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Coordinatore genitoriale: chi è e cosa fa

3 Ottobre 2020 | Autore:
Coordinatore genitoriale: chi è e cosa fa

Il nuovo metodo di risoluzione delle conflittualità tra i genitori che pregiudicano il benessere dei figli: funzioni, obiettivi, criteri, ruoli e contenuti.

Quando una coppia in crisi non riesce a superare la conflittualità, i figli minori ne risentono. I litigi tra i genitori diventano cronici, il distacco aumenta sempre più si fa incolmabile. A volte, insorgono violenze e maltrattamenti.

Prima di arrivare a questi estremi, c’è una possibilità di soluzione. Se marito e moglie non sono in grado di cooperare e porre fine ai contrasti esistenti, si può ricorrere a un aiuto esterno: un professionista preparato in materia ed imparziale rispetto alle parti, che cercherà un punto di incontro in modo da evitare pregiudizi ai figli e garantirne l’equilibrio e il benessere psicofisico.

Questa figura è il coordinatore genitoriale e in questo articolo spiegheremo chi è e cosa fa: quali sono i suoi compiti, da chi e come viene scelto e in cosa si traduce la sua azione. L’idea arriva dagli Stati Uniti d’America, dove è adottata da oltre vent’anni, ed ora si sta diffondendo anche nei tribunali italiani. Gli esperti lo ritengono un modello molto valido.

Coordinazione genitoriale: come nasce

Negli Stati Uniti d’America, a partire dagli anni Novanta, sorge un nuovo metodo per gestire e risolvere i problemi familiari caratterizzati da alta conflittualità: il terreno di intervento si colloca al di fuori della giurisdizione ordinaria, che non appare in grado di fornire soluzioni adeguate.

Le misure di sostegno alle coppie americane in crisi e con figli si indirizzano al coordinamento genitoriale (in inglese parenting coordination) che si rivela in grado di aiutare la risoluzione dei conflitti: «un processo di risoluzione alternativa delle controversie centrato sul bambino, attraverso il quale un professionista della salute mentale o di ambito giuridico, con formazione ed esperienza nella mediazione familiare, aiuta i genitori altamente conflittuali ad attuare il loro piano genitoriale, facilitando la risoluzione delle controversie in maniera tempestiva, educandoli sui bisogni dei loro figli e, previo consenso delle parti e autorizzazione del giudice, prendendo decisioni nell’ambito del provvedimento del tribunale o del contratto di nomina», si legge nelle linee guida dell’Afcc (Association of Family and Conciliation Court).

L’esperienza italiana

Queste linee guida, secondo il Gruppo Mediazione Negoziazione Adr istituito in seno all’Osservatorio sulla Giustizia Civile di Milano, «sono le più utilizzate in tutto il mondo (di solito adattate di volta in volta) e forniscono le direttrici per strutturare il processo di coordinazione genitoriale».

Il Gruppo di lavoro ha analizzato l’evoluzione del fenomeno in Italia ed ha verificato che la magistratura di merito si sta dimostrando «particolarmente sensibile a individuare strumenti alternativi alla risoluzione delle controversie giudiziali» delle coppie genitoriali caratterizzate da un elevato livello di conflittualità, che potrebbe compromettere l’esercizio della bigenitorialità, ritenuta il «regime di affidamento più tutelante per la prole».

Così lo strumento della coordinazione genitoriale si rivela fertile di potenzialità, pur esistendo – si sottolinea – «una difficoltà di adattamento dello strumento nel sistema italiano ed un’assenza di supporto normativo, che a tutt’oggi manca, nonostante la pratica abbia superato decisamente la fase sperimentale». Vedremo tra poco quali sono le soluzioni adottate dai giudici italiani per sopperire a questa carenza normativa.

Coordinazione genitoriale: il metodo

Il metodo proposto dalle Linee guida dell’Afcc viene denominato «modello integrato» perché richiede una formazione specialistica multidisciplinare dei coordinatori, ai quali sono richieste esperienze nella mediazione familiare, conoscenze psicologiche e psichiatriche ed una preparazione in materia legale.

Il coordinatore genitoriale cerca di implementare la bigenitorialità superando i conflitti familiari caratterizzati da alta conflittualità, che fanno perdere di vista i bisogni evolutivi dei figli: il suo è un intervento «non antagonistico» e incentrato sul minore.

Metodo e finalità della coordinazione genitoriale si differenziano da altri strumenti a sostegno delle coppie con figli, come la mediazione o la psicoterapia, in quanto mirano a garantire in maniera prioritaria la sicurezza dei bambini; ma se il conflitto è ad elevato grado di rischio non si può prescindere dall’intervento dei servizi sociali e dell’Autorità giudiziaria.

Così la coordinazione genitoriale si propone come un metodo alternativo di risoluzione delle controversie, nell’ottica Adr (alternative dispute resolution) e affida ad un professionista della salute mentale, o di ambito giuridico con formazione ed esperienza nella mediazione familiare, il compito di aiutare i genitori ad attuare il loro “piano genitoriale”, facilitando la risoluzione delle controversie.

Questo ruolo va distinto da quello dei servizi sociali, che intervengono, come abbiamo accennato, in situazioni cronicizzate e in chiave di contenimento del conflitto; ma anche quando queste strutture sono già all’opera il coordinatore genitoriale potrà avere compiti di raccordo e coordinamento.

Coordinatore genitoriale: ruolo e funzioni

Il coordinatore dovrà innanzitutto valutare il conflitto esistente, raccogliendo ed esaminando tutte le informazioni sulla situazione familiare. Poi svolgerà una funzione di educazione dei genitori sullo sviluppo del bambino e sull’impatto dei loro conflitti sui figli. Inoltre, avrà funzioni di gestione del conflitto e coordinazione degli interventi, lavorando con gli altri professionisti e le istituzioni a servizio della famiglia.

Il ruolo centrale del coordinatore è quello di contenimento dei conflitti familiari per evitare che precipitino in una escalation irrimediabile. Per questo, gli viene attribuita anche una funzione decisionale: se i genitori non riescono a decidere o non ne sono in grado, il coordinatore potrà prendere egli stesso le decisioni necessarie, nell’ambito stabilito dal giudice o dal contratto, e potrà sempre formulare raccomandazioni.

I conflitti di coppia

Il coordinamento genitoriale interviene nelle coppie altamente conflittuali con figli minori, quando il conflitto di coppia si rivela:

  • persistente, cioè si prolunga nel tempo e blocca l’evoluzione del nucleo familiare;
  •  pervasivo, con la coppia che non trova accordi su nulla, neppure sulle questioni gestionali ordinarie;
  • intenso, ossia caratterizzato da aggressività e violenza o da sentimenti di odio e di ostilità.

Gli studi in materia rivelano che questi fenomeni innescano un meccanismo che porta alla «distruzione reciproca» dei coniugi, che espone i figli minori a grossi rischi: i genitori concentrati sui propri conflitti non riescono più a proteggerli e accudirli come dovrebbero e così il loro percorso evolutivo di crescita viene pregiudicato e compromesso.

I bisogni e gli interessi dei figli minori 

La Corte europea dei diritti dell’uomo ha affermato in più occasioni che «uno degli elementi fondamentali del diritto alla vita familiare è rappresentato dalla reciproca presenza, dalla continuità e dalla stabilità di relazione tra genitori e figli» [1].

Anche la Corte di Cassazione [2], nel definire il principio di bigenitorialità, ha sottolineato che esso deve intendersi quale« presenza comune dei genitori nella vita del figlio, idonea a garantirgli una stabile consuetudine di vita e salde relazioni affettive con entrambi, i quali hanno il dovere di cooperare nella sua assistenza, educazione ed istruzione».

Coordinatore genitoriale: come nominarlo

In Italia, mancano disposizioni di legge specifiche sul coordinamento genitoriale, ma una traccia utile per innestare l’applicazione di questo istituto si rinviene nel potere del giudice di adottare «ogni altro provvedimento relativo alla prole» [3].

Così le modalità di designazione del coordinatore genitoriale possono avvenire con un mandato privato su base volontaria, a seguito di un’istruttoria mediante l’espletamento di Ctu o con relazione dei servizi sociali, che consenta al giudice di nominare il professionista scelto e di definire il contenuto del suo incarico.

C’è quindi una base volontaristica delle parti, irrobustita dalla nomina formale del giudice che rafforza la vincolatività del piano genitoriale elaborato dal coordinatore. Gli avvocati che assistono le parti possono proporre loro di ricorrere al coordinamento genitoriale e chiedere al tribunale di disporlo.

Ma esiste anche la possibilità per il giudice di addivenire ad un atto di nomina senza il preventivo consenso delle parti e in assenza di una loro richiesta, in base a una norma procedurale [4] che gli consente di avvalersi di figure professionali in qualità di ausiliari esperti in determinate arti e professioni.

Il piano genitoriale

Il piano genitoriale è la parte attuativa e concreta del modello di coordinamento: consiste in un progetto dettagliato, elaborato dal coordinatore, che serve a regolare il regime di affidamento, frequentazione e mantenimento della prole ed è lo strumento fondamentale per risolvere o ridurre il conflitto genitoriale. Può essere stabilito in condivisione tra le parti oppure, se l’elevata conflittualità non lo consente, disposto dal giudice.

Il piano contemplerà tutti i possibili punti di attrito e contrasto tra i genitori, come il regime di frequentazione con il genitore non collocatario, la ripartizione tra i genitori del dovere di mantenimento dei figli minori, le scelte di vita dei figli (dalle vacanze al percorso scolastico ai corsi sportivi da frequentare), i cambi di residenza di uno o di entrambi i genitori, le decisioni sulla salute e sulle cure da prestare ai bambini.

Il coordinatore genitoriale: compiti

Il coordinatore genitoriale avrà attribuite le funzioni assegnate dal giudice e/o dalle parti che lo hanno designato. I compiti sono molto diversificati e consistono, in particolare nel:

  • monitoraggio dei rapporti tra genitori e figli, con funzioni di sostegno, supporto e vicarie;
  • vigilanza sul calendario delle visite (e funzioni decisionali in caso di disaccordo dei coniugi):
  • coordinamento e raccordo con i servizi sociali;
  • redazione di periodiche relazioni informative al giudice.

In ogni caso, tutta la sua attività e le sue decisioni saranno incentrate sul benessere dei figli minori, che è l’obiettivo primario al quale è funzionalizzata la riduzione della conflittualità tra i genitori. Il fine del processo di coordinamento genitoriale è infatti quello di preservare i bisogni psico-fisici dei minori, coinvolti loro malgrado nelle tensioni esistenti tra i loro genitori, ad una crescita e sviluppo sani ed equilibrati. Leggi anche l’articolo “Coppie in crisi: arriva il coordinatore genitoriale“.


note

[1] CEDU, sent. 4 maggio 2017, n.66396; sent. 15 settembre 2016, n.43299; sent. 29 gennaio 2013, n. 25704.

[2] Cass. sent. n. 25134/2018, n. 14728/2016 e n. 18815/2015.

[3] Art. 337 ter, comma 2, Cod. civ.

[4] Art. 68 Cod. proc. civ.


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