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Collaborazione senza progetto: quali conseguenze?

2 Ottobre 2020
Collaborazione senza progetto: quali conseguenze?

La legge Biagi aveva introdotto l’obbligo per le collaborazioni coordinate e continuative di essere ricondotte ad un programma specifico.

Sono passati ormai 5 anni da quando il Jobs Act ha definitivamente abrogato il lavoro a progetto. Tuttavia, nelle aule dei tribunali, tale tipologia contrattuale continua ad essere fonte di contenzioso. Come noto, infatti, la riforma Biagi del mercato del lavoro, per frenare l’abuso dei cosiddetti co.co.co., aveva previsto che tali collaborazioni dovevano necessariamente essere riconducibili ad un progetto.

In caso di collaborazione senza progetto, quali conseguenze scattavano? La norma prevedeva la trasformazione della collaborazione in un rapporto di lavoro subordinato, producendo dunque degli effetti negativi per il datore di lavoro sia verso il collaboratore che verso gli enti di previdenza.

Cos’è il lavoro a progetto?

Negli anni novanta, il mercato del lavoro è stato caratterizzato dall’abuso dei cosiddetti co.co.co., acronimo di collaboratori coordinati e continuativi. Si tratta di una tipologia di contratto di lavoro, introdotta da una norma del Codice di procedura civile [1], che si pone a metà strada tra il lavoro autonomo ed il lavoro subordinato.

In particolare, il co.co.co. è un lavoratore autonomo che, tuttavia, presenta dei tratti di similitudine con il lavoro dipendente, a causa del forte coordinamento esistente con il datore di lavoro. Spesso, tale forma contrattuale veniva utilizzata non perché il rapporto di lavoro fosse realmente autonomo ma solo per sfuggire ai diritti ed alle tutele previste dalla legge per i lavoratori dipendenti, garantendo dunque al datore di lavoro un risparmio sul costo del lavoro.

Per frenare tale abuso, la riforma Biagi ha introdotto il lavoro a progetto [2]. In particolare, si prevedeva che le collaborazioni coordinate e continuative erano legittime solo in caso di sussistenza di uno specifico progetto, programma di lavoro o fase di esso pena la trasformazione della collaborazione in un contratto di lavoro subordinato.

Il Jobs Act [3], nel 2015, ha abolito il lavoro a progetto per il futuro. Dal 25 giugno 2015, data di entrata in vigore del decreto attuativo del Jobs Act che ha abrogato il lavoro a progetto, non è più possibile stipulare contratti a progetto. La norma, tuttavia, prevede che la disciplina del lavoro a progetto contenuta nella riforma Biagi continui ad applicarsi per la regolazione dei contratti già in atto alla data di entrata in vigore del decreto, ossia, al 25 giugno 2015.

Ne consegue che se Tizio ha stipulato con Caio un contratto di lavoro a progetto in data 20 giugno 2015 con termine al 20 giugno 2030, il contratto è valido e continua ad essere regolato dalle relative disposizioni della legge Biagi.

Collaborazione senza progetto: quali conseguenze?

Come abbiamo detto, in caso di assenza del progetto, programma o fase di esso, la collaborazione coordinata e continuativa, stipulata nella vigenza della normativa sul lavoro a progetto, si trasforma in contratto di lavoro subordinato sin dall’inizio. Occorre, tuttavia, distinguere se si tratta di un rapporto a tempo determinato o indeterminato.

Se la collaborazione aveva un termine finale allora si trasforma in un contratto di lavoro subordinato a tempo determinato. Se, invece, non aveva un termine si trasforma in un contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato.

Il datore di lavoro che ha assunto il co.co.co. senza progetto rischia di essere chiamato in causa su due diversi fronti.

Da un lato, il co.co.co. può impugnare il contratto di collaborazione denunciando l’assenza del progetto e chiedendo, dunque, che sia trasformato in un contratto di lavoro subordinato. In questo caso, al lavoratore spettano le differenze retributive tra il trattamento economico e normativo che ha ricevuto come co.co.co. e quello a cui avrebbe avuto diritto se fosse stato assunto ab initio come dipendente.

Dall’altro lato, anche l’Inps può agire contro il datore di lavoro e chiedere il versamento dei contributi previdenziali omessi, ossia, la differenza tra la contribuzione versata e quella che il datore di lavoro avrebbe dovuto versare se avesse assunto il co.co.co. ab initio come dipendente.

Assenza del progetto: occorre dimostrare la subordinazione?

La Cassazione ha ribadito anche di recente [4] che quando la collaborazione coordinata e continuativa non ha un progetto si trasforma in un rapporto di lavoro subordinato a prescindere dall’accertamento del vincolo di subordinazione.

Opera, dunque, una presunzione di legge che determina l’automatica trasformazione del rapporto, senza dover indagare se, nel concreto, sussistesse o meno un vincolo di subordinazione tra il co.co.co. e il committente.


note

[1] Art. 409 cod. proc. civ.

[2] Art. 69 co. 1 D. Lgs. 276/2003.

[3] Art. 52 D. Lgs. 81/2015.

[4] Cass. n. 20666/20.


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