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Indennità di maternità: come si calcola?

3 Ottobre 2020
Indennità di maternità: come si calcola?

La lavoratrice che si assenta dal lavoro perché incinta ha diritto a ricevere una somma di denaro da parte dell’Inps.

Sei una lavoratrice dipendente? Aspetti un bambino? Vuoi sapere quale tutela economica ti spetta quando dovrai congedarti dal lavoro? Ci sono delle interessanti novità per le lavoratrici che devono assentarsi dal lavoro a causa dello stato gravidico.

Come noto, la dipendente assente per gravidanza riceve una apposita indennità economica a carico dell’Inps che viene definita indennità di maternità: ma come si calcola tale emolumento? La Cassazione, con una recente decisione, ha chiarito quale deve essere la base di calcolo della retribuzione da utilizzare per il calcolo dell’indennità. La soluzione cui è giunta la Suprema Corte rafforza la tutela economica della lavoratrice.

Che cos’è l’indennità di maternità?

La legge italiana [1] tutela le lavoratrici che, nel corso del rapporto di lavoro, restano incinte. In particolare, la principale tutela offerta è rappresentata dal congedo di maternità, ossia, dalla previsione di un periodo di astensione obbligatoria dal lavoro riconosciuto alla dipendente durante la gravidanza ed il puerperio.

In base all’attuale normativa, il congedo obbligatorio dura 5 mesi che possono essere fruiti dalla lavoratrice:

  • due mesi prima del parto e tre mesi dopo il parto;
  • un mese prima del parto e quattro mesi dopo il parto;
  • tutti dopo il parto.

La possibilità di spostare il congedo dopo il parto dipende, essenzialmente, dalle condizioni di salute della lavoratrice e dalla sua possibilità di continuare a lavorare nonostante lo stato avanzato di gravidanza.

In ogni caso, durante tale periodo di assenza obbligatoria dal lavoro, la dipendente percepisce un’indennità economica a carico del’Inps che sostituisce la retribuzione.

Il diritto al congedo obbligatorio e all’indennità di maternità spettano anche nelle ipotesi di adozione o affidamento di minori.

Chi paga l’indennità di maternità?

Come la gran parte delle prestazioni erogate dall’Inps, l’indennità di maternità viene anticipata dal datore di lavoro che, poi, recupera la relativa somma portandola a conguaglio con i contributi previdenziali dovuti all’Inps.

L’indennità di maternità viene, invece, pagata direttamente dall’Inps alle seguenti categorie di soggetti:

  • lavoratrici stagionali
  • operaie agricole;
  • lavoratrici saltuarie o a termine dello spettacolo;
  • colf e badanti;
  • lavoratrici disoccupate o sospese;
  • lavoratrici assicurate ex Ipsema.

Indennità di maternità: come si calcola?

La legge prevede che, durante i periodi di assenza dal lavoro per la fruizione del congedo di maternità, la lavoratrice riceva un’indennità economica in misura pari all’80% della retribuzione giornaliera calcolata sulla base dell’ultimo periodo di paga scaduto nel periodo immediatamente precedente all’inizio del congedo di maternità.

Di regola, dunque, la retribuzione di riferimento per il calcolo dell’indennità di maternità è quella percepita dal lavoratore nell’ultimo mese di lavoro che precede il mese di inizio dell’assenza per congedo.

Spesso, tuttavia, l’Inps calcola l’assegno che spetta alla lavoratrice in maternità prendendo, come parametro di riferimento, la somma assoggettata a prelievo contributivo e fiscale, al pari di quanto avviene per il calcolo dell’indennità di malattia.

Secondo una recente sentenza della Cassazione [2], tale metodo di calcolo dell’assegno di maternità è illegittimo. Gli Ermellini, infatti, hanno affermato che l’indennità di maternità deve essere pari all’80% della retribuzione media globale giornaliera: in caso contrario siamo di fronte ad una discriminazione.

Come si calcola l’indennità di maternità, quindi, secondo la Corte? Più nel dettaglio, secondo la Cassazione, l’indennità di maternità deve essere calcolata dividendo per trenta (ossia il numero di giorni in un mese) la somma totale della retribuzione percepita dalla lavoratrice il mese prima di entrare in congedo obbligatorio.

Non è possibile, dunque, equiparare il calcolo dell’indennità di malattia con l’indennità di maternità. La malattia, infatti, si fonda su una propria autonoma disciplina e i due istituti si finanziano in modo diverso.

La Suprema Corte addiviene a tale conclusione valorizzando la funzione sociale della tutela economica della donna in maternità che è finalizzata a garantire la tenuta del tenore di vita della lavoratrice e della sua famiglia in un momento molto delicato come la nascita di un figlio.

Inoltre, anche in una prospettiva europea, la tutela della maternità rappresenta uno strumento di rafforzamento dell’occupazione femminile, elemento imprescindibile per la sostenibilità del modello sociale.


note

[1] D.lgs. 151/2001.

[2] Cass. n. 20673/20.


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