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Scambio elettorale politico-mafioso: ultime sentenze

16 Ottobre 2020
Scambio elettorale politico-mafioso: ultime sentenze

La competizione elettorale; la disponibilità del politico a fare favori alla cosca locale; la fama criminale del procacciatore di voti.

Reato di voto di scambio politico-mafioso

Il reato di voto di scambio politico-mafioso, previsto dall’art. 416-ter c.p., è configurabile anche in presenza della semplice disponibilità, da parte del politico, a fare favori all’esponente della cosca locale. Non è, infatti necessario che la promessa spesa per raccogliere consensi elettorali si mantenga in tutti i casi, né che le condotte del candidato si traducano in un rafforzamento della consorteria. Quest’ultimo elemento serve solo per contestare il diverso reato di partecipazione o concorso esterno all’associazione mafiosa.

Cassazione penale sez. II, 13/12/2019, n.16201

Procacciamento dei voti: il metodo mafioso

Il cd. metodo mafioso, nuovo elemento costitutivo dell’art. 416 ter c.p., è considerato presunto ed immanente nell’illecita pattuizione qualora il soggetto che si impegni a procurare voti in cambio dell’erogazione di denaro o altre utilità sia persona appartenente ad una consorteria di tipo mafioso, ed agisca in nome e per conto della stessa. Nel caso in cui il promittente sia soggetto estraneo all’associazione per la configurabilità del delitto di scambio elettorale politico-mafioso, occorre la prova del concreto impiego o della specifica programmazione del ricorso all’intimidazione o alla prevaricazione mafiosa con le modalità di cui al comma terzo dell’art. 416 bis c.p.

Cassazione penale sez. VI, 19/05/2015, n.25302

Il potere di intimidazione

Ai sensi del nuovo art. 416 ter c.p., le modalità di procacciamento dei voti debbono costituire oggetto del patto di scambio politico-mafioso, in funzione dell’esigenza che il candidato possa contare sul concreto dispiegamento del potere di intimidazione proprio del sodalizio mafioso e che quest’ultimo si impegni a farvi ricorso, ove necessario.

Cassazione penale sez. VI, 03/06/2014, n.36382

L’esistenza dell’intesa per il procacciamento di voti

In tema di scambio elettorale politico-mafioso, l’esistenza dell’intesa per il procacciamento di voti con modalità mafiose può desumersi, in via indiziaria, da indicatori sintomatici quali la fama criminale del procacciatore, la forza intimidatrice promanante dagli affiliati ad associazione di tipo mafioso reclutati per la raccolta dei consensi e la valutazione di utilità del loro apporto nella zona d’influenza dell’organizzazione criminale, risultando, per converso, irrilevante il “post factum” costituito dal mancato incremento delle preferenze.

(In applicazione del principio, la Corte ha ritenuto esente da censure la decisione cautelare adottata in un caso nel quale il procacciatore era stato consapevolmente individuato dal candidato in ragione della sua “prossimità” al clan camorristico operante sul territorio e si era avvalso della collaborazione di soggetti coindagati per il delitto di estorsione commesso in danno di altri candidati).

Cassazione penale sez. V, 07/05/2019, n.26426

Il mancato incremento delle preferenze

In tema di delitto di scambio elettorale politico-mafioso, l’esistenza dell’intesa per il procacciamento di consensi elettorali con ricorso a modalità mafiose può desumersi anche in via indiziaria, mediante la valorizzazione di indici fattuali sintomatici della natura dell’accordo, quali la fama criminale del procacciatore, l’assoggettamento alla forza intimidatrice promanante dagli affiliati ad associazione di tipo mafioso e l’utilità del loro apporto per il reclutamento elettorale nella zona d’influenza, risultando, per converso, irrilevante il post factum costituito dal mancato incremento delle preferenze

Cassazione penale sez. VI, 20/02/2019, n.9442

Il concorso esterno in associazione mafiosa

Il concorso esterno nel reato di associazione di tipo mafioso è configurabile anche nell’ipotesi del “patto di scambio politico-mafioso”, in forza del quale un uomo politico, non partecipe del sodalizio criminale si impegna, a fronte dell’appoggio richiesto all’associazione mafiosa in vista di una competizione elettorale, a favorire gli interessi del gruppo nei futuri rapporti con l’Amministrazione. A tal fine occorre provare la controprestazione da parte del politico e cioè individuare le concrete condotte successivamente poste in essere per favorire l’associazione mafiosa.

