Notifica alla Pa nulla senza l’indicazione del difensore

30 Settembre 2020 | Autore:
Notifica alla Pa nulla senza l’indicazione del difensore

La sentenza da notificare deve essere indirizzata al procuratore costituito anziché all’Ente, anche se i domicili coincidono: così ha stabilito la Cassazione a Sezioni Unite.

La notifica di una sentenza ad una pubblica amministrazione deve contenere l’indicazione del difensore che ha curato la precedente fase del giudizio, altrimenti è nulla. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione a Sezioni Unite civili [1].

Il caso deciso riguardava un ricorso avverso un provvedimento di una Asl che aveva ordinato ad un allevatore l’abbattimento di alcuni capi di bestiame. La sentenza di primo grado era stata notificata all’Azienda sanitaria nella sua sede, ma senza l’indicazione del nominativo del difensore dal quale era stata assistita in primo grado.

Il contrasto giurisprudenziale

Sul punto, era insorto un contrasto giurisprudenziale: in particolare il punto controverso riguardava l’omessa indicazione, nell’atto notificato, del nominativo del difensore che aveva assistito l’Amministrazione, anche quando esso risultava comunque dall’epigrafe della sentenza notificata.

L’Asl aveva proposto ricorso in Cassazione negando che le modalità dell’avvenuta notifica fossero idonee a far decorrere il termine per proporre appello, poiché in base alla legge [2] la notifica deve essere effettuata «alla parte presso il procuratore costituito» e non, dunque, direttamente alla sede della Pa. La relata di notifica, infatti, non conteneva l’indicazione, quale destinatario, dell’avvocato difensore dell’Ente.

L’indirizzo maggioritario dei giudici di legittimità ritiene che, quando una PA sia rappresentata in giudizio da un difensore facente parte dell’avvocatura interna e presso tale sede sia stato anche eletto domicilio, la notifica compiuta senza l’indicazione del procuratore domiciliatario non è valida, perché «la sola identità di domiciliazione non assicura che la sentenza giunga a conoscenza della parte tramite il suo rappresentante processuale».

L’orientamento minoritario, invece, crede che in tali casi esiste «una presunzione assoluta di irredimibile collegamento tra la parte, il suo procuratore costituito e il domicilio di quest’ultimo». Quindi, ai fini dell’impugnazione, l’avvenuta notifica della sentenza produce i suoi effetti anche se non è indicato il nome dell’avvocato che ha rappresentato l’Ente in giudizio, se esso comunque risulta dalla sentenza notificata.

La decisione della Cassazione a Sezioni Unite

La Suprema Corte ora ha risolto il contrasto ritenendo preferibile il primo dei due orientamenti richiamati, perché più coerente con il principio di certezza del diritto e con le esigenze di difesa processuale.

Il Collegio delle Sezioni Unite ha tenuto conto della norma del Codice di procedura civile [3] in base alla quale «dopo la costituzione in giudizio tutte le notificazioni si fanno al procuratore costituito, salvo che la legge disponga altrimenti».

Nel caso delle impugnazioni, il “termine breve” per impugnare la sentenza entro 30 giorni dall’avvenuta notificazione comporta la necessità che la parte abbia «diritto di ricevere un atto dotato di requisiti formali minimi univoci e chiari» e a ciò corrisponde un correlativo onere del notificante. Perciò, la notifica deve essere indirizzata al procuratore costituito, che deve essere »menzionato o univocamente percepibile quale destinatario dell’attività notificatoria», senza le ambiguità che potrebbero sorgere ove la notifica della sentenza fosse indirizzata solo alla pubblica amministrazione.

La Corte sottolinea che questa procedura «non ammette equipollenti e non è surrogata dalla conoscenza meramente di fatto», sicché resta esclusa anche la possibilità di sanatoria della nullità per raggiungimento dello scopo.

La sentenza va notificata al difensore

Il riferimento nominativo del procuratore della parte è ritenuto dalle Sezioni Unite «essenziale», non potendosi scindere il rapporto di rappresentanza tecnica che lega la parte, cioè la pubblica amministrazione parte del giudizio, al suo procuratore domiciliatario: la sentenza «va portata a conoscenza della parte per il tramite del suo rappresentante processuale, professionalmente qualificato a vagliare l’opportunità dell’impugnazione».

Questa soluzione non ammette equipollenti, a pena di scindere quell’«irredimibile collegamento tra parte, suo procuratore costituito e domicilio». La circostanza che nel caso giudicato l’elezione di domicilio della PA fosse stata operata presso l’avvocatura interna ubicata nella stessa sede è ininfluente.

Il principio di diritto affermato

In conclusione, la Corte ha affermato il seguente principio di diritto: «a garanzia del diritto di difesa della parte destinataria della notifica in ragione della competenza tecnica del destinatario nella valutazione dell’opportunità della condotta processuale più conveniente da porre in essere ed in relazione agli effetti decadenziali derivanti dall’inosservanza del termine breve di impugnazione, la notifica della sentenza finalizzata alla decorrenza di quest’ultimo, ove la legge non ne fissi la decorrenza diversamente o solo dalla comunicazione a cura della cancelleria, deve essere in modo univoco rivolta a tale fine acceleratorio e percepibile come tale dal destinatario, sicché essa va eseguita nei confronti del procuratore della parte o della parte presso il suo procuratore, nel domicilio eletto o nella residenza dichiarata».

Ed ancora, si sottolinea che «di conseguenza, la notifica alla parte, senza espressa menzione – nella relata di notificazione – del suo procuratore quale destinatario anche solo presso il quale quella è eseguita, non e idonea a far decorrere il termine breve di impugnazione, neppure se eseguita in luogo che sia al contempo sede di una pubblica amministrazione, sede della sua avvocatura interna e domicilio eletto per il giudizio, non potendo surrogarsi l’omessa indicazione della direzione della notifica al difensore con la circostanza che il suo nominativo risulti dall’epigrafe della sentenza notificata, per il carattere neutro o non significativo di tale sola circostanza».


note

[1] Cass. Sez. Un. civili, sent. n. 20866/2020 del 30 settembre 2020.

[2] Art. 325 Cod. proc. civ.

[3] Art. 170 Cod. proc. civ.


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