tendenza ad aggravarsi né possono, per l’attesa, ricevere grave pregiudizio alla prognosi);
      – classe D: per la quale non è prevista alcuna attesa massima (riguarda i casi clinici che non causano alcun dolore, disfunzione o disabilità: questi casi devono comunque essere effettuati almeno entro i 12 mesi).

      La classe di priorità viene stabilita dal medico nella sua impegnativa. Nel caso specifico, al lettore hanno comunicato un tempo di attesa di 90 giorni dal quale si evince che non hanno considerato la sua situazione patologica sufficientemente grave da rendere necessario un intervento urgente. Tale prognosi potrebbe essere superata da una nuova visita ma solo se, all’esito della stessa, il medico certificasse il peggioramento delle condizioni di salute del lettore e, quindi, il pregiudizio che l’attesa già adesso, a distanza di poco tempo dalla visita, gli sta arrecando. Il consiglio è quello di recarsi nuovamente al pronto soccorso e di rappresentare ad un medico (oltre a ciò che gli è già stato diagnosticato) il rapido (e forse per loro inatteso) avanzamento della sua patologia. Sarebbe opportuno che il medico accertasse il peggioramento delle condizioni di salute del lettore (dal momento della visita a quando questi andrà al pronto soccorso) e che chiedesse una riassegnazione della classe di priorità così da consentire al paziente di rientrare tra i casi più urgenti: questo è il solo modo per poter scalare la graduatoria e cercare di anticipare l’intervento (compatibilmente con la disponibilità della struttura ospedaliera).

  4. Prima di un intervento chirurgico, il medico ha detto che il paziente deve essere informato su caratteristiche, rischi e finalità dell’operazione. Mi ha detto che devo firmare il consenso informato. Ma di cosa si tratta?

    1. Il cosiddetto consenso informato è il presupposto per la legittimità dell’attività medica: nessuno, infatti, può essere sottoposto a trattamenti medici o terapie, più o meno invasive, contro la sua volontà. Naturalmente, ciò non esonera il medico e la struttura dalle proprie responsabilità disciplinari, civili e penali, in caso di eventuale errore o negligenza professionale. Tale consenso deve essere: consapevole: significa che chi è chiamato a prestarlo deve prima essere adeguatamente informato sulle caratteristiche, sui rischi e sulle finalità dell’intervento, tenendo conto del suo livello culturale e delle capacità di discernimento; esente da vizi della volontà (errore, violenza, dolo); libero, o meglio manifestato esplicitamente con un libero atto di volontà. Ciò significa che, per essere libera, la volontà del paziente deve potersi manifestare con congruo anticipo rispetto all’intervento. Ad esempio, una firma raccolta al momento della preanestesia su un modulo che il paziente non ha neppure il tempo di leggere, non costituisce valido consenso; revocabile: una volta concesso, il paziente deve essere libero di ritirarlo in qualsiasi momento. Nel caso in cui il soggetto interessato non sia nelle condizioni di esprimere validamente il consenso, questo dovrà essere prestato da chi sia stato delegato in tal senso; nel caso di minorenni il consenso va espresso dal soggetto che esercita la responsabilità dei genitori.

  5. Ma in caso di trattamenti diagnostici, terapeutici e chirurgici, per quanto riguarda la scelta dei farmaci, e così via, il medico deve informarmi adeguatamente giusto? Cioè dovrebbe mettermi al corrente di tutte le informazioni necessarie. Non è così?

