L’esperto | Articoli

Violazione diritto di prelazione: ultime sentenze

4 Gennaio 2022
Violazione diritto di prelazione: ultime sentenze

Stipulazione di contratto preliminare tra proprietario e terzo; diritto di riscatto; illegittima la ritenzione dei canoni di locazione versati medio tempore.

Obbligo di corresponsione degli interessi e della rivalutazione monetaria

Nel caso di retratto agrario, il retraente è tenuto a versare esattamente il medesimo prezzo indicato nel contratto di vendita stipulato in violazione del diritto di prelazione, senza interessi e rivalutazione monetaria, atteso che, prevedendo l’art. 8, comma 6, della l. n. 590 del 1965, per l’ipotesi di esercizio del diritto di riscatto, che, anche ove sia sorta controversia giudiziale, il prezzo debba essere versato nel termine di tre mesi dal passaggio in giudicato della sentenza di accoglimento dell’azione di riscatto, prima della scadenza di tale termine l’obbligazione è inesigibile e, quindi, è inidonea a generare interessi ai sensi dell’art. 1282 c.c..

Cassazione civile sez. II, 29/07/2021, n.21757

Cessione di quote societarie

La violazione della clausola statutaria contenente un patto di prelazione comporta l’inopponibilità, nei confronti della società e dei soci titolari del diritto di prelazione, della cessione della partecipazione sociale, nonché l’obbligo di risarcire il danno eventualmente prodotto, alla stregua delle norme generali sull’inadempimento delle obbligazioni, e non anche il diritto potestativo di riscattare la partecipazione nei confronti dell’acquirente.

Tribunale Milano Sez. spec. Impresa, 08/06/2021, n.4881

Violazione di una clausola di prelazione

La cessione di quote societarie avvenuta in violazione di una clausola di prelazione statutaria non può essere dichiarata nulla, invalida o inefficace, potendo infatti far valere l’inopponibilità nei confronti della società di tale cessione.

La violazione di una clausola statutaria contenente un patto di prelazione comporta l’inopponibilità, nei confronti della società e dei soci titolari del diritto di prelazione, della cessione della partecipazione sociale, nonché l’obbligo di risarcire il danno eventualmente prodotto, alla stregua delle norme generali sull’inadempimento delle obbligazioni, e non anche il diritto potestativo di riscattare la partecipazione nei confronti dell’acquirente.

Peraltro, la violazione di una clausola di prelazione statutaria non produce automaticamente un danno: grava sul socio l’onere di allegare un suo specifico interesse all’acquisto della partecipazione societaria, rimasto pregiudicato dalla condotta violativa.

Tribunale Milano Sez. spec. Impresa, 27/05/2021

Onere probatorio

Il coltivatore del fondo confinante che, allegando la violazione del suo diritto di prelazione di cui alla legge 26 maggio 1965 n. 590, intenda esercitare il retratto, ha l’onere di provare il possesso di tutti i requisiti soggettivi e oggettivi previsti dalla suddetta legge, ivi compreso quello relativo al possesso di una adeguata forza lavoro in grado di coltivare non solo la superficie oggetto della domanda di prelazione, ma l’intera superficie risultante dalla sommatoria del fondo posseduto e di quello retrattato.

Tribunale Alessandria sez. I, 08/02/2021, n.116

Risarcimento danni

Il venditore dell’immobile risponde a titolo di responsabilità contrattuale per la violazione dell’altrui diritto di prelazione nell’alienazione del bene, mentre la responsabilità del terzo acquirente può configurarsi soltanto sul piano extracontrattuale, ove trovi fondamento almeno in una condotta di cosciente cooperazione all’inadempimento dell’alienante, spettando al promissario acquirente la relativa prova.

Tribunale Roma sez. II, 03/02/2021, n.1913

Riconoscimento del diritto di prelazione agraria

Per il riconoscimento del diritto di prelazione agraria ciò che rileva, oltre alle condizioni oggettive del bene, sono le condizioni soggettive di colui il quale rivendica il diritto, ovvero essere abitualmente occupato nella conduzione di fondi; non aver venduto fondi rustici di proprietà nei due anni precedenti la vendita in oggetto; e che il fondo su cui si vuole esercitare il riscatto, unitamente a quanto già di proprietà, non superi il triplo della superficie corrispondente alla capacità lavorativa del nucleo familiare. Pertanto, il coltivatore di fondo rustico che, allegando la violazione del suo diritto di prelazione, ai sensi dell’articolo 8 della legge n. 590/1965, intenda esercitare il retratto agrario, deve provare il possesso di tutti i requisiti soggettivi e oggettivi previsti dalla legge, dovendo il giudice verificarne la sussistenza. Ove, poi, il medesimo giudice si sia convinto che il retraente non abbia fornito adeguata prova di alcuna tra le suddette condizioni, ben può omettere ogni ulteriore esame in ordine alla ricorrenza degli altri elementi.

