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Nullità clausola compromissoria: ultime sentenze

27 Ottobre 2020
Nullità clausola compromissoria: ultime sentenze

Arbitrato societario; nomina degli arbitri ad opera di un soggetto estraneo alla società; impugnazione per nullità del lodo.

Compromesso e arbitrato

L’art. 34 d.lg. 17 gennaio 2003, n. 5, ha introdotto per gli arbitrati in materia societaria un modello concorrente rispetto a quello tradizionale disciplinato dagli artt. 806 ss. c.p.c. e non esclusivo: ne deriva che le parti hanno la facoltà di scegliere liberamente tra i due modelli e che, pertanto, la clausola compromissoria non può essere ritenuta nulla soltanto per la violazione delle regole poste dall’art. 34 d.lg. n. 5 del 2003.

Tribunale Bari sez. IV, 07/11/2007, n.2489

Quando non è nulla la clausola arbitrale?

Non è nulla la clausola arbitrale nel c.d. arbitrato societario che non indichi il numero e le modalità di nomina degli arbitri poiché l’art. 34 , comma 2 del D.lgs n. 5 del 2003, a differenza dell’art. 810 c.p.c., prevede che il potere di nomina degli arbitri sia conferito ad un terzo estraneo alla società. (Nel caso di specie , si trattava di una citazione dinnanzi al Tribunale di una socia che voleva che fosse riconosciuto il suo diritto di recesso ed aveva eccepito la nullità della clausola compromissoria  mentre il Tribunale la riteneva valida ed idonea a radicare la competenza arbitrale).

Tribunale Firenze, 24/04/2020, n.979

Nullità della clausola compromissoria

Se è vero che la clausola compromissoria contenuta nello statuto societario la quale, non adeguandosi alla prescrizione di cui all’art. 34 d.lgs. 17 gennaio 2003, n. 5, non preveda che la nomina degli arbitri debba essere effettuata da un soggetto estraneo alla società è nulla, non potendosi accettare la tesi del « doppio binario », la norma da ultimo menzionata è chiaramente riferita ai soli « atti costitutivi delle società che non fanno ricorso al mercato del capitale di rischio », con la conseguenza che, fuori da una clausola di arbitrato contenuta nello statuto o nell’atto costitutivo di una società, resta possibile, una volta insorta la controversia, la redazione di un compromesso che sia conforme alla disciplina codicistica e, quindi, senza le peculiarità dell’arbitrato endosocietario e, soprattutto, senza le nullità comminate dal cennato del d.lgs. n. 5 del 2003.

Cassazione civile sez. I, 30/04/2018, n.10399

Compromesso e clausola compromissoria: estensione e limiti

Qualora in un contratto di locazione la parte locatrice sia costituita da più locatori, ciascuno di essi è tenuto, dal lato passivo, nei confronti del conduttore alla medesima prestazione, così come, dal lato attivo, ognuno degli stessi può agire nei riguardi del locatario per l’adempimento delle sue obbligazioni, applicandosi in proposito la disciplina della solidarietà di cui all’art. 1292 c.c., che non determina, tuttavia, la nascita di un rapporto unico ed inscindibile e non dà luogo, perciò, a litisconsorzio necessario tra i diversi obbligati o creditori.

Pertanto, è corretta la decisione arbitrale di non sospendere il giudizio, a fronte della querela di falso proposta in riferimento alle sottoscrizioni, su rilevanti atti processuali, apparentemente apposte da una delle locatrici. È, altresì, infondata la questione con cui si deduce la nullità della clausola compromissoria in relazione all’art. 447 bis comma 2 c.p.c., che, in materia di locazione, prescrive la nullità delle “clausole di deroga alla competenza”, avendo la giurisprudenza di legittimità chiarito la portata di detta norma, nel senso che essa si riferisce unicamente alla competenza territoriale.

Nella locazione di immobile per uso diverso da quello abitativo, il locatore è inadempiente ove non abbia ottenuto — in presenza di un obbligo specifico contrattualmente assunto — le autorizzazioni o concessioni amministrative che condizionano la regolarità del bene sotto il profilo edilizio (e, in particolare, la sua abitabilità e la sua idoneità all’esercizio di un’attività commerciale), ovvero quando le carenze intrinseche o le caratteristiche proprie del bene locato ostino all’adozione di tali atti e all’esercizio dell’attività del conduttore in conformità all’uso pattuito.

Cassazione civile sez. I, 26/10/2015, n.21709

L’impugnazione per nullità di un lodo

L’impugnazione per nullità di un lodo dinanzi alla corte di appello è proponibile – ai sensi degli art. 827 e ss. c.p.c. – unicamente con riferimento agli arbitrati rituali, mentre, in caso di arbitrato irrituale, l’impugnazione predetta non è ammissibile (ancorché si impugni il lodo allegando la nullità della clausola compromissoria), essendo legittimamente esperibile la sola azione per eventuali vizi del negozio, da proporre con l’osservanza delle norme sulla competenza e del doppio grado di giurisdizione.

Cassazione civile sez. I, 04/09/2012, n.14788

Clausola compromissoria presente negli atti costitutivi o negli statuti delle società

La nullità della clausola compromissoria di uno statuto che devolva la cognizione delle controversie fra la società e i soci a un apposito collegio di probiviri, senza prevedere la designazione di costoro anche da parte del socio in lite, necessariamente discende dal principio della par condicio delle parti nella nomina degli arbitri. Ciò in quanto i probiviri sono di regola nominati dall’assemblea e ciò è già sufficiente a rendere problematica per loro l’assunzione della funzione arbitrale in una lite di cui la società sia parte. Infatti se anche non si volesse mettere in discussione la terzietà funzionale degli stessi probiviri, non sarebbe comunque terzo l’organo che li ha nominati: l’assemblea è infatti, incontestabilmente, organo della società e la società è una delle parti in lite.

Corte appello Roma sez. II, 23/02/2012, n.975

L’interpretazione del compromesso o della clausola compromissoria

In tema di impugnazione del lodo arbitrale davanti alla Corte d’appello, stabilire se una controversia appartenga alla cognizione del giudice, ovvero sia deferibile agli arbitri, costituisce una questione di merito, non di competenza, in quanto riguarda la validità o l’interpretazione del compromesso o della clausola compromissoria; pertanto, la sentenza della Corte d’appello che dichiara la nullità del lodo a cagione della nullità della clausola compromissoria avente ad oggetto una controversia appartenente alla competenza del tribunale regionale delle acque pubbliche, costituisce una pronunzia di merito, non già una sentenza sulla competenza, alla quale non è applicabile l’art. 50 c.p.c., con la conseguenza che, non essendo configurabile l’estinzione del giudizio conseguente alla sua mancata riassunzione, il lodo arbitrale resta definitivamente travolto dal passaggio in giudicato della sentenza che lo ha dichiarato nullo.

Cassazione civile sez. un., 06/07/2005, n.14205

Arbitrato: il limite temporale dell’eccezione di incompetenza

È del tutto coerente con la nuova accezione paragiurisdizionale dell’arbitrato rituale il principio in base al quale la eccezione incompetenza dell’arbitro, di cui all’articolo 817, comma 3, del Cpc, al di là della ipotesi di nullità della clausola compromissoria per vizio suo proprio e genetico relativo a una ipotesi di controversia non arbitrabile, è da considerarsi quale eccezione di rito in senso stretto, e, come tale, incontra il limite temporale indicato dall’articolo 817, comma 3, del Cpc solo per la parte che ha partecipato al relativo giudizio arbitrale e non per quella parte che, rimasta assente, in sede di impugnazione del lodo contesti in radice che la lite sia devolvibile agli arbitri.

Cassazione civile sez. III, 28/02/2019, n.5824



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