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Aspettativa per motivi di studio: ultime sentenze

9 Novembre 2020
Aspettativa per motivi di studio: ultime sentenze

Periodo di collocamento in aspettativa per motivi di studio; anzianità di servizio; aumenti periodici di stipendio.

Progressione di carriera

Nel settore scolastico, ai sensi dell’art. 453 del d.lgs. n. 297 del 1994, come riformulato dall’art. 26 della l. n. 448 del 1998, il periodo trascorso dal personale docente in aspettativa per motivi di studio, previa valutazione in concreto di compatibilità dell’incarico con le esigenze di servizio, è utile ai fini della progressione di carriera, atteso che il legislatore ha dettato una disciplina finalizzata a favorire le attività di studio e di ricerca, sul presupposto che l’accrescimento del bagaglio culturale del docente si riflette positivamente anche sulla qualità del servizio scolastico una volta cessata l’aspettativa.

Cassazione civile sez. lav., 02/11/2017, n.26099

Collocamento in aspettativa per motivi di studio

Il periodo di collocamento in aspettativa per motivi di studio del docente a tempo determinato è valutabile quale servizio utile ai fini dell’ammissione ai corsi speciali per il conseguimento dell’abilitazione all’insegnamento.

T.A.R. Lecce, (Puglia) sez. II, 28/05/2015, n.1771

Liquidazione della pensione

L’applicazione del criterio della c.d. media ponderata (art. 1 comma 4 l. 26 luglio 1965 n. 965, sostituito dall’art. 29 l. 23 aprile 1981 n. 153), che consegue alla riammissione in servizio per il periodo infraquinquennale, è da considerarsi legittima, nel caso in cui il soggetto interessato abbia usufruito in tale periodo di un’aspettativa per motivi di studio (art. 44 d.P.R. 27 marzo 1969 n. 130) che non costituisca servizio utile ai fini pensionistici.

Corte Conti, (Lombardia) sez. reg. giurisd., 10/11/1997, n.996

Aspettativa per motivi di studio e aumenti di stipendio

Ai fini dell’anzianità di servizio e degli aumenti periodici di stipendio, non può essere computato per intero il periodo trascorso in aspettativa per motivi di studio dei dipendenti delle Usl.

T.A.R. Bologna, (Emilia-Romagna) sez. I, 24/11/1993, n.702

Valutazione dell’anzianità di servizio

In sede di concorso per titoli ed esami, al momento della valutazione dell’anzianità di servizio, a norma dell’art.44, d.P.R. 27 marzo 1969, n.130, devono essere computati per intero i periodi trascorsi in aspettativa per motivi di studio effettivi volti all’acquisizione della preparazione professionale.

T.A.R., (Marche), 04/06/1993, n.367

I corsi di aggiornamento e specializzazione

I corsi di aggiornamento e specializzazione per partecipare ai quali il dipendente sanitario, a mente dell’art. 10 d.P.R. 25 giugno 1983 n. 348, ha diritto alla concessione del congedo straordinario sono soltanto quelli occasionali e di breve durata, con finalità connesse all’ordinaria prestazione del servizio e non anche quelli articolati in diversi anni, con frequenza obbligatoria e finalizzati al conseguimento di un titolo di studio o professionale, posto che in tal caso l’eventuale vantaggio per la p.a. è una mera conseguenza di fatto e la scuola di specializzazione non viene frequentata in stretta relazione all’ordinaria attività di servizio; pertanto in tal caso il dipendente può soltanto collocarsi in aspettativa per motivi di studio, affrontando a suo carico i relativi sacrifici in vista dell’acquisizione di un titolo che gli recherà vantaggi personali nel futuro svolgimento della professione sanitaria.

T.A.R., (Umbria), 11/10/1990, n.363

Diritto all’aspettativa per motivi di studio

L’accordo nazionale 3 marzo 1955, intercorso fra l’I.N.A.M. e la federazione nazionale degli ordini dei medici ha natura contrattuale con la conseguenza che la sua interpretazione è riservata all’apprezzamento del giudice del merito, non censurabile in sede di legittimità se correttamente e congruamente motivata.

(Nella specie sancendo tale principio, la Suprema Corte ha confermato la sentenza con la quale i giudici del merito avevano ritenuto che l’art. 18 dell’accordo suddetto, in materia di aspettativa per motivi di studio o per altra comprovata necessità, non garantisce al medico un diritto all’aspettativa stessa ma semplicemente accorda all’istituto l’insindacabile facoltà discrezionale di concederla).

Cassazione civile sez. lav., 16/07/1984, n.4147

Aspettativa per motivi di studio e comando non retribuito

È legittima l’esclusione dal computo dell’anzianità di servizio – in sede di procedura concorsuale ed ai fini dell’attribuzione del punteggio per titoli – del periodo di assenza dal servizio (nel caso di specie, aspettativa per motivi di studio e comando non retribuito) assentito in precedenza nei confronti di un dipendente non di ruolo.

T.A.R., (Sardegna), 18/10/1991, n.1231

Comprovate esigenze organizzative

Ai sensi dell’art. 5, comma 4, l. 8 marzo 2000 n. 53, il datore di lavoro può rifiutarsi di concedere al lavoratore l’aspettativa non retribuita ivi prevista per motivi di studio ovvero può differirne l’accoglimento soltanto nel caso di comprovate esigenze organizzative la cui prova grava sul datore di lavoro.

Tribunale Milano, 14/12/2009

Aspettativa per motivi di ricerca e studio

“Ratio” dell’istituto dell’incompatibilità non è quella di evitare la dispersione di energie lavorative, bensì quella di impedire situazioni di incompatibilità oggettiva quale il cumulo di impiego pubblico e cariche sociali in enti aventi finalità di lucro con possibili interferenze a danno dell’interesse pubblico cosicché un dipendente collocato in aspettativa per motivi di ricerca e studio non può dedicarsi, durante tale periodo, allo svolgimento di attività lavorativa diversa dato che l’aspettativa sospende solo l’obbligo di effettuare la prestazione lavorativa senza che siano comunque modificati i diritti e gli obblighi gravanti su ciascuna delle due parti del rapporto lavorativo.

Pretura Montepulciano, 10/11/1998

Collocamento in aspettativa senza assegni per motivi di studio

È legittimo il provvedimento di collocamento in aspettativa senza assegni, per motivi di studio, di un pubblico impiegato, pronunciato dopo l’espressa rinunzia dell’interessato, posto che la domanda di esso costituisce il presupposto imprescindibile del provvedimento stesso, a norma dell’art. 66 t.u. imp. civ. St. (al quale fa rinvio, per il personale della sanità pubblica, l’art. 47 d.P.R. 20 dicembre 1979 n. 761).

T.A.R., (Lazio) sez. I, 29/08/1987, n.1433



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