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Protezione umanitaria: ultime sentenze

20 Ottobre 2020
Protezione umanitaria: ultime sentenze

Domanda di riconoscimento del permesso di soggiorno per motivi umanitari; situazione di vulnerabilità personale dello straniero; discriminazione religiosa nel Paese di origine; credibilità della narrazione; accertamento delle condizioni di salute del richiedente la protezione umanitaria.

Permesso di soggiorno

Va riconosciuto il permesso di soggiorno per lo straniero che è prossimo ad avere un figlio dalla compagna italiana; la norma sulla protezione umanitaria assurge nell’ordinamento a clausola generale di sistema, capace di favorire i diritti umani e di radicarne l’attuazione e, in questo caso, si è valorizzata la condizione psicologica di vulnerabilità in cui lo straniero si sarebbe venuto a trovare a causa del forzato distacco dalla famiglia che si era creato in Italia in ipotesi di rimpatrio.

Cassazione civile sez. I, 25/09/2020, n.20291

Protezione umanitaria: nozione 

La  protezione umanitaria consiste in una tutela residuale e temporanea che deve essere riconosciuta quando, in sede di valutazione giudiziale delle condizioni necessarie ai fini della concessione della misura della protezione sussidiaria, venga accertata l’esistenza di gravi ragioni di protezione, reputate astrattamente idonee all’ottenimento della misura tipica richiesta, ma limitata nel tempo, ad esempio, per la speranza di una rapida evoluzione della situazione del paese di rimpatrio o per la stessa posizione personale del richiedente, suscettibile di un mutamento che faccia venire meno l’esigenza di protezione.

Corte appello Catanzaro sez. I, 29/07/2020, n.1103

Riconoscimento della protezione umanitaria

Anche prima dell’entrata in vigore dell’art. 1, comma 3, lett. a), del d.l. n. 113 del 2018 (conv. con modif. in l. n. 132 del 2018), la proposizione, con un unico ricorso dell’azione finalizzata ad ottenere la protezione internazionale (“status di rifugiato” e protezione sussidiaria)e di quella volta al riconoscimento della protezione umanitaria comporta la trattazione unitaria di tutte le domande da parte della sezione specializzata del tribunale, in composizione collegiale, secondo il rito camerale previsto dall’art. 35 bis del d.lgs. n. 25 del 2008, in ragione della profonda connessione, soggettiva e oggettiva, esistente tra le domande, oltre che della prevalenza della composizione collegiale su quella monocratica, sancita dall’art. 281 nonies c.p.c. ed in attuazione del principio della ragionevole durata del processo.

Cassazione civile sez. I, 02/07/2020, n.13575

Protezione umanitaria: irretroattività del dl sicurezza

In tema di successione di leggi nel tempo in materia di protezione umanitaria, il diritto alla protezione, espressione di quello costituzionale di asilo, sorge al momento dell’ingresso in Italia in condizioni di vulnerabilità per rischio di compromissione dei diritti umani fondamentali e la domanda volta a ottenere il relativo permesso attrae il regime normativo applicabile; ne consegue che la normativa introdotta con d.l. n. 113 del 2018, convertito con la l. n. 132 del 2018, nella parte in cui ha modificato la preesistente disciplina contemplata dall’art. 5, comma 6, del d.lgs. n. 286 del 1998 e dalle altre disposizioni consequenziali, non trova applicazione in relazione a domande di riconoscimento del permesso di soggiorno per motivi umanitari proposte prima dell’entrata in vigore (5 ottobre 2018) della nuova legge; tali domande saranno, pertanto, scrutinate sulla base della normativa esistente al momento della loro presentazione, ma, in tale ipotesi, l’accertamento della sussistenza dei presupposti per il riconoscimento del permesso di soggiorno per motivi umanitari sulla base delle norme esistenti prima dell’entrata in vigore del d.l. n. 113 del 2018, convertito nella l. n. 132 del 2018 comporterà il rilascio del permesso di soggiorno per “casi speciali” previsto dall’art. 1, comma 9, del suddetto decreto legge.

Tribunale Firenze, 16/09/2020

Valutazione comparativa con riferimento al Paese d’origine

In materia di protezione umanitaria, il riconoscimento del diritto al permesso di soggiorno per motivi umanitari di cui all’art. 5, comma 6, del d.lgs. n. 286 del 1998, al cittadino straniero che abbia realizzato un grado adeguato di integrazione sociale in Italia, deve fondarsi su una effettiva valutazione comparativa della situazione soggettiva ed oggettiva del richiedente con riferimento al Paese d’origine, al fine di verificare se il rimpatrio possa determinare la privazione della titolarità e dell’esercizio dei diritti umani, al di sotto del nucleo ineliminabile costitutivo dello statuto della dignità personale, in correlazione con la situazione d’integrazione raggiunta nel Paese d’accoglienza.

Corte appello Reggio Calabria, 12/08/2020, n.572

Inattendibilità del racconto del richiedente

Nei procedimenti in materia di protezione internazionale, la valutazione di inattendibilità del racconto del richiedente, per la parte relativa alle vicende personali di quest’ultimo, non incide sulla verifica dei presupposti per il riconoscimento della protezione sussidiaria ex art. 14, lett. c), d.lgs. n. 251 del 2007, in quanto la valutazione da svolgere per questa forma di protezione internazionale è incentrata sull’accertamento officioso della situazione generale esistente nell’area di provenienza del cittadino straniero, e neppure può impedire l’accertamento officioso, relativo all’esistenza ed al grado di deprivazione dei diritti umani nella medesima area, in ordine all’ipotesi di protezione umanitaria fondata sulla valutazione comparativa tra il grado d’integrazione raggiunto nel nostro paese ed il risultato della predetta indagine officiosa.

(Nella specie, la S.C. ha cassato la decisione di merito, che aveva del tutto omesso l’esame delle corrispondenti domande perché ritenute assorbite dalla valutazione negativa della credibilità della narrazione sulla condizione di omosessualità).

Cassazione civile sez. I, 28/07/2020, n.16122

Riconoscimento della protezione umanitaria: i presupposti

Sussistono i presupposti per il riconoscimento della protezione umanitaria se il soggetto tornando nel Paese di origine perda opportunità sotto il profilo etico –  giuridico. (Nel caso di specie, si trattava di un Nigeriano di uno stato in cui non operava il gruppo terroristico e negando la protezione internazionale riconosceva il giudice quella umanitaria essendosi il soggetto impegnato in corsi di formazione ed avendo un’attività lavorativa seppure a tempo determinato).

Corte appello Milano sez. V, 29/06/2020, n.1572

Protezione umanitaria, conversione religiosa e fuga

In considerazione del carattere di laicità dello Stato italiano, il sindacato sul percorso individuale che la persona abbia seguito per abbracciare un determinato credo religioso e sul livello di conoscenza dei relativi riti non rientra nell’ambito della valutazione di merito devoluta al giudice ordinario ai fini dell’apprezzamento della credibilità della storia riferita dal richiedente la protezione, internazionale o umanitaria.

Né, in un contesto di ravvisata discriminazione religiosa, nel Paese di origine, ai danni degli adepti di una determinata fede, può esser dato rilievo, ai fini di escludere l’attendibilità della storia personale riferita dal richiedente la protezione, al fatto che costui abbia comunque scelto di professare il suo credo o di fare proselitismo, posto che tali attività rientrano nell’ambito della libera esplicazione della personalità umana.

Cassazione civile sez. I, 16/07/2020, n.15219

Condizione di elevata vulnerabilità all’esito del rimpatrio

In tema di protezione umanitaria, al fine di verificare la sussistenza della condizione di elevata vulnerabilità all’esito del rimpatrio, il giudice deve tenere conto delle eventuali menomate condizioni fisiche del richiedente, valutando se esse integrino un requisito di vulnerabilità tale da mettere a rischio il suo diritto alla salute in caso di rientro nel Paese di origine, in ragione sia del grado di sviluppo del sistema sanitario ivi vigente sia delle effettive possibilità di accesso alle cure.

Cassazione civile sez. I, 03/07/2020, n.13765

Riconoscimento della protezione umanitaria: la situazione di vulnerabilità 

Ai fini del riconoscimento della protezione umanitaria, la sussistenza di una situazione di vulnerabilità deve essere valutata, caso per caso sulla base di elementi legati alla vicenda personale del richiedente e, dunque, deve essere apprezzata nella sua individualità e concretezza, non essendo di per sé sufficienti né l’inserimento sociale e lavorativo dello straniero, poiché trattasi di circostanza che ancorerebbe tale forma di protezione ad una situazione di carattere stabile e permanente, laddove invece il complessivo regime giuridico proprio delle misura di natura umanitaria sembra ispirato alla tutela di situazioni tendenzialmente transitorie ed in divenire, né la generale violazione dei diritti umani nel Paese di provenienza, dovendo tale elemento necessariamente correlarsi alla vicenda personale del richiedente, perché altrimenti si finirebbe per prendere in considerazione non già la situazione particolare del singolo soggetto, ma piuttosto quella del suo Paese d’origine in termini del tutto generali ed astratti, in contrasto con il parametro normativo di cui all’art. 5, comma 6, della D.Lgs. n. 286 del 1998.

Corte appello Reggio Calabria, 03/09/2020, n.583

Riconoscimento della protezione umanitaria: valutazione degli elementi di fatto

In tema di riconoscimento della protezione umanitaria, il giudice deve valutare la sussistenza di situazioni di vulnerabilità personale dello straniero derivanti dal rischio di essere immesso nuovamente, in conseguenza del rimpatrio, in un contesto sociale, politico o ambientale, capace di determinare una significativa ed effettiva compromissione dei suoi diritti inviolabili, considerando globalmente ed unitariamente i singoli elementi fattuali accertati, e non in maniera atomistica e frammentata.

Ne consegue che nel caso in cui il ricorrente alleghi e documenti che le ragioni di fuga sono ascrivibili a motivi di salute,ove sia dedotta l’esistenza di postumi successivi all’esecuzione di un intervento chirurgico, il giudice non può limitarsi a riscontrarne l’esito positivo, deducendone implicitamente la guarigione, ma deve svolgere approfondimenti istruttori, anche officiosi, al fine di verificare la sussistenza di perduranti problematiche di salute.

Cassazione civile sez. I, 09/07/2020, n.14548



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