Corte appello Lecce sez. II, 15/10/2020, n.999

Onere della prova spettante al retraente

Il coltivatore di fondo rustico che, allegando la violazione del suo diritto di prelazione, ai sensi dell’art. 8 della l. n. 590 del 1965, intenda esercitare il retratto agrario, ha l’onere di provare il possesso di tutti i requisiti soggettivi e oggettivi previsti dalla legge, dovendo il giudice verificarne la sussistenza, sia pure nei limiti delle contestazioni sollevate dalla controparte. Ne consegue che, ove il medesimo giudice si sia convinto che il retraente non abbia fornito adeguata dimostrazione di alcuna tra le suddette condizioni, ben può omettere ogni ulteriore esame in ordine alla ricorrenza degli altri elementi.

Cassazione civile sez. III, 15/01/2020, n.537

Violazione del diritto di prelazione agraria

La violazione del diritto di prelazione agraria, conseguente alla stipulazione di un contratto preliminare – non oggetto di “denuntiatio” – tra il proprietario del terreno ed un terzo, non consente all’affittuario di avvalersi né del rimedio risarcitorio, né di quello dell’esecuzione in forma specifica del diritto violato, bensì (una volta intervenuto il contratto definitivo tra quelle stesse parti) esclusivamente di esercitare il diritto di riscatto .

Tribunale Ragusa, 14/01/2020, n.39

Giudizio di accertamento della nullità di un negozio in frode alla legge

La durata ventennale di un giudizio per l’accertamento della nullità di un negozio in frode alla legge (nella specie contratto di vendita stipulato in violazione di un diritto di prelazione) non può andare a detrimento del promissario acquirente, non potendosi penalizzare chi agisce a tutela del diritto ex art. 2932 c.c. e deve aspettare il passaggio in giudicato della sentenza di trasferimento della proprietà; ne consegue che il titolare del bene, se soccombente, non può, giovandosi della lunghezza del giudizio, eccepire l’intervenuta usucapione del fondo.

Cassazione civile sez. II, 17/12/2019, n.33435

Diritto di riscatto sul bene acquistato da un terzo

Il conduttore retraente, il quale abbia continuato a detenere l’immobile dopo la sua alienazione, avvenuta in violazione del diritto di prelazione del medesimo conduttore, non è tenuto a versare al retratto i canoni di locazione ma solamente il prezzo di acquisto del bene, sostituendosi con effetto ex tunc nella medesima posizione del terzo, a seguito della sentenza di accertamento della legittimità del suo diritto di riscatto.

Cassazione civile sez. III, 12/10/2018, n.25376

Trasferimento concluso in violazione della prelazione

Possono essere sospese l’esecuzione e gli effetti delle delibere assembleari assunte con l’illegittima esclusione di un socio dal voto, per asserita violazione del diritto di prelazione che, invece non si è verificata (nel caso di specie, lo statuto di una società prevedeva un diritto di prelazione per il trasferimento di partecipazioni, anche qualora esso sia avvenuto indirettamente, mediante trasferimento del controllo della società e, qualora tale trasferimento sia stato concluso in violazione della prelazione, l’acquirente non ha diritto ad essere iscritto nel libro soci e non è legittimato all’esercizio del diritto di voto. Il Tribunale ha ritenuto che la cessione del 50% delle quote di una s.r.l. dal socio alla moglie non potesse qualificarsi come “trasferimento del controllo” della società stessa).

Tribunale Milano Sez. spec. Impresa, 24/07/2018

Violazione del diritto di prelazione e diritto al risarcimento del danno

L’art. 2479 c.c., nel testo anteriore al d.lgs. n. 6 del 2003, non prevede un diritto di prelazione ma consente il relativo patto, così esprimendo il principio di libera trasferibilità delle quote sociali, per cui l’eventuale previsione di una prelazione ha fonte non legale, ma negoziale e solo in tale ambito trova la sua disciplina.

Ne deriva che la violazione della clausola statutaria contenente un patto di prelazione comporta l’inopponibilità, nei confronti della società e dei soci titolari del diritto di prelazione, della cessione della partecipazione sociale, nonché l’obbligo di risarcire il danno eventualmente prodotto, alla stregua delle norme generali sull’inadempimento delle obbligazioni, e non anche il diritto potestativo di riscattare la partecipazione nei confronti dell’acquirente, che non integra un rimedio generale in caso di violazioni di obbligazioni contrattuali, ma solo una forma di tutela specificamente apprestata dalla legge e conformativa dei diritti di prelazione, previsti per legge, spettante ai relativi titolari.

(Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che aveva escluso il diritto al retratto delle quote di partecipazione di una s.r.l., cedute in violazione del patto di prelazione previsto dallo statuto).

Cassazione civile sez. I, 02/12/2015, n.24559

Violazione del diritto di prelazione e sequestro giudiziario

Il sequestro giudiziario, presupponendo una controversia sulla proprietà o sul possesso di beni mobili o immobili o altre universalità di beni, non può essere autorizzato in caso di violazione del diritto di prelazione nella cessione di partecipazione sociale azionaria.