    1. Se è vero che la scelta del medicinale da somministrare spetta al medico, è vero anche che assumere un farmaco piuttosto che un altro non è indifferente per il paziente: si pensi ai farmaci bio-equivalenti (quelli, cioè, che hanno uguale principio attivo, dosaggio, somministrazione, ecc…), il cui costo può essere diverso. Con la prescrizione del medico, il cittadino si può recare in farmacia a ritirare il farmaco: il farmacista è tenuto a suggerire il farmaco equivalente (per approfondimenti sul tema Aste per i farmaci equivalenti: 1500 farmaci a rischio di rimborso) al prezzo più basso. A questo punto, è il cittadino a dover scegliere: se accetta il suggerimento del farmacista, non paga nulla (salvo l’eventuale ticket regionale); se, invece, vuole il farmaco più costoso prescritto dal medico, deve pagare la differenza fra i prezzi dei due prodotti. Quando, dunque, si dice che il consenso informato vale anche per i farmaci, significa che occorre stimolare un atteggiamento critico e attivo da parte del cittadino, che deve essere reso consapevole della possibilità di scegliere tra farmaci bio-equivalenti ma di differente prezzo. E qui è fondamentale il ruolo del medico di base che deve illustrare al paziente le caratteristiche del farmaco che prescrive e le ragioni della sua sostituibilità o meno con altro farmaco generico. In tal modo, il cittadino ha la possibilità di valutare consapevolmente la terapia e di prestare un consenso informato in ordine alla scelta del farmaco.

  6. Mettiamo che non mi vengano comunicate le possibili conseguenze che potrebbero derivare da un intervento/trattamento, e poi queste conseguenze effettivamente si verificano. Posso chiedere il risarcimento?

    1. Per poter ottenere il risarcimento, è necessario che l’omissione del consenso informato abbia provocato un danno per il paziente: non necessariamente un danno per la sua salute, ma ogni conseguenza negativa derivante dall’intervento chirurgico. Tuttavia, occorre che il pregiudizio sia riconducibile al mancato consenso: in altri termini, il paziente deve dimostrare che, se avesse firmato il consenso informato, non si sarebbe sottoposto all’intervento (e quindi il danno non si sarebbe verificato). Pertanto, per ottenere il risarcimento, il paziente deve: affermare che non ha firmato il consenso informato; provare il danno alla salute o il diverso pregiudizio derivante dall’intervento chirurgico o dal trattamento sanitario; dimostrare che se avesse letto l’informativa che il medico era tenuto a presentare, non si sarebbe sottoposto all’operazione. Il medico, dal canto suo, è tenuto a provare che il paziente ha sottoscritto il consenso informato. Il risarcimento può essere chiesto sia al medico che alla struttura sanitaria presso cui egli opera (Asl o clinica privata). Sarà poi quest’ultima a rivalersi eventualmente sul proprio dipendente.

  7. In questo periodo di pandemia, a meno che non si tratti di casi urgenti, consiglierei di evitare di sottoporsi ad un intervento… Nel momento in cui chi ha contratto il virus deve sottoporsi a un intervento chirurgico, rischia di più rispetto a chi non è stato contagiato. Si tratta di soggetti che sono più deboli e quindi è meglio che evitino gli interventi

  8. Il medico deve sempre informare il paziente, anche se l’intervento è perfettamente riuscito, altrimenti deve risarcire il danno poiché non ha consentito di scegliere se sottoporsi o meno all’intervento chirurgico. Cioè tu non puoi scegliere al posto mio solo perché sei un esperto. Chi ti dice che per me sia la soluzione migliore? Quindi, a mio parere, è giusto che paghi

    1. il medico è obbligato a far sottoscrivere al paziente il consenso informato. Con la firma, il paziente si accolla i rischi dell’intervento, esonerando il professionista da qualsiasi responsabilità in tal senso. Beninteso, il suddetto rischio non è quello dell’errore medico (per cui il sanitario sarà sempre responsabile), ma il rischio fisiologico che accompagna ogni specifica operazioni chirurgica, che di per sé può comportare conseguenze per la salute del paziente. Se l’informativa è omessa (e il paziente non firma) il medico che si sostituisce illegittimamente al malato nello scegliere se operare o meno. In questo caso quindi, sarà il sanitario ad accollarsi i rischi non solo di un suo errore, ma anche delle naturali conseguenze patologiche che un intervento chirurgico può comportare.Perciò, anche se l’intervento è stato eseguito a regola d’arte, il medico sarà tenuto a risarcire il danno per non aver messo il paziente nelle condizioni di scegliere se sottoporsi o meno all’operazione: egli avrebbe potuto valutare eventuali alternative e conoscere prima i pericoli dell’intervento stesso.

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube