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Scioglimento consiglio comunale: ultime sentenze

6 Novembre 2020
Scioglimento consiglio comunale: ultime sentenze

Elementi sintomatici del condizionamento criminale; i presupposti per l’emanazione del decreto di scioglimento del consiglio comunale e il sindacato del giudice amministrativo.

Sindacato di legittimità di tipo estrinseco

Il giudice amministrativo, ai sensi dell’art. 143, co. 1, T.U.E.L., nell’esame delle impugnazioni dei provvedimenti di scioglimento del Consiglio comunale, può esercitare solo un sindacato di legittimità di tipo estrinseco, senza che lo stesso possa svolgere valutazioni che, al di fuori dell’espressione dell’ipotesi di travisamento dei fatti o manifesta illogicità, rientrino nel merito amministrativo.

T.A.R. Roma, (Lazio) sez. I, 13/05/2020, n.5022

Consiglio comunale: scioglimento e sospensione 

Ai fini dello scioglimento del consiglio comunale ex art. 143, comma 1 del d.lg. n. 267/2000 sono sufficienti elementi indizianti che permettono di individuare, nel contesto locale, il tessuto di connessioni e collegamenti tra atti e fatti, da cui scaturisce il ragionevole convincimento della contaminazione mafiosa in danno all’Amministrazione pubblica, avendo lo scioglimento natura non sanzionatoria, ma preventiva.

Consiglio di Stato sez. III, 23/01/2020, n.232

Scioglimento Consiglio comunale: presupposti

Ai fini dello scioglimento del Consiglio comunale per infiltrazione mafiosa è sufficiente anche soltanto un atteggiamento di debolezza, omissione di vigilanza e controllo, incapacità di gestione della “macchina” amministrativa da parte degli organi politici che sia stato idoneo a beneficiare soggetti riconducibili ad ambienti controindicati.

Consiglio di Stato sez. III, 11/10/2019, n.6918

Diffida del Prefetto e scioglimento del consiglio comunale

Il termine di venti giorni stabilito dall’art. 227 comma 2, d. lg. 18 agosto 2000 n. 267 (e nella specie anche dal regolamento di contabilità del Comune) entro il quale la proposta di deliberazione consiliare sul rendiconto, unitamente agli allegati e alla relazione dell’organo di revisione, deve essere messa a disposizione dei consiglieri comunali, può essere derogato nel caso in cui intervenga un atto del Prefetto che assegni il termine di 20 (venti) giorni dalla notifica del provvedimento per l’approvazione del rendiconto, con l’avvertenza che, decorso inutilmente detto termine, si procederà in via sostitutiva all’adempimento, mediante apposito Commissario, dando avvio alla procedura di scioglimento del consiglio comunale; invero, di fronte all’alternativa dello scioglimento deve ritenersi giustificata la deroga al termine ordinario di 20 giorni entro il quale i consiglieri devono poter accedere alla documentazione allegata alla proposta di deliberazione.

T.A.R. Latina, (Lazio) sez. I, 17/01/2020, n.16

La natura di provvedimento preventivo

Lo scioglimento del Consiglio Comunale per infiltrazioni mafiose non ha natura di provvedimento di tipo “sanzionatorio”, ma preventivo, essendo finalizzata a salvaguardare l’amministrazione pubblica di fronte alla pressione e all’influenza della criminalità organizzata.

T.A.R. Roma, (Lazio) sez. I, 18/06/2019, n.7937

Valutazione non atomistica dei fatti

La valutazione ai fini dello scioglimento del Consiglio comunale per infiltrazione mafiosa deve essere non atomistica ma complessiva, in ordine non soltanto a singoli episodi, ma soprattutto ai collegamenti tra fatti, persone e andamenti nel tempo della amministrazione locale; le mafie costituiscono una minaccia asimmetrica e fortemente adattabile a tempi, luoghi, relazioni fra persone e operatori economici: la scomposizione atomistica della valutazione condurrebbe, quindi, a non cogliere il « valore aggiunto negativo » della contaminazione mafiosa, che non è statica ma dinamica e non è mai rigida ma variamente adattabile; si richiede, in altri termini, che la valutazione costituisca « bilanciata sintesi e non mera somma dei singoli elementi stessi ».

Consiglio di Stato sez. III, 17/06/2019, n.4026

Il decreto di scioglimento del Consiglio comunale

Nel caso di impugnazione del decreto di scioglimento del Consiglio comunale, emanato ex art. 143 d.lgs. n. 267/2000, il giudice adìto deve tener conto dell’imprescindibile contesto locale e dei suoi rapporti con l’amministrazione del territorio: la valutazione del giudice amministrativo (il cui sindacato non può estendersi oltre il profilo della logicità delle valutazioni) deve quindi fondarsi sulla permeabilità degli organi elettivi a logiche e condizionamenti mafiosi sulla base di un loro complessivo, unitario e ragionevole vaglio, costituente bilanciata sintesi e non mera somma dei singoli elementi stessi.

Consiglio di Stato sez. III, 24/06/2020, n.4074

I prioritari interventi di risanamento

L’art. 28, comma 1, d.l. n. 113/2018, – che ha introdotto la possibilità per il prefetto, in presenza di situazioni sintomatiche di condotte illecite gravi e reiterate tali da compromettere il buon andamento e l’imparzialità delle amministrazioni comunali e provinciali nonché il regolare funzionamento dei servizi ad esse affidati, di indicare i prioritari interventi di risanamento, assegnando un termine per la loro adozione, scaduto il quale all’amministrazione inadempiente subentra un commissario ad acta di nomina prefettizia – è incostituzionale.

Il presupposto positivo del potere sostitutivo risulta infatti assolutamente generico. Il riferimento a “condotte illecite gravi e reiterate”, se inteso come riguardante fatti penalmente rilevanti di amministratori dell’ente locale o di dipendenti dello stesso, sarebbe comunque ampiamente generico se comparato a quello richiesto per lo scioglimento del consiglio comunale o provinciale, che evoca una fattispecie penale ben specifica: il reato di associazione a delinquere di tipo mafioso di cui all’art. 416-bis c.p. Né tale presupposto di fatto risulta meglio definito dalle conseguenze che da tali “condotte illecite gravi e reiterate” devono derivare: è richiesto, infatti, che esse siano tali da comportare “un’alterazione delle procedure e da compromettere il buon andamento e l’imparzialità delle amministrazioni comunali o provinciali, nonché il regolare funzionamento dei servizi”.

Nel complesso, quindi, il presupposto positivo del potere sostitutivo prefettizio è disegnato dalla disposizione censurata in termini eccessivamente vaghi ed ampiamente discrezionali. Inoltre, la disposizione censurata assegna allo stesso prefetto, che ritenga sussistere una situazione di mala gestio dell’ente, non già un potere d’impulso e sollecitatorio dell’adempimento di obblighi di legge, bensì quello ben più incisivo della diretta individuazione, ampiamente discrezionale, di “prioritari interventi di risanamento” da cui sorge, per l’ente locale, l’obbligo di conformazione. Si tratta di un obbligo non preesistente nella legge, ma sorto ad hoc per determinazione del prefetto.

L’insufficiente determinazione del presupposto del potere sostitutivo risulta così aggravata dalla latitudine del suo contenuto atipico e indifferenziato, in contrasto con il principio di legalità dell’azione amministrativa (art. 97 Cost.), nonché con l’autonomia costituzionalmente garantita che la Repubblica promuove e riconosce agli enti locali territoriali (art. 5 Cost.).

Corte Costituzionale, 24/07/2019, n.195

Gravissimo disordine nella gestione delle pratiche edilizie

È legittimo lo scioglimento del Consiglio comunale disposto con decreto del Presidente della Repubblica, ai sensi dell’art. 143 t.u.e.l., in caso di gravissima situazione di disordine nella gestione delle pratiche edilizie, di mancata applicazione delle sanzioni previste dal d.P.R. n. 380/2001 e di consapevole, ormai incancrenito, omesso controllo del territorio. Tale situazione di illegalità, in assenza di un’effettiva azione di contrasto da parte del Comune, ha infatti favorito il dilagare dell’abusivismo edilizio, consentendo a tutti i più importanti esponenti delle locali cosche mafiose di realizzare anche imponenti costruzioni, alcune delle quali addirittura su terreni pubblici.

Consiglio di Stato sez. III, 18/07/2019, n.5077

Scioglimento del Consiglio comunale per infiltrazione mafiosa

In sede di scioglimento del Consiglio comunale per infiltrazione mafiosa gli elementi indicativi del condizionamento criminale devono caratterizzarsi per concretezza, ed essere, anzitutto, assistiti da un obiettivo e documentato accertamento nella loro realtà storica.

Consiglio di Stato sez. III, 26/09/2019, n.6435

Impugnazioni di provvedimenti di scioglimento di consiglio comunale

Il giudice amministrativo, nell’esaminare le impugnazioni di provvedimenti di scioglimento del Consiglio comunale per infiltrazioni mafiose, può esercitare solo un sindacato di legittimità di tipo “estrinseco”, senza poter effettuare valutazioni che riguardino il merito amministrativo.

T.A.R. Roma, (Lazio) sez. I, 16/07/2019, n.9381

Scioglimento del Consiglio comunale: una misura straordinaria di prevenzione

Lo scioglimento del Consiglio comunale per infiltrazioni mafiose costituisce una misura straordinaria di prevenzione, finalizzata a rimediare a situazioni patologiche di compromissione del naturale funzionamento dell’autogoverno locale.

T.A.R. Roma, (Lazio) sez. I, 05/07/2019, n.8864

Scioglimento del Consiglio comunale per infiltrazione mafiosa: gli elementi soggettivi

Ai fini dello scioglimento del Consiglio comunale per infiltrazione mafiosa gli elementi soggettivi – e cioè i collegamenti diretti o indiretti degli amministratori locali con le associazioni mafiose – e quelli oggettivi – sul piano del corretto svolgimento delle funzioni amministrative – vanno valutati complessivamente e non atomisticamente, secondo una logica probabilistica, tipica del diritto della prevenzione.

Consiglio di Stato sez. III, 14/05/2020, n.3067



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