Cassazione penale sez. II, 12/10/2017, n.56088

L’aggravante del metodo mafioso al voto di scambio

Ingaggiare due uomini di clan per vincere la competizione elettorale non fa scattare automaticamente l’aggravante del metodo mafioso al voto di scambio. Per la configurabilità della circostanza, è necessario, infatti, dimostrare che i potenziali elettori percepiscano “un’attività proveniente dal clan” e che dall’indagine emergano vantaggi diretti per l’associazione mafiosa dal procacciamento di voti pagati. Ad affermarlo è la Cassazione per la quale la mera condotta procacciatrice di voti, in vista della consultazione elettorale, non basta per far scattare la partecipazione all’associazione mafiosa. Nel caso di specie, si trattava di un politico calabrese che si era rivolto a due esponenti criminali locali per garantirsi l’elezione.

Cassazione penale sez. I, 17/03/2016, n.45152

Scambio elettorale politico-mafioso e corruzione elettorale

È configurabile il concorso formale tra il delitto di scambio elettorale politico-mafioso, previsto dall’art. 416 ter cod. pen., e quello previsto dall’art. 86 d. P.R. 15 maggio 1960 n. 570 (c.d. corruzione elettorale), in quanto le due fattispecie sono in rapporto di specialità reciproca tra loro.

Cassazione penale sez. I, 30/11/2015, n.19230

Il reclutamento dei suffragi ad opera di intraneo all’associazione

Ai fini della configurabilità del delitto di scambio elettorale politico-mafioso, previsto dall’art. 416-ter c.p. nel testo vigente dopo le modifiche introdotte dalla l. n. 62 del 2014, solo quando il soggetto che si impegna a reclutare i suffragi è persona intranea ad una consorteria di tipo mafioso, ed agisce per conto e nell’interesse di quest’ultima, non è necessario che l’accordo concernente lo scambio tra voto e denaro o altra utilità contempli l’attuazione, o l’esplicita programmazione, di una campagna elettorale mediante intimidazioni, poiché esclusivamente in tal caso il ricorso alle modalità di acquisizione del consenso tramite la modalità di cui all’art. 416-bis, comma 3, c.p. può dirsi immanente all’illecita pattuizione.

Cassazione penale sez. VI, 03/03/2016, n.16397

Scambio elettorale politico-mafioso: consumazione del reato

L’art. 416 ter c.p. (scambio elettorale politico-mafioso) così come novellato dà luogo ad un reato contratto che si consuma immediatamente al momento dello scambio delle promesse oggetto del programma negoziale, senza che sia necessario, poi, che i due poli del negozio illecito abbiano di fatto portato a esecuzione l’impegno assunto.

Cassazione penale sez. VI, 10/06/2015, n.31348

Scambio elettorale politico-mafioso e termine di fase della custodia cautelare

Il delitto di scambio elettorale politico-mafioso di cui all’art. 416-ter c.p., rientra nel novero dei reati commessi avvalendosi delle condizioni di cui all’art. 416-bis c.p. ed è, quindi, incluso fra le ipotesi contemplate dall’art. 407, comma 2, lett. a), n. 3, c.p.p.; ne consegue che il termine di fase della custodia cautelare, decorrente dall’inizio della sua esecuzione, è quello annuale previsto dall’art. 303, comma 1, lett. a), n. 3, c.p.p.

Cassazione penale sez. I, 20/11/2018, n.54344


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