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Accertamento fiscale sul pc del dipendente: è legittimo?

5 Ottobre 2020 | Autore:
Accertamento fiscale sul pc del dipendente: è legittimo?

L’Agenzia delle Entrate può basare l’accertamento sui dati rinvenuti nel computer di un lavoratore assunto dal contribuente?

La legge prevede numerosi strumenti per la lotta all’evasione fiscale: uno di questi è l’accertamento induttivo.

L’accertamento induttivo è uno strumento attraverso cui l’Agenzia delle Entrate determina il reddito d’impresa senza tener conto di quanto risulta dal bilancio e dalle scritture contabili, o tenendone conto solo in parte, ma fondando le proprie ragioni sulle cosiddette “presunzioni super semplici”, o presunzioni semplicissime.

Attraverso l’accertamento induttivo le Entrate possono, in generale, quantificare un maggior reddito rispetto a quello eventualmente dichiarato, ad esempio basandosi sul sostenimento di alcune spese, come quelle relative a beni e servizi “di pregio” che lasciano presumere una maggiore capacità reddituale.

Ma l’accertamento induttivo può fondarsi su elementi rinvenuti attraverso l’analisi di un computer utilizzato da un lavoratore subordinato dell’azienda? In altri termini, l’accertamento fiscale sul pc del dipendente è legittimo? Alla questione ha fornito un’esauriente risposta la Cassazione, con una recente ordinanza [1], nella quale la Suprema corte sottolinea la differenza tra le presunzioni semplici e le presunzioni super semplici, o semplicissime.

La Corte ha inoltre chiarito che le omissioni o le false e inesatte indicazioni risultano tali da invalidare l’attendibilità e dunque l’utilizzabilità, ai fini dell’accertamento, degli altri dati contabili, apparentemente regolari.

Che cosa sono le presunzioni?

La prova per presunzioni è uno strumento che permette di arrivare alla conoscenza di un fatto, non dimostrabile direttamente, attraverso un procedimento logico.

Le presunzioni possono essere legali o semplici. Parliamo di presunzioni legali quando è la legge a trarre da un fatto noto le conclusioni per risalire ad un fatto ignoto, mentre parliamo di presunzioni semplici quando è il giudice a trarre le conclusioni per risalire da un fatto noto a un fatto ignoto.

Le presunzioni legali possono a loro volta dividersi in due categorie:

  • le presunzioni assolute, che non ammettono prova contraria;
  • le presunzioni relative, che ammettono prova contraria.

Le presunzioni semplici devono basarsi su elementi gravi, precisi e concordanti; in materia di accertamento fiscale, i fatti su cui le presunzioni semplici si basano devono essere provati in giudizio. L’onere della prova è a carico dell’amministrazione finanziaria, che deve dimostrare la gravità, la precisione e la concordanza degli elementi presuntivi posti a base della pretesa impositiva.

In determinati casi, sono però ammesse delle presunzioni prive dei requisiti di gravità, precisione e concordanza, dette presunzioni semplicissime o super semplici. Si tratta di elementi che possono essere utilizzati nell’accertamento induttivo extra contabile, o accertamento d’ufficio.

Come funziona l’accertamento induttivo?

L’accertamento induttivo [2] consiste in una tipologia di accertamento fiscale alternativa rispetto all’accertamento analitico, in quanto consente la determinazione del reddito del contribuente prescindendo dalle scritture contabili, ad esempio nei casi di mancata tenuta della contabilità, di sottrazione di scritture, o nelle ipotesi in cui la contabilità è considerata inattendibile.

Nel dettaglio, l’accertamento induttivo è ammesso quando è verificata almeno una delle seguenti condizioni:

  • omessa presentazione della dichiarazione;
  • mancata indicazione del reddito d’impresa in dichiarazione;
  • rilevazione, mediante verbale d’ispezione, di:
    • omessa tenuta della contabilità;
    • sottrazione all’ispezione di una o più scritture contabili;
    • indisponibilità di scritture contabili per forza maggiore;
    • generale inattendibilità della contabilità;
  • inottemperanza del contribuente agli inviti disposti dagli uffici;
  • irregolarità dichiarative relative agli Isa, indici sintetici di affidabilità.

In questi casi, il reddito e le operazioni imponibili del contribuente possono essere determinati dagli uffici finanziari in via induttiva.

L’amministrazione finanziaria può servirsi, nell’accertamento induttivo, delle presunzioni semplicissime, ossia, come abbiamo osservato, di presunzioni semplici per le quali non sono necessari i requisiti di gravità, precisione e concordanza.

Accertamento induttivo sul pc del dipendente

Ma fino a che punto ci si può “spingere” con le presunzioni super semplici? Si può basare, ad esempio, un accertamento d’ufficio nei confronti di un’impresa su dati rinvenuti nel pc di un dipendente? Secondo quanto affermato dalla Cassazione [1], l’accertamento induttivo può certamente basarsi su dati extracontabili, quando la contabilità aziendale risulta complessivamente inattendibile.

Il metodo induttivo di accertamento deve essere infatti utilizzato quando le omissioni o le false e inesatte indicazioni risultano tali da far risultare inattendibili e inutilizzabili gli altri dati contabili, anche se apparentemente risultano regolari. Di conseguenza, l’amministrazione finanziaria può prescindere in tutto o in parte dalle risultanze del bilancio e delle scritture contabili esistenti e può determinare l’imponibile anche in base a elementi puramente indiziari, che non sono gravi, precisi e concordanti.

Via libera, dunque, all’accertamento basato su semplici indizi, come i dati rinvenuti nel computer di un lavoratore subordinato dell’azienda. L’onere della prova si sposta sul contribuente, che deve dimostrare che il reddito accertato non è stato conseguito.


note

[1] Cass. ord. 20793/2020.

[2] Art.39, Co.1, Lett. d) e Co. 2 DPR 600/1973.


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