Diritto e Fisco | Articoli

Sottrarre il telefono alla moglie è rapina?

3 Ottobre 2020 | Autore:
Sottrarre il telefono alla moglie è rapina?

Rischia l’arresto chi si impossessa del cellulare del coniuge? Esercizio arbitrario delle proprie ragioni: cos’è?

Tra moglie e marito non mettere il dito. Questo si sa. Quello che non tutti sanno, però, è che basta davvero poco per commettere un reato e, addirittura, per finire in manette. Ciò vale soprattutto in sede di separazione o di divorzio, quando la guerra è oramai dichiarata e ogni mezzo è lecito per colpire l’avversario. Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un marito che, per impedire alla moglie di filmare lo stato degli oggetti nella casa coniugale, le ha sottratto il cellulare. Sottrarre il telefono alla moglie è una rapina?

Quando si parla di rapina si pensa al classico colpo in banca messo a segno da una banda di malavitosi. In realtà, per configurarsi questo grave reato basta poco: è sufficiente appropriarsi di un bene altrui contro la volontà del suo legittimo titolare, accompagnando il tutto con un atto di violenza o una minaccia. Mettiamo il caso che una persona, infastidita da un’altra che col proprio smartphone si metta a fare foto o video inopportuni, sottragga il cellulare con la forza, magari spingendo a terra il suo proprietario. Cosa succede in un caso del genere? Chi si è impossessato del cellulare altrui rischia l’arresto e la galera? Dipende. Vediamo cosa dicono la legge e la giurisprudenza in proposito.

Rapina: quando è reato?

Il reato di rapina scatta quando ci si impossessa di un bene altrui utilizzando violenza o minaccia contro la persona che in quel momento detiene la cosa [1].

Classico esempio di rapina è quello di chi punta una pistola (o altra arma) contro la vittima per farsi dare i soldi che ha nel portafogli.

Si compie una rapina anche senza aver bisogno di utilizzare armi: è sufficiente una minaccia («se non mi dai il cellulare, ti uccido») per potersi integrare questo delitto.

Dal punto di vista soggettivo, la rapina richiede il dolo specifico, costituito dalla volontà di procurarsi un ingiusto profitto.

Sottrarre il telefono al coniuge: è rapina?

Sottrarre il cellulare al proprio coniuge è reato? Sì, se il gesto si accompagna a una violenza oppure a una minaccia.

Secondo la Corte di Cassazione [2], se lo scontro tra marito e moglie termina con la sottrazione violenta del cellulare del coniuge, allora scatta il reato di rapina.

Nello specifico, la Suprema Corte si è trovata davanti il seguente caso. La moglie era andata a riprendere i suoi effetti personali nella casa familiare; giunta qui, si era messa a filmare col cellulare alcuni suoi beni rinvenuti danneggiati. Il marito reagiva sottraendo alla moglie (con cui era in corso la separazione) il telefonino, così impedendole di filmare gli oggetti di proprietà presenti nella loro casa e da lei trovati danneggiati.

Secondo la Corte di Cassazione, questa condotta è riconducibile a quella di una rapina a tutti gli effetti, sussistendo il requisito della sottrazione violenta del bene di proprietà altrui.

La Corte di Cassazione esclude anche che possa sussistere il reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni. Affinché si integri questo delitto occorre che una persona si faccia giustizia da sé, pur potendo adire l’autorità giudiziaria per la tutela delle proprie ragioni.

È il caso del proprietario di un immobile che, anziché ricorrere alla procedura di sfratto, decida di mandare via l’inquilino moroso cambiandogli la serratura della porta d’ingresso.

Secondo la Suprema Corte, se il marito si appropria del cellulare della moglie non commette il reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni perché non c’è nessun motivo che, anche solo astrattamente, giustificherebbe tale condotta.

Per la Corte di Cassazione, non può ritenersi che l’esecuzione di riprese con un telefono cellulare, peraltro di oggetti di proprietà della persona che le esegue, possa costituire condotta illecita in grado di procurare danni a terzi soggetti, ipotesi che, anche ove ritenuta sussistente dall’uomo in buona fede, non avrebbe comunque consentito di conseguire altro rimedio che quello risarcitorio, e non anche la sottrazione della disponibilità del telefono cellulare alla proprietaria.

Impossessarsi del telefono della moglie: c’è l’arresto?

Non solo impossessarsi del telefono cellulare della moglie fa scattare il reato di rapina, ma si rischia perfino di finire ammanettati e condotti in carcere.

Sempre secondo la Corte di Cassazione, la polizia intervenuta sul posto può procedere all’arresto del marito che si è appropriato illegittimamente del telefono della moglie, sottraendolo a quest’ultima con violenza o minaccia.

L’arresto può ovviamente essere eseguito solamente in caso di flagranza, cioè nell’ipotesi in cui le forze dell’ordine intervengano nell’immediatezza del fatto, ad esempio nel momento in cui si cerca di togliere il cellulare al legittimo proprietario oppure subito dopo averlo sottratto, quando il responsabile si è dato alla fuga.

Dunque, per quanto possa sembrare strano, chi si impossessa violentemente del telefono del coniuge rischia lo stesso trattamento del rapinatore incallito.


note

[1] Art. 628 cod. pen.

[2] Cass.,sent. n. 26982 del 28 settembre 2020.

Autore immagine: Canva.com


Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube