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Differenza tra messa in mora e diffida ad adempiere

3 Dicembre 2013 | Autore:
Differenza tra messa in mora e diffida ad adempiere

Contestazioni varie per disservizi e inadempimenti contrattuali: il consumatore deve inviare una lettera di messa in mora e una diffida ad adempiere? Qual è la differenza?

Capita spesso di essere creditori di determinate somme nei confronti di un soggetto inadempiente, o di aver pagato per un bene o un servizio non ancora ricevuto o, ancora, di riscontrare un difetto della cosa o del servizio acquistato, degli errori nella transazione ecc.

In questi e tanti altri casi può non essere sufficiente risolvere il problema tramite telefonate, mail e avvertimenti “bonari” al destinatario. Può invece rivelarsi necessario inviare una formale lettera di messa in mora o di diffida ad adempiere. Vediamo in cosa consistono.

Lettera di messa in mora

La lettera di messa in mora consente al creditore di somme, beni o servizi di intimare ufficialmente alla controparte un determinato adempimento previsto in un contratto o in un rapporto tra di essi intercorrente, oppure la soluzione di un problema inerente il servizio o il bene acquistato.

La lettera deve essere incisiva e contenere:

– la descrizione dei fatti che danno diritto all’adempimento. La descrizione deve essere più completa possibile. A tal fine può essere utile indicare la data dei fatti citati (per esempio in data 10.01.2013 ho sottoscritto il contratto x), le disposizioni del contratto o atto relative all’adempimento richiesto e il mancato rispetto da parte del destinatario;

– la precisa richiesta oggetto della lettera: per esempio consegna del bene, risoluzione del disservizio, pagamento delle somme dovute oltre agli interessi derivanti dal ritardo e l’eventuale richiesta di risarcimento del danno subito a causa dell’inadempimento;

– la fissazione di un termine entro il quale controparte deve adempiere con l’avvertimento che, in caso di persistente violazione dei propri obblighi, si adiranno le vie legali; il termine classico è quello di 15 giorni ma l’urgenza della soluzione del problema contestato può rendere necessario un termine inferiore.

Dunque, con la lettera di messa in mora, il consumatore avverte il destinatario che, in caso di mancato adempimento del contratto o soluzione del problema prospettato, decorsi i giorni indicati, instaurerà un vero e proprio processo dinanzi al giudice (oppure, per esempio, agirà con ricorso per decreto ingiuntivo) per ottenere coattivamente la soddisfazione delle proprie pretese.

Diffida (o intimazione) ad adempiere

La diffida ad adempiere, a differenza delle messa in mora, è una dichiarazione scritta con cui si intima alla controparte il rispetto del contratto entro un congruo termine (non inferiore a 15 giorni), con espressa avvertenza che, in caso contrario, il contratto si intenderà risolto.

La risoluzione per inadempimento è un caso di scioglimento automatico del contratto, cioè senza necessità dell’intervento di un giudice [1]. Di conseguenza chi, per esempio, non riceve determinate prestazioni previste dal contratto, pur pagando regolarmente il corrispettivo, può inviare una diffida ad adempiere al debitore e avvertirlo che, in caso di persistente inadempimento del contratto, questo si intenderà risolto decorso il termine indicato. Quest’ultimo (che per legge non può mai essere inferiore a 15 giorni) decorre dalla data di ricezione della diffida da parte del destinatario.

Affinché il contratto possa risolversi automaticamente per inadempimento è, però, necessario che:

– il comportamento della controparte sia stato così grave da rendere inservibile il contratto stesso [2]: per esempio, contratto di abbonamento telefonico senza poter usufruire correttamente del telefono a causa di inadempimento del gestore;

– colui che diffida sia adempiente, cioè abbia rispettato i propri obblighi contrattuali (nell’esempio, abbia pagato regolarmente i canoni dell’abbonamento).

Anche la diffida ad adempiere, come la messa in mora, deve contenere la descrizione puntuale dei fatti contestati, delle richieste e, in più, l’espressa indicazione dell’automatica risoluzione del contratto decorsi 15 giorni (o termine superiore) dal suo ricevimento.

Una volta decorso il termine senza che controparte abbia adempiuto, il contratto sarà automaticamente risolto, ma si potrà agire in giudizio per ottenere la restituzione di quanto già pagato e il risarcimento dell’eventuale danno derivante dall’inadempimento. Il danno dovrà essere adeguatamente provato dall’interessato.

Sia la messa in mora che la diffida ad adempiere devono avere forma scritta e possono essere effettuate direttamente dall’interessato, senza necessità dell’assistenza di un avvocato. Senza dubbio, però, la firma di un avvocato e l’intestazione dello studio legale conferiscono alla lettera una maggiore incisività e possibilità di riuscita nelle richieste inoltrate alla controparte.


Con una lettera di messa in mora si sollecita la controparte a rispettare gli impegni presi nel contratto e la si avverte che, in mancanza di tale adempimento, si adiranno le vie legali.

Con la diffida ad adempiere, invece, si avverte la controparte che, se non rispetterà gli accordi presi entro un termine (non inferiore a 15 giorni) il contratto si considererà risolto definitivamente, salvo ovviamente il diritto di agire in giudizio per il risarcimento del danno.

note

[1] Artt. 1453 e 1454 cod. civ.

[2] La risoluzione opera anche qualora l’inadempimento di una determinata obbligazione (per esempio pagamento di elementi accessori), indipendentemente dalla gravità, sia stata espressamente prevista dalle parti come causa risoluzione automatica del contratto (si tratta della cosiddetta clausola risolutiva espressa).

Autore foto: 123rf.com


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5 Commenti

  1. Ho ricevuto una richiesta di risoluzione contratto per inadempimento e contestuale messa in mora. Da quello che ho capito dal post o si chiede una cosa o l’altra. La controparte ha forse sbagliato. Cosa posso fare adesso?

  2. E’ possibile inviare una messa in mora e, in caso di mancata risposta o soluzione, inviare successivamente una diffida ad adempiere?
    Caso in esame: acquisto di auto che presenta delle anomalie non riconosciute e/o non risolte in garanzia dall’importatore nazionale o dalla casa madre. E’ possibile mandare messa in mora per sollecitare la soluzione al problema e successivamente, eventualmente, inviare diffida ad adempiere?
    Nel caso in cui trascorrano i termini indicati da quest’ultima, l’intendersi “risolto” il contratto implicherebbe che il proprietario dell’auto da quel momento in poi non lo sia più?
    Ultima domanda: la messa in mora e la diffida, in relazione al caso in esame, vanno inviate al concessionario che ha formalizzato la vendita o all’azienda (importatore locale delle vetture prodotte dalla casa madre estera) di cui lo stesso è concessionario?
    Grazie mille.
    Saluti.

    1. Con la diffida si assegna alla parte un termine perentorio entro cui adempiere, mentre con la messa in mora si attribuisce rilievo giuridico al ritardo del debitore. Con la diffida si invita la controparte inadempiente a cessare dal comportamento lesivo dei diritti altrui e a rispettare i propri impegni entro un determinato termine. Secondo il Codice civile, il creditore può mettere in mora il debitore se non adempie nel termine stabilito dall’accordo. Puoi trovare ulteriori informazioni nei nostri articoli: Messa in mora: contenuto; Modello diffida; Diffida ad adempiere: che succede se non paghi un debito; Diffida ad adempiere: conseguenze.

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