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Truffa dello specchietto rotto: cos’è e come difendersi

5 Ottobre 2020 | Autore:
Truffa dello specchietto rotto: cos’è e come difendersi

Raggiro dello specchietto: in cosa consiste? Come difendersi dai finti sinistri stradali? Quando sporgere denuncia? La polizia può arrestare i truffatori?

Probabilmente all’inferno esiste un girone speciale per i truffatori, individui che, approfittando della buona fede delle altre persone, cercano di arricchirsi con inganni e stratagemmi di ogni tipo. Tra le truffe più note in Italia c’è sicuramente quella dello specchietto rotto. In pratica, si tratta di quel raggiro che consiste nel far credere di aver subìto un danno alla propria auto a causa dell’urto avuto con quella della malcapitata vittima. Devi sapere che, in questi casi, è possibile difendersi e, perfino, ottenere l’arresto immediato dei malintenzionati. Con questo articolo vedremo cos’è la truffa dello specchietto rotto e come difendersi.

Sebbene si tenda a credere che la giustizia faccia poco per tutelare le brave persone, in realtà con questo articolo spiegheremo quali sono le gravi conseguenze per chi tenta la truffa dello specchietto rotto. Come ti dirò, non solo gli autori di questo illecito rischiano una denuncia con relativo processo penale, ma anche l’arresto in flagranza. Secondo la Corte di Cassazione, i truffatori dello specchietto rotto possono essere arrestati anche dopo aver posto in essere il loro raggiro, purché siano evidenti le tracce del reato appena commesso. Insomma, se l’argomento ti interessa e vuoi saperne di più, prosegui nella lettura: vedremo insieme cos’è e come difendersi dalla truffa dello specchietto rotto.

Truffa specchietto: in cosa consiste?

La truffa dello specchietto rotto è uno squallido stratagemma utilizzato dai malintenzionati per spillare quattrini ai poveri malcapitati.

Il raggiro consiste nel far credere alla vittima di aver urtato un’altra vettura mentre si è in marcia. I truffatori, scagliando piccole pietre o palline di gomma, simulano l’urto tra due veicoli che stanno marciando di fianco nello stesso senso (ad esempio, in una carreggiata a due corsie) oppure che procedono in direzioni diverse.

Sentendo l’urto, la vittima crede effettivamente di aver toccato l’altro veicolo e, quindi, si ferma per vedere cosa è successo. Proprio qui, scatta il raggiro: il truffatore vorrà spacciare lo specchietto rotto (o un altro danno alla carrozzeria) come il prodotto del sinistro che, in realtà, non c’è mai stato.

A questo punto, arriva l’opera di persuasione: il presunto danneggiato chiede di essere risarcito immediatamente, senza coinvolgere le assicurazioni. Quando riescono a ottenere il risultato, vanno via con il denaro, compiendo a tutti gli effetti quella che viene definita come la truffa dello specchietto rotto.

Raggiro specchietto rotto: come difendersi?

Ora che sai cos’è la truffa dello specchietto rotto, avrai anche capito come difenderti da questo raggiro. Vediamo quali sono le principali armi a tua tutela.

Innanzitutto, se mentre sei alla guida della vettura senti un rumore che possa essere ricondotto a un urto, non fermarti, soprattutto se ti trovi in una zona isolata, lontana da altre persone che possano fungere da testimoni.

Se pensi di aver potuto davvero urtare un altro veicolo in movimento, fermati solamente se ti trovi in un posto sicuro (una piazza, una strada a poca distanza da una caserma dei carabinieri, ecc.): in questi luoghi, infatti, è difficile che i truffatori portino a compimento il proprio piano.

Se l’auto che procede dietro di te lampeggia insistentemente per farti fermare ma tu credi di non aver fatto nulla, continua a percorrere la strada e non fermarti: se davvero è successo qualcosa, chi ha subìto il sinistro prenderà il tuo numero di targa e farà la segnalazione all’assicurazione (ma stai certo che, se sono truffatori, questo non avverrà).

Se la presunta vittima dell’urto si fa minacciosa, ti insegue in strada con la propria auto oppure, dopo averti fermato, ti costringe a pagare, non esitare un solo istante a chiamare i carabinieri o la polizia.

Come ti spiegherò nei prossimi paragrafi, la giurisprudenza ritiene che le forze dell’ordine possano procedere ad arrestare i truffatori dello specchietto rotto anche dopo aver ottenuto il finto risarcimento ed essersi allontanati.

Truffa specchietto: quando denunciare?

Non appena si ha la percezione che ci sia in atto una truffa dello specchietto è possibile chiamare le forze dell’ordine e sporgere denuncia. Ovviamente, è fondamentale ricordare il numero di targa del veicolo a bordo del quale ci sono i malintenzionati.

Per denunciare il raggiro dello specchietto non occorre aver pagato il risarcimento che i truffatori chiedono: per legge, anche il tentativo di truffa è punibile.

Dunque, chiunque cerchi di truffare un’altra persona con lo stratagemma del finto specchietto rotto commette reato, anche se poi non riesce a ottenere nulla.

Se, invece, hai già subìto la truffa perché ti sei fermato e hai pagato i malviventi, non temere: se ti affretti e non è trascorso troppo tempo, sporgendo denuncia puoi addirittura sperare nell’arresto del truffatore. Prosegui la lettura per sapere come ottenere l’arresto dei truffatori dello specchietto rotto.

Truffa dello specchietto: c’è l’arresto?

Secondo la Corte di Cassazione [1], nel caso di truffa dello specchietto è legittimo l’arresto anche un’ora dopo il raggiro.

Nel caso di specie, le forze dell’ordine erano intervenute sessanta minuti dopo il fatto, a seguito di una chiamata al 113 effettuata da un familiare della vittima. Ai fini dell’arresto, era stato decisivo che la persona indiziata fosse stata trovata in possesso dell’autovettura con specchietto modificato utilizzata per eseguire la truffa.

Insomma: secondo la Suprema Corte, la famosa truffa dello specchietto può legittimare l’arresto, se compiuto dalle forze dell’ordine, su segnalazione della vittima del raggiro, a poca distanza di tempo dal compimento del reato.

Dunque, la polizia può procedere all’arresto del truffatore anche se non c’è la flagranza del reato, in quanto il delitto era già stato commesso diverso tempo prima dell’intervento delle autorità.

Secondo la Corte di Cassazione, nel caso della truffa dello specchietto, se il colpevole viene rintracciato con ancora “addosso” le tracce del reato (stessi indumenti segnalati dalle vittime, stessa auto con lo specchietto lesionato, somma di danaro appena acquisita mediante il raggiro), allora l’arresto è giustificato. Si parla in questi casi di quasi flagranza del reato.

Arresto truffa specchietto e quasi flagranza

Se la flagranza di reato è la condizione in cui si trova l’autore di un reato quando è sorpreso nell’atto stesso di commetterlo, la quasi flagranza riguarda colui che, subito dopo il reato, è inseguito dalla polizia giudiziaria, dalla persona offesa o da altre persone ovvero è sorpreso con cose o tracce dalle quali appaia che egli abbia commesso il reato immediatamente prima.

Nel caso della truffa dello specchietto rotto, la Corte di Cassazione ritiene che sussista la quasi flagranza, e quindi l’arresto sia legittimo, se l’indiziato viene trovato, dopo poco tempo dal fatto, ancora in possesso di una traccia chiara ed inequivocabile del reato, costituita dal possesso di un’autovettura con uno specchietto conformato in modo da poter eseguire il raggiro della specifica truffa.

Ricorre quindi l’ipotesi della quasi flagranza, costituita dalla sorpresa dell’indiziato con cose o tracce dalle quali appaia che egli abbia commesso il reato immediatamente prima.

Non occorre, peraltro, che la polizia giudiziaria abbia diretta percezione della commissione del reato, essendo sufficiente l’immediata percezione delle tracce del reato e del loro collegamento inequivocabile con l’indiziato.

Nel caso di specie, dopo la chiamata alla polizia da parte di un familiare della vittima, l’indagato è stato arrestato quando ancora indossava lo stesso abbigliamento descritto dalla persona offesa, alla guida della medesima autovettura utilizzata per commettere il delitto con lo specchietto appositamente modificato per simularne la rottura.


note

[1] Cass., sent. n. 27229 del 30 settembre 2020.

Autore immagine: Canva.com


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