Tribunale Milano, 09/03/2015

Onere di allegazione in capo al prelazionario e risarcimento in via equitativa

Non sussiste un danno “in re ipsa” in caso di violazione della clausola statutaria attributiva di un diritto di prelazione del socio per l’acquisto della partecipazione societaria poiché la stessa assolve ad una funzione organizzativa per un interesse sociale e non del singolo socio.

Ne deriva che grava su quest’ultimo l’onere di allegare un suo specifico interesse all’acquisto della partecipazione societaria, rimasto pregiudicato dalla condotta violativa, e, solo in tal caso, può giustificarsi la eventuale liquidazione equitativa del danno ai sensi dell’art. 1226 c.c., in ragione della impossibilità o notevole difficoltà di una sua precisa quantificazione.

Cassazione civile sez. I, 03/06/2014, n.12370

Contratto preliminare concluso in violazione del diritto di prelazione

Nel sistema delineato dall’art. 8 della legge 26 maggio 1965, n. 590, poiché la violazione del diritto di prelazione agraria, conseguente alla stipulazione di un contratto preliminare – non oggetto di “denuntiatio” – tra il proprietario del terreno ed un terzo, non consente all’affittuario di avvalersi né del rimedio risarcitorio, né di quello dell’esecuzione in forma specifica del diritto violato, bensì, (una volta intervenuto il contratto definitivo tra quelle stesse parti) esclusivamente di esercitare il diritto di riscatto, deve ravvisarsi carenza di interesse all’azione di mero accertamento esercitata dal prelazionario per far acclarare il difetto di un evento (l’autenticità della sottoscrizione del contratto preliminare), che, di per sé, non implica una lesione attuale del diritto altrui, ma che potrebbe eventualmente produrla soltanto all’esito di una fattispecie complessa, ancora in via di completamento.

Cassazione civile sez. III, 17/04/2013, n.9238

Controversia attinente alla violazione del diritto di prelazione

Spetta alla cognizione del giudice ordinario la controversia attinente all’asserita violazione del diritto di prelazione di cui all’art. 3 comma 1 bis , d.l. n. 310 del 1990. È evidente, infatti, che le censure mosse all’avviso d’asta mirano in realtà a contestare l’esistenza in capo al Comune del potere di disporre liberamente del bene messo in vendita e quindi non riguardano la contestazione di un atto in cui viene esercitato un potere amministrativo ma di atti che attengono all’esercizio di facoltà comprese nel diritto dominicale di proprietà dell’immobile comunale.

T.A.R. Trieste, (Friuli-Venezia Giulia) sez. I, 06/03/2013, n.139

Violazione del diritto di prelazione spettante ai coeredi

Il retratto successorio di cui all’art. 732 c.c. è soggetto al termine di prescrizione di dieci anni, decorrenti dalla data della vendita della quota ereditaria compiuta in violazione del diritto di prelazione spettante ai coeredi, ancorché permanga lo stato di comunione ereditaria.

Cassazione civile sez. II, 12/02/2013, n.3465

Obbligo di corresponsione degli interessi

Nel caso di retratto agrario, il retraente è tenuto a versare esattamente il medesimo prezzo indicato nel contratto di vendita stipulato in violazione del diritto di prelazione, senza interessi e senza rivalutazione monetaria, a nulla rilevando né che la sentenza di accoglimento della domanda di riscatto sia intervenuta a distanza di tempo dalla vendita, né che il retraente sia rimasto nella detenzione del fondo senza pagare alcun corrispettivo.

Cassazione civile sez. III, 17/01/2013, n.1016

Conseguenze in tema di esercizio del diritto di riscatto

Nel caso di violazione del diritto di prelazione spettante al coltivatore proprietario del fondo confinante con quello venduto, il diritto di riscatto spetta soltanto a questi e non al coniuge, ancorché in regime di comunione legale, in quanto il potere di gestione della comunione può sorgere solo dopo che il bene vi sia caduto, e non riguarda gli atti prodromici al suo acquisto.

Cassazione civile sez. III, 11/12/2012, n.22613

Alienazione e trasmissione delle cose d’interesse artistico

L’art. 30 dell’ormai abrogata l. n. 1089/1939 stabiliva, per le cose di interesse storico-artistico appartenenti a privati, semplicemente l’obbligo di denunciare al Ministro della pubblica istruzione ogni atto implicante il trasferimento in tutto o in parte della proprietà o della detenzione del bene, anche nel caso di successione “mortis causa”, e l’art. 31 accordava il diritto di prelazione al Ministro della pubblica istruzione; tali previsioni, quindi, si raccordano con la previsione di nullità degli atti compiuti in violazione del diritto di prelazione; mentre quest’ultima previsione non è applicabile all’usucapione che attiene agli effetti di un possesso protrattosi per un ventennio, e non a un atto giuridico, e inoltre è stabilita solo nell’interesse dello Stato e non può essere fatta valere nei rapporti tra privati.

Cassazione civile sez. II, 28/06/2012, n.10950



Sostieni laleggepertutti.it

"La Legge per Tutti" è una testata giornalistica indipendente che da oltre 10 anni informa gratuitamente milioni di persone ogni mese senza il supporto di finanziamenti pubblici. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale.Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube