Bici elettrica: multe annullate

1 Ottobre 2020 | Autore:
Bici elettrica: multe annullate

Non sono equiparabili ai ciclomotori: il dispositivo di pedalata assistita consente di raggiungere la velocità di soli 6 km/h.

Le bici elettriche a pedalata assistita non sono ciclomotori: lo ha stabilito il tribunale di Palermo [1] che ha annullato una serie di multe elevate dai vigili urbani della città.

La pedalata assistita, detta anche walk assist, è un dispositivo che consente di avviare la bici senza usare i pedali e la fa muovere fino ad una velocità massima di 6 km/h. Dunque è un congegno di assistenza alla spinta, poi bisogna usare le gambe o avviare il motore elettrico altrimenti il walk assist non è in grado di accelerare oltre quella soglia.

La presenza di questo congegno aveva però indotto i vigili palermitani a considerarli ciclomotori e soggetti a tutti i relativi obblighi: targa, assicurazione e casco. Così erano fioccate le multe e in parecchi casi anche i sequestri delle biciclette.

Nel processo è stata disposta una Ctu (consulenza tecnica d’ufficio) che ha stabilito che c’è una profonda differenza tra le due categorie di veicoli, in quanto lo start assist serve solo ad avviare il mezzo (fornendo un aiuto utile anche in condizioni di difficoltà, come le ripartenze in salita), mentre con il motore elettrico la bicicletta può raggiungere al massimo i 25 km/h (i ciclomotori invece arrivano a 45 km/h).

Perciò, il giudice ha ritenuto che non può applicarsi alle bici elettriche la normativa sui ciclomotori ed anzi ha richiamato un Decreto ministeriale [2] integrativo del Codice della Strada che esclude esplicitamente dalla categoria dei ciclomotori i veicoli sotto tale soglia.

Esprime soddisfazione per la sentenza la Confindustria Ancma (Associazione Nazionale Ciclo Motociclo Accessori) che in una nota dichiara: «Sono quasi tre anni che seguiamo questa vicenda, oggi possiamo dire finalmente di aver ottenuto giustizia» riguardo ad una «episodica ed errata interpretazione» che aveva provocato «multe per svariate centinaia di euro e sequestri (per guida senza casco e mancanza di assicurazione), colpendo soprattutto gli ignari utenti della strada e indirettamente anche le imprese costruttrici che hanno messo sul mercato le loro bici rispettando le norme europee e nazionali vigenti».

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note

[1] Tribunale di Palermo, sent. n.  2881/20 del 29 settembre 2020.

[2] Art. 1, lett. b) del D.M. 31 gennaio 2003 in relazione all’art. 52 comma 1 del Codice della Strada.


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