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Demansionamento del lavoratore

2 Ottobre 2020
Demansionamento del lavoratore

La legge tutela la professionalità dei lavoratori.

Sei stato assunto per svolgere le mansioni di cuoco. Dopo un po di tempo, tuttavia, l’azienda ti ha chiesto di lavorare come cameriere. Ti senti svilito sotto il profilo professionale. Vuoi sapere se puoi agire per tutelare i tuoi diritti.

Conoscere un mestiere è, probabilmente, la migliore forma di assicurazione per il proprio futuro. La competenza professionale, infatti, è un valore importante nel mercato del lavoro e permette ad un lavoratore, in caso di perdita dell’occupazione, di ricollocarsi con maggiore facilità. Proprio per questo, la legge esige che il datore di lavoro non arrechi danno alla professionalità del lavoratore.

Quando l’azienda adibisce il dipendente a mansioni inferiori a quelle contrattuali si parla di demansionamento del lavoratore. Di fronte ad una simile condotta datoriale, il lavoratore può tutelarsi in vario modo chiedendo la cessazione del demansionamento e il risarcimento dei danni subiti. Ma andiamo per ordine.

Cosa sono le mansioni del lavoratore?

Quando un lavoratore viene assunto presso un’azienda si impegna a svolgere una certa attività lavorativa, prevista dal contratto di lavoro.

Le mansioni del lavoratore sono le attività concretamente svolte nell’ambito della figura professionale assegnata. L’insieme delle mansioni del dipendente costituiscono la sua qualifica o profilo professionale.

Se vieni assunto come cuoco le tue mansioni saranno la preparazione dei pasti, l’organizzazione degli ordini alimentari, il coordinamento degli altri addetti alla cucina, etc.

Mansioni: possono essere modificate?

La legge [1] prevede che il datore di lavoro debba adibire il lavoratore alle mansioni previste dal contratto di lavoro. Se, nel tempo, le esigenze aziendali cambiano, il datore di lavoro può modificare le mansioni assegnate al dipendente ma solo se rientrano nello stesso livello di inquadramento.

Se, dunque, sei stato assunto per svolgere mansioni che rientrano nel III livello del Ccnl Commercio, il datore di lavoro può assegnarti ad altre mansioni purché facciano sempre parte sempre del III livello.

In via eccezionale, se si verificano delle modifiche degli assetti organizzativi che incidono direttamente sulla posizione del lavoratore, quest’ultimo può essere assegnato anche a mansioni che fanno parte del livello di inquadramento immediatamente inferiore.

Dunque, se sei stato assunto con mansioni che rientrano nel III livello del Ccnl Commercio e l’azienda ha deciso di sopprimere la tua posizione di lavoro, può assegnarti a mansioni che appartengono al IV livello. Ciò accade se, ad esempio, la posizione professionale ricoperta dal dipendente viene soppressa oppure viene esternalizzata.

Resta inteso che il lavoratore, anche se adibito a mansioni inferiori, ha diritto a mantenere lo stesso trattamento retributivo, fatta eccezione per eventuali indennità legate alle mansioni specifiche precedentemente svolte.

Cos’è il demansionamento?

In certi casi, tuttavia, il datore di lavoro adibisce il lavoratore a mansioni inferiori senza rispettare i limiti previsti dalla legge. In altri casi il lavoratore viene semplicemente lasciato nella inattività, senza nulla da fare. In entrambe queste situazioni, si parla di demansionamento in quanto il datore di lavoro modifica le mansioni assegnate al dipendente svuotando, di fatto, il suo bagaglio professionale.

Se un dipendente viene assunto come cuoco ma poi viene assegnato a mansioni di cameriere il suo bagaglio di professionalità si impoverisce. La professionalità, infatti, si tiene viva e si arricchisce con l’esperienza diretta. Fare altro o non fare niente, invece, svilisce il proprio profilo professionale.

Demansionamento: quali tutele?

Di fronte ad un demansionamento, il lavoratore ha due tipi di tutela applicabili:

  1. può fare ricorso al giudice del lavoro e chiedere l’immediata cessazione del demansionamento;
  2. può chiedere al giudice il risarcimento del danno subito a causa del demansionamento.

Con riferimento al primo profilo, se il giudice accerta che la modifica delle mansioni del lavoratore è illegittima può ordinare al datore di lavoro l’immediata cessazione del comportamento illegittimo e l’adibizione del lavoratore alle mansioni per cui è stato assunto.

Per quanto concerne il danno da demansionamento, invece, il lavoratore non potrà limitarsi a dimostrare che le nuove mansioni assegnate sono, sulla carta, inferiori a quelle previste dal contratto ma dovrà dimostrare il danno alla professionalità realmente subito, fornendo elementi come:

  • la quantità e la qualità del lavoro svolto;
  • la tipologia e la natura della professionalità;
  • la durata del demansionamento;
  • la collocazione lavorativa del dipendente successiva al demansionamento.

La Cassazione [2], infatti, ha ricordato anche di recente che il danno da demansionamento non è automatico ma deve essere provato da chi ne chiede il ristoro.


note

[1] Art. 2103 cod. civ.

[2] Cass. n. 6941/2020.


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