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Mediazione: imparzialità, costi e divieto di attività fuori dall’organismo


Mediazione: imparzialità, costi e divieto di attività fuori dall’organismo

> Diritto e Fisco Pubblicato il 3 dicembre 2013



La nuova circolare del Ministero della Giustizia: è illecito qualsiasi tipo di convenzione e agevolazione sui costi tra enti e parti per evitare favoritismi; la conciliazione non può prevedere offerte speciali sui prezzi.

In mediazione civile, sono vietate le convenzioni sui prezzi stipulati tra l’organismo di mediazione e le parti, volte a stabilire forme di agevolazioni, sconti in materia di compensi economici, a favore di una soltanto delle parti in mediazione. A dirlo è stato il ministero della Giustizia con la circolare del 27 novembre.

Queste forme di accordo rappresentano, a giudizio del ministero, un’evidente violazione dell’immagine di imparzialità dell’organismo di mediazione. La disparità di trattamento economico – spiega la circolare – cui le parti in mediazione vengono assoggettate potrebbe alterare, infatti, la posizione di terzietà dell’organismo medesimo rispetto a esse, creando una condizione di favore che, seppure attenga formalmente solo alla questione del trattamento economico, appare suscettibile di ingenerare incertezza sull’indipendenza dell’organismo, in ragione dell’instaurato vincolo giuridico, stabile e continuativo, con l’ente convenzionato e i suoi aderenti.

Sempre per garantire la terzietà degli organismi di mediazione, la circolare ribadisce il divieto (introdotto nel Codice deontologico forense) di fissare la sede dell’ente presso lo studio legale (e viceversa).

Quanto all’assistenza legale, la circolare esclude che gli avvocati possano esercitare la funzione di mediatore al di fuori di un organismo di mediazione per una coerenza di fondo del sistema che prevede lo svolgimento della conciliazione all’interno di un organismo sottoposto a vincoli di controlli e responsabilità.

La circolare chiarisce anche alcuni aspetti sui costi della mediazione. Malgrado il decreto “del fare” abbia sancito che, nel caso di mancato accordo al termine del primo incontro nessun compenso è dovuto per l’organismo di mediazione, tuttavia le spese di avvio del procedimento (quelle minime che l’ente deve sostenere per iniziare la procedura) sono dovute da entrambe le parti comparse al primo incontro.

Quanto alla parte invitata, per la circolare, è evidente che l’onere di pagare le spese di avvio è giustificato dal fatto di essersi presentata al primo incontro e di avere perciò in concreto usufruito della funzione del mediatore, sia pur nei limiti propri di questa fase preliminare. Viceversa, nulla le potrà essere richiesto nel caso in cui non abbia partecipato al primo incontro.

In ultimo la circolare chiarisce anche che l’obbligo di assistenza legale scatta solo in caso di conciliazione obbligatoria, ma per quella facoltativa non è necessaria.

Le spese di avvio sono dovute da entrambe le parti comparse al primo incontro e non devono essere fatte rientrare nell’esenzione disposta dal decreto «del fare». Nel caso in cui la parte invitante non sia comparsa al primo incontro, nessuna indennità può essere richiesta alla parte invitata che sia invece comparsa. Oltre alle spese di avvio dovranno essere inoltre corrisposte le spese vive documentate.

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Autore foto: 123rf.com

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